“Terme” Non conoscono crisi

26/09/2005
    domenica 25 settembre 2005

      TURISMO/Terme – pagina 11

      Prevista una crescita del 10% del fatturato 2005 del settore (2,2 miliardi)

        Terme e benessere
        non conoscono crisi

          Ancora irrisolto il nodo delle privatizzazioni

            Grandi gruppi a caccia di opportunità di investimento in un business dinamico

              CRISTINA CASADEI
              VINCENZO CHIERCHIA

              Sono finiti i tempi in cui le terme erano ospedali a cielo aperto che venivano frequentati pressochè esclusivamente per curarsi. Al termalismo tradizionale negli ultimi anni si è sostituito quello del benessere che ha dato un grande contributo a risollevare il settore. Così nel 2004 l’andamento negativo rilevato nel triennio 2001 2003 si è invertito. Secondo il rapporto elaborato dal centro studi Mercury in collaborazione con Federterme gli arrivi per prestazioni tradizionali sono aumentati dello 0,4% mentre quelli nel comparto del benessere dell’ 8,9%. Insomma, il boom del wellness ha fortemente contagiato gli hotel, rilanciato il sistema termale e battuto la crisi del turismo.

              Le previsioni per quest’anno sono positive. «Tranne alcune eccezioni, come Chianciano e Montecatini, il 2005 si chiuderà con un giro d’affari in aumento del 10% rispetto allo scorso anno — dice Costanzo Jannotti Pecci, presidente di Federterme —. I risultati migliori si riscontrano in quelle località dove il mix tra termalismo tradizionale e benessere è più consolidato» . Le terme che mostrano i segni di maggiore sofferenza sono proprio quelle dove si fanno quasi esclusivamente le cure. «Il successo delle località termali dipende sempre più dall’ospitalità e dai servizi che sono in grado di offrire — dice Aureliano Bonini, presidente di Trademark Italia —. Non basta più avere le acque curative. I clienti cercano strutture belle e rinnovate con grandi piscine all’aperto riscaldate» . Non a caso tra le località più gettonate sono numerose quelle in cui hanno investito i privati » . Come per esempio Salice terme (Camuzzi), Saturnia (Manuli), le Terme di Castellammare (in corsa c’è Zunino), le Terme di Petriolo (Ligresti Atahotels), Bormio (Saverio Quadrio Curzio), Sirmione (Gnutti e Ferné), Telese (Pecci), Fonteverde (Gualtieri).

              Diverse poi le operazioni in corso sul benessere. Henri Chenot, guru del wellness, con il gruppo Tosolini, ha acquisito lo storico Hotel Palace di Merano. «I grandi gruppi alberghieri fanno del benessere il portabandiera » commenta Ezio Indiani, direttore del Principe di Savoia di Milano (gruppo Dorchester). Il colosso Starwood ha puntato su fitness e benessere per il nuovo piano della linea di hotel Westin nel mondo.

              I numeri parlano chiaro: nel quinquennio 1999-2004 le cure attribuibili al benessere sono aumentate del 136,4%, anche se rappresentano ancora una quota molto ridotta delle prestazini effettuate: nel 1999 incidevano per il 4,5% rispetto al totale degli stabilimenti termali, e l’11% nel 2004.

              Federterme ha registrato un abbassamento sistematico dell’età media degli utenti; fino a qualche anno fa erano preponderanti gli over 60, negli ultimi tre anni c’è stato un forte interesse da parte di una clientela che va dai 20 ai 50 anni. Inoltre, il 10% degli utenti delle terme sono in età pediatrica. Quanto alla durata dei soggiorni, «è stato registrato un progressivo accorciamento — osserva Jannotti Pecci — per cui si è passati da 12 14 giorni a una settimana» .

                Il nodo irrisolto del sistema termale italiano è costituito dagli ostacoli alle privatizzazioni che sottraggono alcune tra le più importanti realtà al rilancio. «L’interesse di molti imprenditori è il sintomo delle elevate potenzialità di sviluppo del settore e quindi è positivo — conclude Jannotti Pecci —. Si scontra però con le resistenze alla privatizzazione in molte località termali, gli enti pubblici sono disposti a privatizzare la gestione, ma non gli asset. Questo esclude tutta una serie di investitori istituzionali che non trovano interesse in un investimento di questo tipo. I privati sono interessati agli asset, non solo alla gestione» .