Termini, Scajola è ottimista «Ci sono 8-10 offerte pronte»

09/02/2010

«Abbiamo 8-9-10 offerte, che stiamo valutando e che presenteremo il5 marzo al tavolo dell’auto per valutare quale garantisce meglio i posti di lavoro: abbiamo tempo un anno e mezzo». Su Termini Imerese il governo dà ufficialmente forfait e si limita a «prendere atto» della decisione di chiudere,come dimostrano anche le parole del ministro allo Sviluppo Claudio Scajola: recuperare Fiat non lo ritiene possibile, l’unica speranza è che una delle manifestazioni d’interesse raccolte dal ministero abbia una qualche credibilità.
Secondo la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, alcune delle offerte sarebbero «degne di attenzione». Per ora, l’unica nota è quella di Simone Cimino del fondo Cape Natixis, che nella fabbrica siciliana vorrebbe produrre l’auto elettricaad energia solare. Nelle stimedi Cimino potrebbero venire assunti gli eventuali esuberi ex Fiat dal 2012, e coinvolte le 900 ed oltre persone dell’indotto. «Termini Imerese per la Fiat è un discorso chiuso – riprende Scajola – ma il Lingotto agevolerà, aiuterà, non ostacolerà una soluzione diversa. Ha dichiarato di voler chiudere, nell’ambito della riorganizzazione che sta facendo in Italia. Prendiamo atto della decisione». Poi: «Abbiamo però chiesto al gruppo di aumentare la produzione, e aumenterà », dice Scajola. E così, l’aumento della produzione in Italia, da 650mila a 900mila vetture, già deciso e pianificato da Sergio Marchionne (l’impegno era stato assunto col governo nell’incontro di dicembre), diventa improvvisamente merce di scambio politica, lo zuccherino con cui il governo cerca di indorare la pillola di Termini. Nel frattempo, questa è una novità, sarebbe pronta la risoluzione dell’Agenzia delle entrate sul credito di 500 milioni vantato da Fiat verso lo Stato per gli ecoincentivi 2009. Che il governo abbia rinunciato del tutto ad essere un interlocutore per Fiat lo dimostra anche la rapida chiusura della polemica sugli incentivi, i 270 milioni ricevuti dal gruppo per la ricerca e gli investimenti: «Non vanno restituiti – chiarisce Scajola – Con Marchionne il Lingotto ha investito molto sull’auto. E allora via le polemiche, ma Fiat si ricordi che l’Italia ha dato alla Fiat come la Fiat ha dato all’Italia».
TUTTI IN AMERICA
Per l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, Pd, «le soluzioni debbono responsabilizzare l’azienda e mantenere l’attività dello stabilimento nell’ambito della filiera dei prodotti automobilistici». Mentre anche la presidente del Piemonte Mercedes Bresso vuole chiarezza sugli stabilimenti, posizione condivisa dai sindacati («l’unica cosa che hanno fatto con molta solerzia è dividersi i dividendi, per il resto è tutto occultato, Fiat chiarisca i suoi obiettivi», dice il segretario Cisl Raffaele Bonanni), oltreoceano l’atteggiamento è decisamente diverso.
Da mesi fioccano indiscrezioni, maiconfermate, sulle nuove produzioni Fiat che verranno trasferite negli stabilimenti americani, dal Canada al Messico. Unica notizia confermata la produzione della Cinquecento a Toluca, in Messico, con un investimento di 550 milioni di dollari e la creazione di 500 posti di lavoro. Nessuno intanto smentisce l’affermazione secondo la quale produrre la nuova Alfa Romeo 169 in America significa produrla sul posto, mentre non avrebbe alcun senso esportarla dall’Italia. Questo però aprirebbe dei problemi per Pomigliano D’Arco, che non è detto verrebbero risolti con l’arrivo della Panda. Come spiega Enzo Masini, coordinatore Fiat della Fiom: «Il fatto che le auto di media o alta gamma verranno fatte con il marchio Lancia o Alfa Romeo implica che nessuna di queste verrà più prodotta in Italia». Il che aumenta le tensioni sociali. Ieri, ad esempio, a Castellamare due operai della Fincantieri, che aveva occupato la Statale 145, sono finiti all’ospedale dopo una carica della Polizia.