Tensione con i sindacalisti L’occupazione non revocata

10/12/2010

Schermaglie e polemiche durante l’assemblea

LECCE — A tratti è anche salita la tensione. Una strana assemblea quella di ieri pomeriggio nella direzione generale della Asl. A cominciare dal preambolo. Il salone è occupato da tre giorni dai precari delle ditte di pulizia dei presidi ospedalieri. L’assessore regionale alla Sanità, Tommaso Fiore, è atteso per le 16 e 30, quando la sala è già quasi piena. Contro qualsiasi abitudine di politici e amministratori, Fiore arriva a Lecce, nell’ex ospedale «Vito Fazzi», puntuale. Ma deve aspettare mezz’ora, anche dopo essersi concesso ai giornalisti per le interviste di rito. I lavoratori, infatti, sono stati convocati per le 17 e all’assessore viene chiesto di aspettare.
Prima che l’incontro abbia inizio, un rappresentante sindacale prende il microfono e raccomanda: «Per favore niente applausi per nessuno. Noi non vogliamo schierarci – dice Dario Cagnazzo, della Federazione sindacati indipendenti -, noi siamo qui per chiedere un lavoro per tutti». La raccomandazione funziona fino a un certo punto. Fiore spiega con chiarezza e semplicità passaggi tecnici e legislativi non sempre facili, invita alla mobilitazione e conclude il suo lungo intervento di oltre 40 minuti con un appassionato richiamo alla dignità del lavoro. E qui gli applausi partono spontanei.

Dopo Fiore prendono la parola Salvatore Giannetto, segretario territoriale della Uil, Mirko Moscogiuri della Filcams Cgil, ancora Dario Cagnazzo e Gianni Palazzo della Rdb Usb. Propongono incontri in prefettura, tavoli tecnici, riunioni con tutti i parlamentari salentini. Si rivolgono al ministro Raffaele Fitto, individuato come il responsabile del blocco della «clausola sociale» della legge regionale 4, che avrebbe permesso il passaggio dei precari delle ditte appaltatrici alle agenzie «in house» gestite dall’Asl. A far sfiorare l’incidente diplomatico, però, è l’intervento di Luigi Ranfino dello Slai Cobas. «Alla Regione Puglia hanno rubacchiato tutti – dice, davanti a una platea divisa tra il consenso e i fischi di dissenso -, ecco perché adesso hanno le mani legate». Fiore si indigna, si alza con l’intenzione di andare via, ma poi tutto rientra. L’assemblea permanente va avanti fino a nuovo ordine.