Terra il pianeta consumato – cittàdellascienza

09/11/2010

« Abbiamo provocato varie calamità nell´arco della nostra esistenza ma sono sempre stati fenomeni limitati. Con il caos climatico prodotto dall´uso dei combustibili fossili tutto cambia: la minaccia diventa globale»
Il mammut si è estinto 11mila anni fa anche a causa dell´uomo. E questo è solo uno dei danni all´ecosistema. Di saccheggio delle risorse, economia dello spreco e impatto ambientale si parlerà a Napoli da venerdì alla mostra Futuro remoto. L´opinione di Mario Tozzi, geologo e conduttore televisivo

Il mammut, la tigre dai denti a sciabola, l´uro, il leone delle caverne: tutti scomparsi undici millenni fa in coincidenza con l´affermarsi, in un mondo che stava cambiando clima, di un formidabile predatore, l´uomo. È questo il nodo attorno a cui ruota una delle mostre in scena, dal 12 al 28 novembre, nella Città della scienza di Napoli. Ma possiamo realmente attribuire alla specie umana responsabilità così antiche nello stravolgimento degli ecosistemi? Oppure la capacità di competere con la natura nel disegnare i confini degli habitat e l´equilibrio del pianeta va limitata al periodo post rivoluzione industriale e si concretizza pienamente nel ventesimo secolo?
«Bisogna distinguere tra i disastri che sono limitati, nel tempo e nello spazio, e uno squilibrio profondo che mina l´assieme degli ecosistemi» risponde Mario Tozzi, divulgatore scientifico, conduttore televisivo e autore di vari libri fra cui uno sulle catastrofi. «Gli esseri umani hanno provocato varie calamità nell´arco della loro esistenza: ma sono sempre stati fenomeni limitati; magari hanno causato l´estinzione di alcuni gruppi o di alcune specie, ma non hanno mai comportato un rischio a livello planetario. Con il caos climatico prodotto dall´uso dei combustibili fossili tutto cambia: la minaccia diventa globale».
A livello locale l´incubo si è già avverato. In Collasso, il biologo Jared Diamond descrive ad esempio la catastrofe che ha colpito l´isola di Pasqua, sottoposta a uno squilibrio crescente per il progressivo taglio dei boschi. La deforestazione è stata causata dalla costruzione di un enorme numero di statue agli dei, costruite inspiegabilmente in modo sempre più grandioso e imponente anche se le risorse a disposizione continuavano a diminuire. E Diamond si domanda cosa avrà pensato l´uomo che stava tagliando l´ultimo albero di palma, rendendo così irreversibile il degrado che nel giro di pochi anni avrebbe portato all´estinzione tutte le specie arboree, all´impossibilità di costruire canoe per la fuga e alla morte di tutti gli abitanti: «Forse gridava, come i moderni taglialegna: non alberi ma posti di lavoro? Oppure: la tecnologia risolverà tutti i nostri problemi».
Le capacità di adattamento del pianeta hanno permesso a lungo di assorbire l´impatto di questi episodi di squilibrio locale ma, sostiene lo storico John McNeill, nel corso del ventesimo secolo si è assistito a un "colpo di stato" biologico della specie umana: la popolazione si è moltiplicata per quattro, il consumo di energia per sedici e quello di acqua per nove, costringendo alla sete 700 milioni di persone e altri 24 milioni a trasformarsi in profughi climatici. La pressione sugli ecosistemi ha così assunto una dimensione planetaria e molti biologi ritengono che ci siano le premesse per la sesta estinzione di massa nella storia del pianeta, la prima creata da una sola specie: l´homo sapiens. Anche nelle proiezioni del quarto rapporto dell´Ipcc, la task force di scienziati Onu che ha vinto il Nobel per la pace e per le ricerche sul clima, si prevede la scomparsa di una specie su quattro in caso di un aumento di temperatura di due gradi (e si potrebbe arrivare a sei entro la fine del secolo).
«Per milioni di anni la Terra è riuscita ad autoregolarsi riducendo o eliminando le presenze che turbavano il suo equilibrio» conclude Tozzi. «Ora noi abbiamo vinto una mano della partita imponendo una situazione squilibrata, ma, se non correggiamo la rotta, rischiamo di perdere la partita».