Tempo determinato – dichiarazione di Giuseppe Casadio – Roma 9-2-2001

Dichiarazione di Giuseppe Casadio

Nella babele di dichiarazioni sulla normativa inerente il contratto a tempo determinato alcune si distinguono particolarmente per strumentalità e falsificazione della realtà.

Da una parte Confindustria e il suo Presidente, mentre invocano l’esercizio del partenariato sociale, pretendono di sottoscrivere un testo con cui si chiede al legislatore di abrogare tutte le norme che rinviano alla contrattazione collettiva sia la specificazione delle causali che possono motivare l’apposizione del termine al contratto di lavoro, sia la fissazione delle quantità massime di contratti a termine in rapporto all’organico di impresa. Ciò è in palese contrasto con tutti gli indirizzi dell’Unione Europea in tema di lavoro, nei quali si tende, sistematicamente, a valo0rizzare e incentivare una pratica sempre più ampia ed impegnativa della negoziazione fra le parti sociali.

In realtà si dimostra così che la reale intenzione di Confindustria è quella di perseguire una mera liberalizzazione dell’istituto, che già la Corte Costituzionale dichiarò improponibile respingendo il referendum in tal senso.

Che anche la Cisl si dichiari disponibile a cancellare la contrattazione collettiva sorprende solo in parte; dall’inizio del negoziato il suo atteggiamento è stato quanto meno ambiguo, su questo punto decisivo,

In ogni caso ciascuno assume responsabilità per le proprie posizioni di fronte ai lavoratori ed alle strutture sindacali interessate.

Vengono diffuse anche vere proprie falsità: nessuno può affermare che si fosse, in qualunque sede, siglato o sottoscritto alcunchè.

Era stata oralmente formulata una ipotesi che, inequivocabilmente, per quanto ci riguarda, era condivisibile a condizione che in nulla limitasse gli spazi e la funzione della contrattazione collettiva.

Ciò era assolutamente chiaro a tutti gli interlocutori del tavolo.

Al dunque non è stato così, non potevamo che trarne le conseguenze

Roma, 9 febbraio 2001