Termini? Si può cedere a costo zero

26/01/2010

Il passaggio della Panda a Pomigliano. «Ma serve flessibilità»
L’auto ha salvato i conti 2009 della Fiat e sull’auto si concentrano ora le attenzioni del management del Lingotto, indipendentemente dal destino degli incentivi pubblici (la Germania non li rinnoverà, mentre in Italia la questione è aperta). La principale preoccupazione è naturalmente la gestione dell’alleanza con Chrysler, ma esiste anche il problema di razionalizzare la produzione in Italia. Partendo, come ormai è noto, da Termini Imerese, destinato alla chiusura a fine 2011, mentre quello di Pomigliano d’Arco dovrebbe più o meno contemporaneamente essere riconvertito.
Ieri Sergio Marchionne e LucaMontezemolo, amministratore delegato e presidente della holding, ne hanno parlato informalmente nel consiglio di amministrazione. «Produrre auto a Termini è antieconomico – ha confermato Marchionne -. È come se il negozio sotto casa fosse costretto a vendere a 100 un prodotto acquistato a 110. Tuttavia la Fiat è disposta a collaborare con tutti per trovare una soluzione alternativa. Se c’è un progetto serio potremmo mettere a disposizione l’impianto». Sulla fine della produzione di auto, però, non ci sono dubbi. D’altra parte, insiste il top manager, l’annuncio lo abbiamo dato con ben 30 mesi di anticipo. Diversa la posizione del governo e del sindacato, preoccupati per la sorte dei 1.300 lavoratori. Il dibattito è destinato a proseguire, ma intanto c’è anche chi ha fatto qualche conto, concludendo che alla Fiat potrebbe essere addirittura più conveniente pagare i dipendenti fino alla pensione senza farli lavorare piuttosto che produrre in perdita.
C’è poi la questione dell’annunciato rilancio di Pomigliano, lo stabilimento storico dell’Alfa Romeo, nel quale oggi si producono tutti i modelli delmarchio, esclusa laMiTo. Nel 2009 dalla fabbrica, che occupa 5.200 persone, sono uscite 36 mila vetture. Poche, ma si tratta di auto (147, Gt, 159) non incentivate. In questo caso l’ipotesi allo studio è di trasferire qui la linea della futura Panda, un prodotto dai volumi ben superiori: basti pensare che del modello attuale, fabbricato a Tichy in Polonia, lo scorso anno ne sono stati realizzati 290 mila pezzi. Occorrerà ristrutturare e riconvertire lo stabilimento, puntando alla saturazione della capacità produttiva. E ci vorrà il sì del sindacato. «La flessibilità è fondamentale – osserva-Marchionne -. Non vorrei essere costretto a contrattare turni e weekend lavorativi ogni volta che ci sarà un picco della domanda».