Terme: business da due miliardi

03/11/2004
              LA SVOL T A D LA SVOLTA supplemento del 30 ottobre 2004 BENETTON /2ETON /2
              Privatizzazioni / Caccia alle terme
              Le «acque della salute», business da due miliardi
              Mps Merchant in pole position per Chianciano Ligresti defilato Fonti di Castrocaro a Salsubium Si riparte da zero per Salsomaggiore

              Simone Filippetti

              Terme e finanza vanno a braccetto. Le privatizzazioni annunciate degli stabilimenti italiani, la maggior parte in mano pubblica, sono un boccone ghiotto. Anche perché oggi sono poco meno di tre milioni gli ospiti delle terme, ma secondo un recente report della Mercury, il mercato potenziale supera i dieci milioni: in molti hanno annusato un business da sfruttare.

              Le terme, però, fanno anche acqua. I due miliardi di giro d’affari del business termale sono disseminati tra una miriade di stabilimenti: quasi 400 sparsi in tutta Italia e molti chiudono, anche per effetto di decenni di gestione pubblica, i bilanci in rosso. Sul tavolo al momento ci sono alcuni dossier, anche se il processo globale di dismissione, notano in Federterme, sta procedendo al rallentatore. In effetti a oggi sono poche le dismissioni andate in porto: oltre a Montecatini (si veda il pezzo a fianco), c’è quella delle
              Terme di Castrocaro, la cui gara è stata vinta dalla Salsubium, una cordata di imprenditori locali e albergatori. Ma con esiti ancora insoddisfacenti: Salsubium nel 2003 ha avuto 6 milioni di fatturato, ma una perdita per 1,5 milioni.

              Sta, invece, per finire in mano a una cordata tutta toscana la gestione delle
              Terme di Chianciano: la cessione del 70% da parte del Comune e della Regione (tramite la creazione di una newco in cui gli enti pubblici partecipano al 30%) aveva attratto tre pretendenti. Alla fine della gara, gestita da Banca Finnat nel ruolo di advisor degli enti pubblici, è rimasta la joint-venture composta da Mps Merchant, la banca d’affari del Monte dei Paschi, la Bcc di Chianciano affiancati da una cordata di albergatori locali. Il passaggio ai privati è previsto entro la fine dell’anno. Si è defilato invece Ligresti che tramite la Ata Hotels (guidata dal figlio di salvatore, Gioacchino Paolo) si era fatto inizialmente avanti: ma il settore termale piace alla holding del gruppo assicurativo e immobiliare, visto che Ata Hotels era in corsa anche per le Terme di Petriolo. Tornata in alto mare la privatizzazione delle Terme di Salsomaggiore, insieme a Montecatini uno degli stabilimenti più appetibili per blasone e numero di presenze. Lo scorso anno si erano presentati in due: Vitawell e le Terme di Sirmione, ma entrambi hanno poi rinunciato. Nel frattempo è cambiato anche il colore della giunta comunale, oggi di centro-destra, e ora tutto deve ricominciare da capo. L’intenzione è quella di creare una newco in cui confluiscano Salsomaggiore (partecipata da Comune ed enti locali) e Terme di Tabiano (100% dell’amministrazione comunale di Salsomaggiore).

              Deve ancora prendere il largo, infine, la dismissione delle Terme di Casciana, oggi 51% comune e 49% Regione Toscana. Al termine di lunghe difficoltà è stato trovato un gestore per le Terme di Fiuggi.Dopo lo spin-off tra le attività di imbottigliamento e le terme vere e proprie, che aveva visto l’Acqua Fiuggi finire sotto il controllo della Sangemini della Hopa di Emilio Gnutti, aggiudicatasi la concessione, di recente si è risolta anche la questione, più controversa, degli stabilimenti. A prenderli in gestione, per 40 anni, Gaia Spa, un consorzio pubblico di servizi ambientali comuni della zona di Frosinone.