Terme, benessere italiano

06/12/2002

ItaliaOggi (Rapporto Terme)
Numero
289, pag. 24 del 6/12/2002


Il turismo termale rappresenta il 7,2% delle presenze straniere complessive.

Terme, benessere italiano

Il giro d’affari del settore si aggira sui 2 miliardi di euro all’anno e non conosce crisi per la velocità con la quale gli operatori si adattano ai cambiamenti del mercato

Quasi 4 milioni di arrivi all’anno per 26 milioni di presenze tra italiani e stranieri, 200 siti censiti nella Carta delle terme d’Italia, oltre 170 mila posti letto distribuiti dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, 100 mila occupati e un giro d’affari che sfiora i 2 miliardi di euro. La fotografia del turismo termale italiano scattata attraverso la lente dei numeri non restituisce del tutto fedelmente la vitalità di un settore che risulta tra i più in salute dell’economia nazionale. Un segmento particolare che ha saputo adattarsi al cambiamento del mercato, evolvendosi verso altre forme di accoglienza, come quella congressuale, ma sempre su livelli qualitativi di assoluto valore. Del resto, parlare di terme in Italia significa andare alle origini stesse del turismo e confrontarsi con una realtà tanto ampia e variegata che neanche gli studi dell’Enit (Ente nazionale del turismo italiani) riescono a cogliere in maniera del tutto completa. ´Il turismo legato alle fonti termali e idrominerali non ha una sua connotazione ben definita, costituendo una particolare combinazione tra salute e vacanza’, si legge nell’ultima ricerca dell’Enit, ´dall’esame della Carta delle terme d’Italia le località dove si è sviluppata una ricettività turistica significativa possono essere ricondotte a circa 200′.

L’Italia delle sorgenti. Ma in realtà i siti termali italiani sono molti di più. Dalle Alpi agli Appennini l’Italia è disseminata di sorgenti termali e di fonti di acque minerali, frutto di fenomeni post vulcanici frequenti sul territorio della Penisola. ´Vista la loro numerosità e la loro distribuzione sul territorio nazionale, un censimento delle sorgenti termali e delle fonti idrominerali non è praticamente realizzabile’, scrivono gli esperti dell’Enit. Tanto che la maggior parte delle statistiche e degli studi disponibili sul settore si limitano alle realtà più grandi e affermate, concentrate sopratutto in Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Trentino Alto Adige, Toscana e Campania, le regioni che la fanno da padrone sia sotto il profilo dei posti letto e del numero di esercizi sia sotto quello dei siti e del movimento turistico complessivo. Sotto l’aspetto delle strutture ricettive, tra alberghi e posti letto extra-alberghieri, è la Toscana la regione alla quale spetta il primato con 26 luoghi termali e 31 mila posti letto circa, seguita dalla Campania con 26 mila posti e 16 siti, da Veneto (8 siti) e Trentino (17 siti) con 20 mila e 24 mila posti rispettivamente. Ma Campania a parte, dove spiccano i siti storici di Ischia, il Sud è praticamente una realtà marginale rispetto al centro nord: il Meridione conta in totale poco più di 38 mila posti letto, contro i 45 mila del Centro e i ben 87 mila del Nord, dove si concentrano il 60% delle strutture ricettive e il 51% dei posti letto. Se si guarda al numero di presenze straniere, che nel totale ammontano a oltre 9,3 milioni l’anno, la classifica subisce una parziale rivoluzione: è il Veneto la prima regione con oltre 3 milioni di presenze, seguita a ruota da Campania con 2,3 milioni e Trentino con 1,8.

La carica dei tedeschi. Dei 26 milioni annui di presenze raccolte dalle terme italiane, pari al 7% del totale delle presenze turistiche registrate dall’Italia, oltre un terzo è costituito da stranieri. I più fedeli ai siti italiani sono i tedeschi che da soli rappresentano quasi la metà del totale con 4,6 milioni di presenze. La pratica del turismo termale da parte degli stranieri dipende da alcuni fattori che prescindono dai normali criteri di scelta per una vacanza all’estero. Pesano, infatti, più considerazioni di natura medica che l’attrattività intrinseca dei luoghi. Regno Unito, Irlanda e paesi Scandinavi, fatta eccezione per la Danimarca, sono praticamente fuori dai circuiti del turismo termale per la non inclinazione o, almeno la non considerazione, da parte della classe medica locale a consigliare cure termali ai propri pazienti. ´Limitato’, spiegano all’Enit, ´è anche l’afflusso di turisti provenienti da località a medio e lungo raggio, probabilmente perché impegnati in tours ben più remunerativi per gli operatori turistici dell’outgoing dei paesi di origine. L’ossatura della domanda straniera di turismo termale è composta da tedeschi, austriaci, svizzeri e francesi seguiti a distanza da belgi e olandesi’.

La diversificazione. Ma, a conferma della vivacità degli operatori del settore, c’è chi non si rassegna al binomio terme-cura e punta a un’offerta turistica più completa che possa ingolosire anche i turisti dei paesi più lontani. È la strategia che persegue uno dei gruppi alberghieri più vivaci del Veneto, Gb Hotels di Abano Terme. In tre anni, il gruppo fondato e guidato dalla famiglia Borile, punta a offrire ai suoi ospiti la possibilità di inserire la cura termale in un circuito turistico che tocchi le principali mete turistiche italiane, come Roma, Venezia e Firenze per l’arte e Milano per lo shopping. ´L’obiettivo’, spiega Chiara Borile, responsabile del settore marketing e pubbliche relazioni del gruppo, ´è raggiungere anche i turisti d’Oltreoceano e quelli meno abituati alla vacanza nei siti termali, offrendo un prodotto completo fatto di benessere e bellezza’.