Terrorismo, è il sindacato la barriera

20/11/2003



  Politica




20.11.2003
Terrorismo, è il sindacato la barriera

di 
Ninni Andriolo


 È vero, la notizia non è quella dei fischi che lo accolgono. La notizia è che Ignazio La Russa sia qui, davanti alle bandiere di Cgil, Cisl e Uil, in mezzo a migliaia di quadri e delegati sindacali, tra i gonfaloni della Regione e dei comuni governati dalla «sinistra». Seduto accanto ai sindaci «rossi» di quella Toscana che un leader toscano della Casa delle libertà definiva «il buco nero della democrazia occidentale, antigovernativa, antiamericana, antisistema, antitutto». Dal Palazzetto dello Sport di Firenze, da Pisa come da Arezzo, questa regione dipinta come «terreno di coltura» delle Brigate rosse rilancia la battaglia unitaria antiterrorismo. Lo fa rispondendo all’appello delle confederazioni sindacali che chiamano a raccolta partiti della maggioranza e dell’opposizione. Lo fa dopo i pacchi bomba recapitati a Roma e a Viterbo, dopo l’inattesa adesione di Berlusconi alla mobilitazione Cgil-Cisl-Uil, dopo il richiamo di Giuliano Ferrara alla «necessità dell’unità costituzionale contro il terrorismo». Berlusconi e Ferrara non sono venuti. Ma i partiti ci sono quasi tutti. Mancano solo il Pdci di Diliberto e la Lega di Bossi. C’è l’An La Russa, che prima viene fischiato e poi applaudito, dopo l’energico appello all’unità rivolto alla platea dalla presidenza. E, seduti davanti a lui, i forzisti Fabrizio Cicchitto e Sandro Bondi, che evitano sapientemente le contestazioni prendendo posto nel parterre prima che gli spalti si riempiano.

C’è l’Udc Luca Volontè, che siede in prima fila, accanto a Valdo Spini, lontano da finiani e azzurri. E c’è Bobo Craxi, che trova posto all’estrema sinistra. Due sedie più in c’è Piero Fassino, che ha appena attraversato il corridoio che separa la prima fila dal palco, accompagnato dall’applauso più lungo tra quelli riservati ai politici giunti a Firenze. Accanto a lui Cesare Damiano e Olga D’Antona. Poi Pierluigi Castagnetti, Rosy Bindi, Dario Franceschini, Francesco Rutelli. Tutti dentro lo stesso catino del Palasport. Con il centrosinistra da una parte e il centrodestra dall’altra. Come a rimarcare le distanze che permangono. Perché, qui lo ripetono un po’ tutti, unità contro il terrorismo e per la democrazia, non significa passare un colpo di spugna sulle battaglie politiche che dividono il campo.

«Siamo quattromila», annunciano dal palco della presidenza, dove Luigi Angeletti, attende il momento di leggere il suo discorso. «Questi sedicenti brigatisti non escono dal nostro album di famiglia, non fanno parte di noi», ripeterà dal microfono il leader della Uil. Angeletti a Firenze, Pezzotta a Pisa, Epifani ad Arezzo. Tre manifestazioni sindacali, nello stesso giorno. Dalla Toscana un unico messaggio «contro il terrorismo». Perché, spiega il governatore, Claudio Martini, «questa regione è la culla della democrazia e della civiltà e non della violenza». Sugli spalti del Palasport fiorentino prendono posto sindacalisti, molti pensionati, ragazze e ragazzi con lo zainetto sulle spalle. Non c’è la folla delle grandi occasioni. La manifestazione non è il frutto di uno sciopero. Fabbriche, uffici e scuole non chiudono i battenti. Una decina di bandiere della pace, ma niente drappi rossi. Pochi anche i vessilli del sindacato, per non far sentire estranei, fuori posto, a disagio, gli ospiti che hanno varcato il confine per la prima volta. Loro – Bondi, Cicchitto, La Russa – mostrano una moderazione inedita di toni, quasi sempre. Si alzano in piedi per rendere omaggio a Olga D’Antona, quando il Palasport saluta con un’ovazione commossa l’inizio del suo intervento. Ma non si uniscono agli applausi liberatori della platea quando la vedova del professore ucciso dalle Br, punta il dito contro «chi usa il terrorismo come una clava per colpire il proprio avversario politico» e contro chi «accusa il sindacato di essere il mandante morale della morte annunciata più volte di Marco Biagi, lasciato senza protezione». Uniti sì, ma senza fare sconti. Senza dimenticare le ferite inferte dalle parole, le strumentalizzazioni, le accuse rivolte per troppo tempo al sindacato e alla sinistra. O gli attacchi alla magistratura. «La denigrazione del giudice non porta da nessuna parte ed è ingiusta», ricorda alla platea, con voce flebile ma ferma, il procuratore capo a Firenze, Ubaldo Nannucci. Bondi tormenta il cellulare. La Russa compone un numero e si mostra distratto.

La stessa consapevolezza unisce la platea a quella ragazza di 24 anni, Flavia Villani, della Fillea-Cgil, che ricorda cosa significa fare sindacato e portare avanti le lotte. Il sindaco Ds, Leonardo Domenici, sottolinea il tributo di sangue versato da Firenze. «La giornata di oggi è molto importante – aggiunge – Perché chi ha deciso di venire qui, ha riconosciuto il sindacato come punto di riferimento e baluardo nella lotta contro il terrorismo». Il sindaco, poi, ricorda con orgoglio il Social forum ospitato dalla sua città pacificamente. Bondi mette da parte per un attimo la consegna dei toni bassi. Chiama un giornalista e boccia Domenici senza appello. «Il suo – afferma – è un pessimo discorso da comiziante». Parole diverse da quelle dell’Udc, Volontè che approva, invece, l’intervento del sindaco di Firenze. Il discorso di Olga D’Antona? «Ho reso omaggio alla vedova di una vittima del terrorismo – spiega La Russa – ma quando parla come esponente di un partito politico, quello dei Ds, non mi trova d’accordo. Essere qui – aggiunge il coordinatore di An – non significa essere d’accordo su tutto con il sindacato. C’è stata un po’ di speculazione da parte di chi indicava frange del sindacato contigue al terrorismo – ammette – siamo qui anche per dimostrare che questa contiguità non c’è. Ci si può dividere su mille cose, ma non sul terrorismo. E noi vogliamo fare la nostra parte anche in questo». E della necessità di rinsaldare l’unità contro il terrorismo parlano anche Bondi, Cicchitto, Volontè e Bobo Craxi. «Questa non è materia sulla quale ci si possa mai dividere – commenta Rutelli, dal campo del centrosinistra – Chi rappresenta il mondo del lavoro ha tutti i titoli per chiamare all’unità».

«Siamo al fianco del sindacato nel garantire che questo sia un Paese in cui la politica non sia mai inquinata e corrotta dalla violenza e dal terrorismo», spiega Piero Fassino. Imbarazzo per la presenza degli esponenti del centrodestra acanto a quelli del centrosinistra? «Quale imbarazzo dovrei avere? risponde il leader Ds Vado alle manifestazioni unitarie del sindacato da quando faccio politica; credo che essere qui sia doveroso a maggior ragione dopo quanto è successo in questi giorni in Iraq».