Termini Imerese, Scajola apre ai

15/12/2009

Un acquirente cinese? Un partner indiano? Termini Imerese si interroga sul suo futuro scendendo in piazza e chiudendo scuole e negozi per protestare contro la decisione della Fiat di non produrre più auto dal 2012 proprio mentre si moltiplicano le ipotesi di un interessamento di gruppi esteri per lo stabilimento siciliano. «Siamo aperti a chiunque voglia venire – ha detto ieri il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola – Noi vogliamo far crescere la produzione di auto in Italia. Ci auguriamo di farlo con Fiat ma guardiamo a qualunque opportunità». Scajola, a Delhi per il Forum economico Italia – India, vedrà domani a Mumbai Ratan Tata, il magnate indiano dell´auto alleato della Fiat. "Sarà un incontro importante, di grande valenza politica», sottolinea il ministro. Con Tata Scajola parlerà degli investimenti del gruppo indiano all´estero (spaziano dagli orologi alla Jaguar e Land Rover) e delle possibili collaborazioni in Italia. «Tata ha lavorato bene con Fiat, in poco tempo l´accordo tra i due gruppi ha dato buoni frutti, e per lui le sue imprese le porte sono aperte come per tutti coloro che vogliono investire. Certo è che Fiat è uno dei campioni d´Italia e il governo non farà alcuna azione per recare danno alla Fiat». Il ministro dello Sviluppo Economico ha ribadito che gli incentivi per il settore auto saranno confermati anche se con una gradualità a scendere. Gli incentivi saranno allargati ad altri settori in difficoltà, dall´arredamento al legno, alle macchine utensili.
La questione Termini Imerese si imporrà in agenda soprattutto grazie all´accelerata data dall´interessamento del gruppo cinese Chery per l´impianto siciliano. Ieri da Pechino il suo presidente, Yin Tongyue, ha confermato il piano di sviluppo all´estero con 15 stabilimenti "inclusi gli acquisti di fabbriche già esistenti che hanno sospeso la produzione» pur non volendo entrare nel merito della questione Termini. «L´ho saputo dai giornali», ha risposto diplomaticamente. Chery potrebbe togliere le castagne dal fuoco al Lingotto acquisendo lo stabilimento siciliano e dirottando in Italia i 500 milioni di dollari destinati alla costruzione a un insediamento in Turchia. Da Torino non vogliono commentare, anche se la Fiat non si opporrebbe a un´eventuale cessione. Del resto Chery ha da tempo rapporti stretti il gruppo automobilistico italiano: nel 2007 aveva raggiunto un accordo con Fiat per la creazione di una joint venture, che avrebbe dovuto produrre vetture con i marchi Fiat ed Alfa Romeo per il mercato cinese. L´intesa è stata congelata per la crisi internazionale, ma i due gruppi continuano a dialogare e potrebbero trovare un terreno di confronto anche sulla questione siciliana.
D´altra parte il governo, sull´onda delle proteste degli operai siciliani del gruppo torinese e del pressing dei sindacati, non vuole mollare e punta a presentarsi al confronto del 22 dicembre tra azienda e sindacati con delle carte da giocare. Scajola ieri la ha detto con forza: «In Italia deve aumentare la produzione di auto perché è troppo bassa. Da noi è pari a 600-650 mila pezzi rispetto ai 2 milioni di auto prodotte dalla Spagna». E ha aggiunto: «In Italia non si arriva a un terzo di auto vendute nel Paese mentre in Francia e in Germania si producono più auto di quelle che si immatricolano».
Scajola è impegnato in questi giorni in India alla guida di una delegazione di oltre 150 aziende di 15 regioni