Termini, il 3 febbraio sciopererà tutta la Fiat

15/01/2010

Il governo in contatto con altri soggetti. Marchionne:"Guidiamo un´azienda, non il Paese"

TORINO – La protesta contro la chiusura di Termini Imerese arriva fin dentro la sala dell´Automotive News World Congress quando un uomo interrompe l´intervento di Sergio Marchionne gridando «Vergogna». L´ad del Lingotto, comunque, non demorde: «La decisione su Termini è irreversibile». E a chi lo contesta sottolineando i gravi costi sociali della scelta, il manager della Fiat risponde: «Noi siamo un´azienda, non il governo». Una posizione dura. I sindacati rispondono nel pomeriggio proclamando quattro ore di sciopero in tutte le fabbriche della galassia del Lingotto per il 3 febbraio.
Scelta inconsueta quella di decidere uno sciopero a metà settimana, di mercoledì, senza sfruttare i vantaggi delle astensioni dal lavoro a ridosso del week end: «Sappiamo che sarà più difficile – confessa Giorgio Airaudo della Fiom di Torino – ma vogliamo che questa giornata di lotta non sia un semplice sciopero di solidarietà». In gioco, infatti, secondo Roberto Di Maulo del Fismic «c´è la stessa permanenza della Fiat in Italia. Termini è la punta di un iceberg». Il leader nazionale della Uil, Luigi Angeletti, ha dei dubbi sulla forma di protesta scelta: «Dubito che in questo caso uno sciopero sia efficace. Il nodo da sciogliere è l´aumento della produzione in Italia». Problema non facile da risolvere: nelle scorse settimane a un sindacalista che gli chiedeva di raddoppiare l´attuale produzione italiana, Marchionne ha risposto: «Lei è in grado di costringere tutti i suoi iscritti a comperare un´auto del Lingotto?». Le quattro ore di sciopero proclamate ieri sono una mediazione della Fim tra le due ore proposte dalla Uilm e le otto suggerite dalla Fiom.
Anche se molti sindacalisti temono che «Termini sia solo l´inizio della fuga della Fiat verso l´America», è chiaro che nell´immediato bisogna risolvere il problema dello stabilimento siciliano. Mentre i sindacati proclamano lo sciopero, il ministro dell´industria, Claudio Scajola, convoca per il 29 gennaio un tavolo di confronto sul futuro di Termini. E, soprattutto, annuncia la nascita di una «task force tecnica per valutare le proposte di Fiat e di altri soggetti potenzialmente interessati allo sviluppo del polo industriale». Dunque, oltre al Lingotto verranno consultati anche gli altri pretendenti, dalla cordata siciliana alle aziende cinesi e indiane che in queste settimane si sono affacciate alla ribalta. «Resto convinto – conclude il ministro – che Termini Imerese debba rimanere un polo industriale e che possa continuare a operare nell´ambito dell´automotive». Una frase che lascia aperta la possibilità di una riconversione della fabbrica alla produzione di componenti per l´industria dell´auto.