Teramo. Commercio, il nuovo regno del precariato

04/05/2005

    martedì 3 maggio 2005

    Commercio, il nuovo regno del precariato
    Pressioni sempre più frequenti da parte del sindacato per garantire il riposo festivo ai dipendenti A una presenza femminile in continua crescita corrisponde il ricorso sempre più ampio alla flessibilità e al part-time

    di ALESSIA MARCONI

    TERAMO — Una realtà in crescita, in continua evoluzione, che comincia solo adesso a consolidarsi e che offre spunti importanti di riflessione per quel che concerne tempi e condizioni di lavoro. E’ il settore della grande distribuzione, che pur risentendo in parte del momento di crisi riesce a tenere in quanto organizzato in modo da riuscire a ricavarsi condizioni economiche abbastanza competitive. A fare un’analisi di quella che sta diventando una parte importante del terziario è Corrado Peracchia, della Filcams Cgil. «Si tratta di un settore caratterizzato da una forte presenza femminile — sottolinea Peracchia — ed anche se a prima vista il lavoro al suo interno sembra non presentare grosse problematiche, in realtà i lavoratori sono sottoposti a situazioni di forte stress, soprattutto quelli a diretto contatto con l’utenza. Si può dire che in generale questi lavoratori risentono di un’impostazione che tende a concepire il lavoro come un mezzo totalmente adattato alle esigenze del profitto». Un tipo di lavoro dove si registra un’estrema flessibilità, un forte ricorso al part-time, ai contratti a termine soprattutto nei periodi di maggior flusso come il Natale o il periodo estivo (e in quest’ultimo caso si pone anche il problema della professionalizzazione del personale). «In generale per quel che concerne gli orari e i turni di lavoro, soprattutto in relazione alle aperture stroardinarie e al lavoro domenicale, che sta diventando la normalità — continua Peracchia — si sta strutturando un modello che di fatto comprime molto, sul piano organizzativo, i tempi di vita di questi lavoratori. Diventa difficile, insomma, conciliare i tempi lavorativi con quelli della vita fuori dal lavoro». Una tematica, quella dei tempi lavorativi, che secondo il sindacalista andrebbe discussa approfonditamente, sia dal punto di vista organizzativo che dal punto di vista sindacale. «Bisogna cominciare a pensare come rendere più compatibili le esigenze lavorative con la vita delle persone — aggiunge ancora Peracchia — e non andare avanti secondo il principio per cui le ragioni del lavoro prevalgono in assoluto». A questo proposito il sindacalista sottolinea come, in occasione del primo maggio, i sindacati abbiano dovuto operare un forte lavoro di sensibilizzazione per far si che i negozi restassero chiusi. «A livello provinciale, insieme a Cisl e Uil — spiega Peracchia — abbiamo dovuto interessare i comuni della provincia e le associazioni datoriali per far si che un supermercato in particolare non restasse aperto così come aveva chiesto. E alcune amministrazioni hanno emanato proprio delle ordinanze per far restare chiusi i negozi». Infine una considerazione sul condizionamento dei costumi. «Se si va in un grande supermercato il sabato e la domenica, si trovano intere famiglie che trascorrono lì anche l’intero pomeriggio — conclude Peracchia — Un fenomeno, quest’ultimo, che dovrebbe far riflettere».