Teramo. «Scioperi durante gli esami»

12/06/2002

martedì 11 giugno 2002

 TERAMO CRONACA





 

IERI INCONTRO IN PREFETTURA
«Scioperi durante gli esami»
Nuove proteste dei bidelli spostati in sedi lontane

a.f.

TERAMO. Incontro in prefettura per cercare di risolvere il problema dei bidelli trasferiti lontano dalle sedi di appartenenza. Il personale delle pulizie che fa capo alla Manutencoop, società che ha stabilizzato 190 lavoratori socialmente utili in provincia, ha anche scioperato, qualche giorno fa, e minaccia altri scioperi, in concomitanza con gli esami.
«Abbiamo sollecitato la direzione regionale agli studi a sospendere il piano che porta gravissimo disagio ai lavoratori», esordisce Antonio Liberatori della Cisl, «soprattutto per la spesa: uno stipendio di meno di 600 euro viene dimezzato, se si devono fare 80 chilometri al giorno, senza peraltro possibilità di servirsi di mezzi pubblici». Il problema riguarda una quarantina di bidelli, soprattutto dei circoli didattici di Pineto, Atri, Notaresco e Mosciano, che sono stati trasferiti a Bisenti, Arsita, Castilenti e Cellino Attanasio.
«Per la maggior parte dei casi i disagi sono notevoli», rincara la dose Corrado Peracchia, segretario provinciale della Filcams Cgil, «il nostro obiettivo a breve termine è una sospensione del piano di ottimizzazione, per mettere al riparo i lavoratori (che comunque, con diversi escamotage ancora non prendono servizio nelle nuove sedi, ndr). Pealtro i piani dovranno essere rivisti a breve, visto che si riferiscono all’anno scolastico che sta finendo. Considerando anche questo aspetto, la direzione regionale agli studi non ha dimostrato alcuna sensibilità verso le esigenze dei lavoratori». I sindacati hanno già chiesto in un incontro con la direzione regionale agli studi il congelamento del piano o anche dei rimborsi o un mezzo di trasporto collettivo per abbattere le spese.
Ma finora non hanno avuto riscontri. «La prefettura si è impegnata a chiedere la riapertura del tavolo di trattative», aggiunge Corrado Peracchia, «per affrontare e risolvere i disagi dei lavoratori». La speranza, dunque, è che si ricominci a trattare e che «la direzione regionale agli studi si renda conto», obietta Liberatori, «che gli spostamenti che loro operano sulla carta hanno ripercussioni gravi, nei fatti, sul personale. Non hanno tenuto in alcun conto i problemi che avrebbero causato spostando donne, alcune delle quali non più giovani e molte senza patente, tanto lontano».