Tempo di tagli per utili e organici

21/09/2001


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Tempo di tagli per utili e organici
Non si salvano nemmeno le moto
Venerdì 21 Settembre 2001
DUCATI, LEVI’S, FORD, JOLLY HOTELS: VIA ALLA REVISIONE DELLE ASPETTATIVE
Federico Monga
 
Le Borse hanno anticipato tutti. Nessun crollo, panico evitato ma pesanti perdite. Ora tocca all’economia reale con i suoi piedi ben piantati per terra. Niente colpi di testa come nello schizofrenico mondo finanziario. Ora, però, manager e capitani di industria cominciano ad interrogarsi su una ripresa già in ritardo prima dell’11 settembre e che ora sembra più lontana. Tensioni globali attraverso Usa, Europa e Italia. La Ducati, con le sue moto che fanno concorrenza alla Harley Davidson sul mercato americano, dovrà riconsiderare i bilanci dell’ultima parte dell’anno. «Due mesi fa – ha spiegato, proprio ieri, da Londra Enrico D’Onofrio, direttore commerciale – eravamo convinti di chiudere 2001 con un giro d’affari in crescita dell’8%. Ora non sarà più così». L’azienda bolognese raggranella tra i consumatori statunitensi ben il 25% del fatturato e tra luglio e agosto aveva conquistato nuove fette di mercato.
Dalle due alla quattro ruote: la Ford ha calcolato che l’attacco all’America avrà un impatto sui profitti del terzo trimestre tra l’1 e il 2 per cento. Utili stracciati anche per un altro marchio simbolo dell’America che ha colonizzato i negozi del mondo. Il bilancio della Levi’s Strauss si è scolorito come i suoi famosi jeans. Da giugno a settembre gli utili si sono ristretti del 60%, 15 milioni di dollari contro i 37,8 milioni dello stesso periodo di un anno fa. Mentre il fatturato è passato da 1,13 miliardi a 983,5 milioni. Periodo grigio anche per la United Colors of Benetton e la concorrente Stefanel. Le penalizzazioni di Borsa sono il segno di guadagni decadenti nei prossimi mesi.
Chi non nasconde preoccupazioni per la sua Luxottica, uno dei primi titoli italiani quotati a New York grazie anche alla catena di 1500 negozi sparsi per l’America, è Leonardo Del Vecchio: «Fino alla scorsa settimana pensavamo di avere un secondo semestre in linea con il primo. Da martedì – ha aggiunto il re degli occhiali – alcuni negozi hanno delle difficoltà, soprattutto quelli negli aeroporti». Ed è proprio negli scali che la crisi è atterrata senza chiedere neanche il permesso. Le compagnie aeree hanno pagato subito. In giro per il mondo i tagli al personale sono quasi centomila. Chi dipende da Boeing, Americana Airlines & C ormai sta studiando solo come contenere le perdite e chi punta sui Duty Free ha già cominciato a leccarsi le ferite, vedi Bulgari e il suo -42% in Borsa da quando Manhattan è stata ferita (la peggiore del listino milanese).
Molto spesso i passeggeri sono turisti. E i turisti vogliono portarsi a casa la foto ricordo. Kodak, leader mondiale delle pellicole, mercoledì scorso ha ha dovuto tagliare gli utili per azione. Viaggiare vuol dire dormire negli hotel e mangiare nei ristoranti, magari pagando con la carta di credito. «Ora invece – ha constatato amaramente il presidente degli albergatori italiani Bernabò Bocca – la clientela turistica Usa ha completamente lasciato l’Italia. Gli statunitensi – ha ricordato – rappresentano per il turismo italiano il 10% dei pernottamenti, ma sicuramente rasentano il 15% del peso della bilancia valutaria turistica che per il 2001 prevedeva entrate pari a 60 miliardi di lire». Tutte le catene sono in allarme e l’American express (sotto pressione in Borsa), prevede una forte flessione nei pagamenti. L’italiana Jolly hotel ha valutato che perderà il dieci per cento di clienti. In larga parte americani. Ma la gente resta a casa anche negli Stati Uniti. L’Hilton superlusso di New York svende le camere, suite comprese. Il gruppo Fairmont Hotels and Resort, una copertura capillare negli Usa a livello di uffici postali, ha lanciato l’allarme profitti. Come le industrie del divertimento: per grandi, il Ceasar’s Palace e tutta Las Vegas, e per piccini, il parco giochi di Walt Disney.


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