Teramo. Istituti di vigilanza, giungla senza regole

19/03/2003

   
mercoledì 19 marzo 2003






 TERAMO





 

Una guardia giurata al lavoro
    Istituti di vigilanza, giungla senza regole
    La Cgil tenta di inserirsi ma trova forti resistenze
    «Lavoratori vessati, noi sindacalisti aggrediti»
    In un’azienda è dovuta intervenire anche la polizia

    di Antonella Formisani

    TERAMO. I sindacati cercano di mettere ordine nella giungla rappresentata dagli istituti di vigilanza. Una giungla in cui spesso non vengono rispettati i diritti basilari dei lavoratori. I problemi sono diversi, ma quello che forse dà meglio l’idea delle consuetudini che vigono nel settore riguarda l’orario di lavoro. Il personale spesso viene sottoposto a turni massacranti, senza i dovuti riposi. Così può accadere che fra un turno e l’altro ci si riposi solo due ore. La Filcams Cgil ha dunque varato un’iniziativa per iniziare a discutere, come previsto dal contratto, di organizzazione di lavoro, turni e straordinari nelle aziende dove è rappresentata.
    La sigla sindacale, però, sta incontrando grosse resistenze da parte degli istituti di vigilanza. Il caso più eclatante è accaduto lunedì sera, nella ditta "Vigilantes Teramo" di San Nicolò, quando la dicussione azienda-sindacato è trascesa ed è dovuta intervenire anche la polizia.
    «Come già in altri istituti», esordisce Corrado Peracchia, segretario della Filcams Cgil, «il 5 marzo abbiamo chiesto un incontro all’azienda, con cui abbiamo rapporti difficili. Esistono irregolarità diffuse: non vengono rispettati regolamenti e contratti, ad esempio per quanto riguarda permessi, ferie, orari di lavoro e riposi. Si parla di condizioni di lavoro al limite della sicurezza. Una situazione che si fa ancor più difficile per i rappresentanti sindacali».
    Tensioni che sono scoppiate lunedì sera. «Accade», spiega Peracchia, «che il lavoratore venga destinato a servizi al di fuori dei luoghi abituali di lavoro (che sono quelli vicini al centro di residenza) ma che non possa usufruire del mezzo aziendale o di un’indennità di trasferta. Ieri un lavoratore che doveva andare a vigilare per tutta la notte una fabbrica della Val Vibrata ha chiesto la macchina aziendale, che gli è stata negata. Mi ha chiamato, e sono andato nella sede dell’istituto. Sono stato aggredito verbalmente dai titolari, tant’è che ho dovuto chiamare il 113. Naturalmente segnalerò quanto accaduto in questura».
    In sostanza, i vigilantes devono usare per i controlli la propria auto. Questo significa non solo una spesa ingente per la benzina (devono stare con il motore acceso tutta la notte, anche per ripararsi dal freddo) ma anche una situazione di pericolo. Girare di notte su una macchina non identificabile come quella di un istituto di vigilanza, in una zona disabitata, può rappresentare un pericolo per la guardia giurata, che potrebbe essere scambiata per un ladro.
    Ma non è questa l’unica "vertenza" avviata dai sindacati. «Abbiamo cominciato con l’Ivri di Mosciano», precisa Peracchia. «Dopo una lunga attesa e una serie di sollecitazioni, fra cui quella del prefetto, domani (oggi per chi legge ndr) avremo un incontro. Altro istituto è La Ronda di Roseto: qui abbiamo già avuto un primo incontro, ma siamo in una fase interlocutoria».
    C’è poi un altro fronte. I sindacati stanno cercando di aprire un confronto per la stesura di un contratto integrativo provinciale. Ma da tre mesi non c’è stata alcuna risposta da parte delle aziende. «Per questo stiamo valutando di spostare le trattative in ambito regionale», puntualizza Peracchia, «comunque sia, noi andremo avanti per la nostra strada, tentando di regolarizzare i rapporti e di realizzare a livello provinciale un quadro di regole in un settore selvaggio come questo».