«Terapia d’urto sui consumi»

18/03/2002





Billè (Confcommercio): la domanda interna è stagnante, servono 13 miliardi di euro per rilanciarla
«Terapia d’urto sui consumi»
Le riforme del Governo avranno effetti solo dal 2003 – Quest’anno il Pil resterà frenato all’1,3%
(DAL NOSTRO INVIATO)

CERNOBBIO – La Confcommercio rilancia l’allarme sui consumi e sul fatto che l’azienda-Italia non riesce a ripartire. Sergio Billè, presidente di Confcommercio, all’apertura del tradizionale seminario di Cernobbio con lo studio Ambrosetti, ha chiesto un intervento forte da parte del Governo per far ripartire il mercato, con un impegno finanziario da almeno 13 miliardi di euro per far sì che le famiglie tornino ad avere una fiducia apprezzabile e ricomincino a spendere. «I consumi – ha detto Billè – congelati nel 2001 sono ancora freddi, stagnanti nei primi mesi del 2002. Il Governo deve fare subito qualcosa per stimolare la domanda e ricostituire il potere d’acquisto delle famiglie. Va bene fare le riforme ma occorre portare famiglie e imprese vive all’appuntamento con la ripresa perché – ha aggiunto – nella seconda metà dell’anno il treno dell’economia mondiale può riprendere la sua corsa, ma il rischio è che l’Italia non riesca a saltarci sopra». Confcommercio sottolinea che per il 2001 la crescita del Pil si dovrebbe attestare solo sull’1,3% a fronte di un incremento dei consumi intorno all’1 per cento. Per il 2002 le stime del Governo hanno previsto una crescita del 2,3% e del 2,5% per la domanda interna. Secondo Confcommercio, si è creato un divario notevole tra le previsioni del Governo e l’andamento dell’economia reale. In assenza di interventi strutturali immediati per il riaggancio della ripresa, si pongono le premesse per un buco nei conti pubblici che potrebbe arrivare anche a 6 miliardi di euro. Billè ha ricordato che le riforme avviate dal Governo hanno degli aspetti positivi ma avranno effetto solo nella seconda metà del 2003; per far ripartire l’economia subito, servono interventi congiunturali, ossia una terapia d’urto. Le stime e previsioni di Confcommercio sono dunque a tinte fosche; si sottolinea che le difficoltà di gestione della finanza pubblica non hanno permesso interventi dal lato della pressione fiscale, pari al 42,3%, valore inferiore solo di due decimi di punto rispetto al 2000. Inoltre il 2002 sarà comunque un anno di bassa crescita, il Pil in termini reali dovrebbe crescere dell’1,3% per allungare il passo al 2,2% solo dal prossimo anno. Il nodo da sciogliere rimane sempre quello dei consumi interni. Proprio dal lato fiscale potrebbero venire, per l’introduzione delle addizionali comunali, ulteriori aggravi sul reddito familiare con effetti limitativi sul consumo. Solo nel 2003 – prosegue l’indagine – in presenza di uno sviluppo economico più sostenuto, i consumi delle famiglie dovrebbero tornare a crescere su ritmi vicini al 2%. Sempre secondo Confcommercio, nel 2002 gli investimenti dovrebbero aumentare a un ritmo solo di poco più superiore a quanto riscontrato nel 2001 (2,9%), a fronte di circa il doppio previsto dal Governo (4,5%), mentre solo nel 2003 il consolidarsi della ripresa e la necessità di adeguare le attrezzature dovrebbero portare a una crescita intorno al 4,5%. Sempre nel 2003 il miglioramento della dinamica dell’Azienda Italia dovrebbe consentire la discesa della disoccupazione sotto il 9%. Per il Pil, la crescita più forte quest’anno dovrebbe essere nel Nord-Est (+1,5% a fronte dell’1,3% del Sud, del 1,2% del Centro e dell’1,1% del Nord-Ovest). Per il 2003 la ripresa resta sempre più consistente nel Nord-Est (+2,5%, con Nord-Ovest e Centro al 2,1% e il Sud all’1,9%). Renato Mannheimer ha infine presentato una ricerca dell’Ispo dalla quale si evince che per la prima volta dall’11 settembre la quota di italiani fiduciosi sulla ripresa ha superato nettamente i pessimisti. Per questo, ha concluso Billè, è opportuno che non si produca un effetto delusione: il Governo deve adoperarsi al più presto affinché l’ottimismo si traduca in un rilancio del mercato. La ricetta punta su: riduzione di almeno un punto dell’Irpef, rimodulazione dell’Irap e riduzione del costo del lavoro con interventi sugli ammortizzatori sociali e sul rilancio degli investimenti in infrastrutture.
Vincenzo Chierchia

Sabato 16 Marzo 2002