Terni. «Mannaia» sui vigili giurati

28/01/2005

    venerdì 28 gennaio 2005

    ALLARME LAVORO
    In mobilità 4 dipendenti, tre i licenziati
    «Mannaia» sui vigili giurati
    Levata di scudi: è sciopero

      TERNI — Ennesima vertenza occupazionale sul territorio, stavolta nel settore della vigilanza privata. I licenziamenti e l’avvio delle procedure di mobilità nel Corpo dei vigili giurati scatenano la dura reazione del sindacato, che ribadisce «contrarietà sia nel metodo che nel merito dell’iniziativa», condannando «siffatte pratiche a solo ed esclusivo danno dei lavoratori e causate da una gestione inadeguata da parte dell’azienda». Quattro le unità lavorative messe in mobilità, per altre tre è invece scattato il licenziamento, con gli addetti che hanno già ricevuto le lettere di benservito. Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil proclamano quindi lo stato di agitazione dei lavoratori e un pacchetto di 24 ore di sciopero che sarà messo in pratica fino al 15 febbraio. Il Corpo vigili giurati di Terni occupa al momento 60 dipendenti e il fronte sindacale teme anche il rischio, nel tempo, di ulteriori esuberi. I sindacati, dichiarando alla direzione aziendale l’assoluta indisponibilità a qualsiasi tipo di confronto se non in caso di ritiro dei licenziamenti, lanciano un appello alle istituzioni locali e alla direzione provinciale del lavoro affinchè si attivino per rimuovere le «decisioni unilaterali dell’azienda». L’assemblea generale dei lavoratori è convocata per lunedì prossimo; in quella sede, annuncia il sindacato, verranno decise ulteriore iniziative di lotta. Le organizzazioni di categoria puntano l’indice sulla direzione aziendale per aver avviato in maniera unilaterale la procedura di mobilità per quattro dipendenti, con l’aggiunta del licenziamento in tronco di altre tre unità lavorative, mossa quest’ultima che non sarebbe stata affatto concordata tra le parti. Il sindacato definisce «sciagurate le scelte aziendali che da circa un anno sono state tese a comprimere le attività a danno dell’occupazione». Per Francesco Di Antonio della Fisascat-Cisl «non è ammissibile che un’azienda che fino a pochi anni fa andava per la maggiore non abbia più investito sul territorio, mettendo in pratica un notevole cambiamento di tendenza sfociato nella perdita di appalti, il tutto a discapito dei lavoratori ternani». Si è aperta quindi l’ennesima vertenza occupazionale con cui la città è chiamata a fare i conti. Le scelte gestionali della direzione, conclude il fronte sindacale, «sono state da noi contrastate in quanto non corrispondenti al posizionamento esercitato da questa azienda negli anni precedenti e attuate in questo ultimo periodo tramite l’esercizio della unilateralità».