Terme, privatizzazioni in alto mare

27/07/2004


            domenica 25 luglio 2004

            sezione: TURISMO – pag: 8
            TURISMO & SALUTE • Gli imprenditori denunciano la lentezza del processo di apertura al mercato delle principali strutture
            Terme, privatizzazioni in alto mare
            In flessione i soggiorni legati solo alle cure, mentre continua a correre il business dei centri benessere

            VINCENZO CHIERCHIA

            MILANO • L’industria del turismo termale è a caccia del rilancio e le privatizzazioni saranno il banco di prova decisivo — sottolinea il Rapporto Federterme 2004 — insieme agli investimenti nelle strutture dedicate al benessere molto premiate dal mercato, rilevano al Touring club che ha dedicato un’ampia ricognizione al comparto.

            L’industria turistica termale — stima il Rapporto — conta 390 stabilimenti nel complesso, in 185 località, e le regioni leader sono Emilia-Romagna, Veneto, Toscana e Campania. Le strutture alberghiere collegate direttamente agli stabilimenti termali sono 213 con oltre 16.500 camere; il Rapporto (curato da Mercury per Federterme) ha poi censito 215 centri benessere di rilevo in attività presso complessi e alberghi termali. Il turismo legato al termalismo è stimato in oltre 2,7 milioni di persone all’anno per un volume d’affari complessivo di 2,1 miliardi. Le terme italiane — secondo Unioncamere-Isnart — rapresentano il 21,6% dei pacchetti vacanze venduti all’estero dai tour operator internazionali, e il 6,2% del loro fatturato.

            Cresce sempre di più l’interesse degli operatori esteri per il business alberghiero legato al benessere: la catena tedesca Kempinski ha sviluppato nel Trapanese un resort distante dal mare puntando sui servizi wellness, il gruppo francese Accor ha realizzato un centro di thalassoterapia in Sardegna, la spagnola Ifa sta rilanciano il complesso termale di Galzignano. Per il polo piemontese di Acqui (che rientra nell’area delle Olimpiadi invernali di Torino 2006) è in pista un progetto da 107 milioni dell’architetto giapponese Iwakiri Shigeru in collaborazione con la Tange associates di Tokyo: previsto anche un albergo di 23 piani con centro termale (40 milioni).

            L’attività termale in senso stretto però soffre, nel 2003 c’è stato un calo dei flussi turistici del 6% circa per quanto riguarda le cure termali in senso stretto mentre la domanda per attività legate ai centri benessere marcia a pieni giri: +7% rispetto al 2002, e nell’ultimo decennio i flussi globali risultano quasi quadruplicati. Per quest’anno — spiegano alla Federterme, l’associazione che raggruppa le imprese del settore — lo scenario ripropone un po’ la stessa falsariga del 2003. «Il mercato premia gli investimenti innovativi e la diversificazione dell’offerta — commenta Maurizio Cossalter, vicepresidente e amministratore delegato del polo termale di Saturnia, che fa capo al gruppo Manuli —. Intorno ai poli termali occorre sviluppare centri benessere avanzati, strutture sportive, campi da golf». «Siamo presenti ad Abano e abbiamo puntato tutto sul business del benessere accanto al termalismo puro, e continueremo su questa strada» aggiunge Graziano Debellini, presidente del gruppo Tivigest.

            Per i 13 poli termali ex Efim ed Iri (Montecatini, Chianciano, Casciana, Salsomaggiore, Castrocaro, Agnano e Castellamare, Acqui, Salice, Recoaro, Santa Cesarea, Sibari e Merano) è stata imboccata la strada dell’apertura ai privati. Ma per Salsomaggiore la procedura è bloccata, e a Castellammare di Stabia va a rilento.

            «Il nodo da sciogliere oggi resta quello delle privatizzazioni che sono praticamente ferme al palo — commenta Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme —. Qualche passo in avanti con dei risultati è stato fatto come a Chianciano e Montecatini, e a Castrocaro, ma non basta. L’ostacolo da superare è dato dal fatto che le privatizzazioni non sono molto interessanti per gli imprenditori, perchè ai privati passa solo la gestione dei complessi termali per un periodo definito, mentre la proprietà resta pubblica e gli investimenti sono molto pesanti per reggere la concorrenza che anche dall’estero è sempre più agguerrita. Bisognerebbe modificare le condizioni delle privatizzazioni e dare più spazi e garanzie alle imprese».

            L’interesse dei gruppi privati, sottolinea il Rapporto, resta però elevato, e si citano. ad esempio i progetti definiti da gruppi del calibro di Atahotel e Vitawell, ad esempio. Quest’ultima realtà, entrata nell’operazione Montecatini, sta sviluppando una nutrita serie di investimenti nel turismo collegato ai centri benessere. Per Castrocaro è sceso in campo un gruppo specializzato in centri sanitari (Villa Maria). Si stanno poi sviluppando aggregazioni come nel caso dei poli di San Giuliano (Toscana), Trescore Balneario e Boario in Lombardia. O tra Telese (Campania) e Latronico (Basilicata).