Terrorismo, il governo ha trovato il mandante: Cofferati

27/06/2002

  Politica




27.06.2002
Terrorismo, il governo ha trovato il mandante: Cofferati

di 
Luana Benini


 Colpisce soprattutto il tono del ministro per i rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi. Il tono sicuro di chi alza la voce per sferrare un attacco preordinato e seminare veleni. Un attacco frontale che alimenta l’accusa strisciante di contiguità fra Cgil e terrorismo già lanciata dai suoi colleghi di governo, Maroni e Alemanno.
Tutto si consuma nel primo pomeriggio a Montecitorio nel corso del question time, con i banchi della maggioranza deserti (sono presenti in tre), con il gruppo diessino quasi al completo allibito che prima rumoreggia e poi reagisce indignato. Ma i question time, si sa, si bruciano in una manciata di minuti. Resta la cappa soffocante su questi giorni che preludono all’accordo sindacale separato.

La risposta della segreteria della Cgil arriva in serata: Giovanardi «ha usato la menzogna per coprire le accuse infamanti» rivolte a Cofferati ed «ha inventato di sana pianta affermazioni che poi ha attribuito al segretario della Cgil». «Mentre gli assassini sono ancora a piede libero» il governo «getta fango su chi difende la democrazia, i diritti dei lavoratori e dei cittadini, usando strumenti propri della democrazia».

Sono le 15. Il capogruppo ds Luciano Violante illustra l’interrogazione presentata da un gruppo di deputati della Quercia sulle dichiarazioni del ministro Maroni («Non ci fanno paura le loro minacce, non ci fanno paura le loro pallottole») e del ministro Alemanno («Abbiamo assistito a dichiarazioni quasi di sapore mafioso da parte della Cgil(…)una sorta di vero e proprio atteggiamento intimidatorio nei confronti degli altri sindacati»). Dichiarazioni che si collocano in un clima avvelenato dalla campagna che sta conducendo la stampa di destra su presunte minacce di morte a leader e sindacalisti di Cisl e Uil. Avvelenato dai rischi di atti terroristici agitati dal ministro della Difesa Antonio Martino. Un clima melmoso pieno di messaggi che lasciano il segno. Proprio a questo allude Violante quando accusa i ministri Maroni e Alemanno di essere «venuti meno al loro dovere istituzionale» accostando «in modo irresponsabile le dinamiche proprie di un conflitto sindacale ai rischi del terrorismo e della mafia»: «questa è criminalizzazione dell’avversario, è inaccettabile».

Giovanardi parte in quarta. Sventola i titoli dei giornali a riprova delle parole che Cofferati avrebbe pronunciato a Siviglia definendo «patto scellerato» l’ipotesi di accordo tra governo e parti sociali. Tuona: «Per chi non lo sapesse “patto scellerato” è un accordo criminoso stipulato fra complici dello stesso delitto». Pertanto, le osservazioni di Cofferati «sono gravi in un contesto come quello della riforma del diritto del lavoro che ha visto cadere sotto i colpi delle Br uomini come D’Antona e Biagi». Condisce il tutto, Giovanardi, con le minacce «che si sono moltiplicate nei confronti di ministri e sindacalisti Cisl e Uil». «Questo non vuol dire – afferma – che pensiamo che ci sia contiguità o forme di copertura tra Cgil e violenza. Ma le parole sono pietre e bisogna valutare bene gli effetti esplosivi di certe affermazioni». Insomma rimesta nel torbido, laddove la negazione serve, attraverso quel «ma» strategico, a rafforzare il concetto. E rinfaccia anche all’Ulivo il «dibattito serrato in corso» sui confini fra «impegno politico e sindacale».

Le sue parole sono accompagnate dal boato del gruppo diessino. Livia Turco grida: «Si vergogni». Reagisce con durezza Piero Fassino: «Siamo sconcertati dalle sue parole, ci saremmo aspettati parole più ragionevoli». Coglie il cuore del ragionamento il segretario della Quercia: «Lei ha ritenuto addirittura di dover difendere Alemanno e Maroni riproponendo la logica di quelle affermazioni irresponsabili, cioé l’idea che ci sia contiguità tra le lotta del movimento sindacale e il terrorismo». Smonta la contraddizione: «Ha fatto due affermazioni di cui la seconda contraddice la prima». «E’aberrante» far credere ai cittadini che vi sia contiguità fra lotte sindacali e terrorismo. Per due ragioni. Perché il movimento sindacale «ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta al terrorismo» e perché «il terrorismo non è stato definitivamente sconfitto». Fassino termina fra gli applausi dei deputati diesse esprimendo solidarietà a Cofferati e ai dirigenti della Cgil.
Ma lo scontro fra il governo e la Quercia in quell’aula abbandonata dalla maggioranza parlamentare (e la partita in corso non basta a giustificare il disinteresse) la dice lunga.

L’attacco di Giovanardi alla Cgil non è neppure isolato o estemporaneo. Ma risponde ad un ordine di scuderia, se anche il ministro Claudio Scajola, chiamato a rispondere a una interrogazione dell’Udc sulle minacce ricevute da dirigenti Cisl e Uil, collega i rischi di terrorismo o di gesti estremistici alla spaccatura del movimento sindacale ed evoca lo spauracchio che «espressioni di pensiero usate con toni minacciosi possano essere interpretate, al di là delle intenzioni, come segnali di indicazioni di un avversario». Scajola avvalora e sostiene l’uscita di Giovanardi. L’azione del governo è avvolgente, punta a scavare una trincea profonda fra i sindacati. «Ancor più grave – si legge nel comunicato della segreteria della Cgil- quanto ha sostenuto il ministro Scajola che in qualità di responsabile dell’ordine pubblico e della sicurezza, dovrebbe usare più di altri misura e rispetto, evitando strumentalizzazione per sostenere l’azione politica del governo».