Tensione tra Tesoro e Lavoro: dissenso «tecnico»

08/06/2007
    venerdì 8 giugno 2007

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    Le due anime del Governo

      Tensione tra Tesoro e Lavoro
      Poi la nota: dissenso «tecnico»

      di Rossella Bocciarelli

      Alla fine, alle sette di ieri sera, è arrivata la precisazione del ministro del Lavoro, la sola che potesse arginare l’onda d’imbarazzo che aveva già investito il ministero dell’Economia, la presidenza del Consiglio e perfino i vertici dell’Ocse (da tre giorni il nuovo numero due del segretario generale Angel Gurria è l’economista italiano Piercarlo Padoan).

      Cesare Damiano ha infatti affidato al suo ufficio stampa un testo nel quale si spiega che la nota in premessa del rapporto "Pensions at a glance" dà correttamente conto di un disaccordo fra Italia e Ocse, ma che quel disaccordo è di tipo «squisitamente tecnico, non politico».

        Dunque, nessun conflitto politico fra il Governo italiano e l’organismo che riunisce i 30 paesi più industrializzati. Di più: nella spiegazione del Lavoro si sottolinea che lo studio di raffronto internazionale fra i sistemi previdenziali viene da lontano (è partito nel 2002) e che l’esperto del ministero di via Sallustiana che ha seguito sin dall’inizio il progetto di ricerca aveva chiesto ufficialmente un ripensamento di tipo metodologico all’Ocse già nel mese di gennaio scorso.

        Come dire: è una ruggine antica. Nel merito, il dissenso si basa sul fatto che l’esperto italiano ritiene che calcolare le prestazioni previdenziali sulla base di carriere lavorative ininterrotte di 45 anni mal si attaglia al nostro Paese.

        Tutto a posto, quindi? Non esattamente: per tutto il pomeriggio, infatti, la tesi del disaccordo politico italiano con l’organismo di Parigi aveva trovato sostenitori entusiasti fra i sindacati, alla vigilia dell’incontro fra Governo e parti sociali del 15 giugno prossimo. «Sono contento della scelta italiana di non firmare il documento Ocse sulle pensioni, il rapporto mi sembra molto strabico, tutti ormai confermano che il nostro sistema nel medio periodo è tra i più virtuosi e non capisco come l’Ocse faccia queste valutazioni»ha detto ad esempio il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani. E sulla tesi del disaccordo tutto politico era saltata immediatamente l’opposizione, per farsi beffe di chi vuol far politica attraverso le statistiche: «I numeri sono numeri, il resto è fatto da manipolazione politica – aveva tuonato, ad esempio, il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti – il rifiuto di parte dei nostri tecnici al governo di firmare lo studio Ocse sulle pensioni è un ulteriore segno del deterioramento dell’immagine internazionale dell’Italia prodotto dal governo Prodi».

        Ce n’era abbastanza per far venire l’orticaria al ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa. Il quale non più tardi di due giorni fa, insieme a Romano Prodi, era intervenuto alla presentazione del rapporto Ocse dedicato al nostro Paese e aveva sottoscritto praticamente dalla "a" alla "zeta" le raccomandazioni di policy espresse in quella sede dal numero uno del club dei paesi ndustrializzati. Angel Gurria si era limitato ad osservare che, dal momento che l’Italia con la riforna Dini (che prevede al suo interno la periodica revisione dei coffecienti di trasformazione) e con quella Maroni si era già portata a buon punto rispetto ad altri Paesi «la sola cosa da fare è mettere in pratica le riforme, non mitigarle». E Rps aveva chiosato: «La legislatura vigente in Italia, una normativa che comprende le leggi Dini e Maroni, da al nostro Paese un grando di sostenibilità finanziaria superiore agli altri Paesi. Ora si tratta di applicare le leggi o di modificarle leggermente, senza però alterare il grado di sostenibilità». Insomma, almeno a Via XX settembre, il conflitto "politico" con l’Ocse non c’è mai stato.