Tenaglia di Confindustria e sindacati

01/12/2004

    mercoledì 1 dicembre 2004

    Pagina 2 – Economia

    IL RETROSCENA

      Le parti sociali bocciano la manovra. Montezemolo: "Non facciamoci tirare per la giacchetta". Accordo con l´Abi
      Tenaglia di Confindustria e sindacati
      "A braccetto no, ma obiettivi uguali"

        ROBERTO MANIA

          ROMA – Cgil, Cisl, Uil e la Confindustria non daranno tregua al governo Berlusconi. Ma non lo faranno insieme. «Non andiamo a braccetto con i sindacati», ha tagliato corto Ettore Artioli, uno dei vice di Luca Cordero di Montezemolo che si è ben guardato, ieri, dal commentare lo sciopero generale. Imprese e sindacati, entrambi sconfitti – seppur per ragioni diverse – nella partita sulle tasse, stanno riaggiornando l´agenda. Ciascuno, però, nel proprio campo. Con un obiettivo comune: far ripartire l´economia senza pensare, per ora, al fisco.

          Dopo lo sciopero, i sindacati metteranno in atto un´offensiva a difesa dei servizi pubblici, della sanità, della scuola, dell´università, in generale del lavoro pubblico. La Confindustria proseguirà sulla strada delle intese con le altre organizzazioni sociali (ieri ha sottoscritto quella con le banche) ma soprattutto continuerà a sollevare la questione della perdita di competitività dell´Italia, a causa anche di riforme mancate, dal risparmio, alle professioni, al diritto fallimentare. Due strategie distinte che in alcuni casi – come è stato sul Mezzogiorno – potranno trovare punti di contatto. Nulla di più. E non a caso, anche ieri Montezemolo ha ripetuto ai suoi che non intende farsi strumentalizzare in chiave politica. «Non facciamoci tirare per la giacchetta», ha detto.
          I sindacati, intanto. Nei prossimi giorni i tre leader Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti andranno in Giappone per il congresso della Cisl internazionale (l´organizzazione di tutti i sindacati del mondo) ed è lì che decideranno le prossime mosse. Al centro ci sarà la difesa dell´attuale modello sociale, contrapposto a quello che ha in testa il premier, nel quale di spazio per i sindacati ce n´è davvero poco. «Ma – ragionava ieri Pezzotta tornando da Venezia – dobbiamo spiegare anche il grande imbroglio sulle tasse». Ci sarà una campagna di contro-informazione, un mix di iniziative vecchio stile (assemblee, convegni, manifesti e volantini) e di proteste clamorose: c´è chi pensa ad una lunga catena umana dal Vittoriano di Piazza Venezia fino a Palazzo Chigi.

          Il presidente della Confindustria ha raggiunto ieri un altro dei suoi obiettivi: la riconciliazione con il sistema delle banche con le quali gli industriali si erano duramente scontrati negli anni passati. Il protocollo siglato con l´Abi (l´associazione degli istituti di credito) per una semplificazione dei rapporti tra banche e imprese rappresenta questo. Ieri, schierati con Montezemolo c´erano tutti i grandi banchieri: Corrado Passera (Intesa), Alessando Profumo (Unicredit), Alfonso Iozzo (San Paolo-Imi), Luigi Abete (Bnl), Matteo Arpe (Capitalia). Il presidente dell´Abi, Maurizio Sella, è arrivato a parlare di «alleanza». Certo la sintonia nella condivisione delle priorità è forte. «Senza crescita – ha detto Passera – è a rischio la tenuta stessa del nostro sistema economico e sociale». E ancora: «Se si guardano gli stanziamenti per la ricerca nelle Finanziarie degli ultimi dieci anni c´è da impazzire». Per Sella «con la riforma la legge fallimentare si può aumentare il Pil fino allo 0,45 per cento». Argomenti che Montezemolo va ripetendo in giro per l´Italia. E oggi aprirà un nuovo capitolo: quello degli eccessivi costi energetici italiani. Ci sarà un seminario a porte chiuse con tutte le imprese del settore (Eni, Enel e Edison, in testa), il presidente dell´Antitrust, Giuseppe Tesauro e il ministro delle Attività produttive, Antonio Marzano. Un altro tassello di una strategia che vuole cambiare le priorità della politica.