Tempi duri per i praticanti

22/04/2003




              Martedí 22 Aprile 2003
              LIBERE PROFESSIONI


              Tempi duri per i praticanti

              Albi & mercato – La bozza di riforma del sottosegretario Vietti prevede tirocini di durata anche triennale e il numero chiuso per notai e farmacisti


              ROMA – Gli Ordini guadagnano potere nella formazione delle nuove leve. La bozza di riforma delle professioni, elaborata dal sottosegretario alla Giustizia Michele Vietti, affida agli enti pubblici nazionali non economici le chiavi per l’esercizio delle attività intellettuali. Oltre che negli studi, il tirocinio necessario per l’ammissione agli esami di Stato potrà essere svolto, in parte, presso i corsi di formazione organizzati dagli Ordini o, sempre parzialmente, durante gli studi universitari, comunque sotto la responsabilità dei professionisti già abilitati anche quando è effettuato presso amministrazioni e società convenzionate. Saranno gli ordinamenti di categoria, opportunamente rivisti, a definire il percorso formativo e le condizioni e i requisiti per essere ammessi alla pratica professionale. Inoltre, i vertici di categoria potranno esercitare il controllo sugli esami di Stato: viene assicurato che «non più della metà dei commissari, tra cui il presidente, sono designati dall’Ordine territoriale». La bozza di riforma, predisposta da Vietti sulla base del lavoro della commissione di esperti nominati lo scorso autunno dal ministro Roberto Castelli, riapre i giochi sia per quanto riguarda le modalità e i contenuti del tirocinio, sia per quanto concerne la struttura e le prove dell’esame di Stato (si vedano «Il Sole-24 Ore» del 18 e 19 aprile, mentre il testo della bozza è reperibile sul sito Internet del Sole-24 Ore, al l’indirizzo www.ilsole24ore.com). La disciplina verrà dettata attraverso regolamenti: il criterio direttivo è garantire «l’uniforme valutazione dei candidati e la verifica oggettiva del possesso delle conoscenze». Non solo: il giudizio riguarderà anche «l’attitudine» necessaria per lo svolgimento dell’attività professionale. Dunque, se il disegno andrà in porto, porrà le basi per una riscrittura delle regole sull’accesso alle professioni, superando il Dpr 328/2001, che ha adeguato i percorsi ai nuovi titoli universitari della laurea e della laurea specialistica. Per gli aspiranti professionisti sembra profilarsi una stretta: il tirocinio potrà spingersi fino a tre anni di durata che solo in parte potranno coincidere con gli studi universitari per conseguire la laurea o la laurea specialistica. Attualmente, là dove è previsto (ne sono privi, per esempio, ingegneri e architetti), il praticantato è, al massimo, di due anni, con l’eccezione dei revisori contabili. In quest’ultimo caso il tirocinio triennale è però, in genere, "assorbito in parte" da quello per diventare dottore commercialista o ragioniere. Il periodo di formazione sul campo mira a far acquisire – specifica la bozza di riforma – i «fondamenti teorici, pratici e deontologici della professione». Come detto, le regole verranno fissate negli ordinamenti di categoria (rivisti attraverso decreti legislativi). Il tirocinio potrà essere svolto presso gli studi o, sotto la responsabilità di un iscritto all’Albo, presso amministrazioni e società che esercitano nel settore di riferimento della professione. Potrebbero essere riconosciuti anche i "crediti" delle esperienze all’estero. Gli atenei potranno offrire la chance di effettuare una parte della pratica durante il corso di studi, così come già prevede il Dpr 328/2001, attraverso convenzioni con gli Ordini. Un’altra strada per l’accesso all’attività potrebbe essere costituita dalle scuole di formazione istituite dagli enti pubblici non economici, anche in collaborazione con le Casse di previdenza privata e i sindacati di categoria. I titoli rilasciati da queste scuole ai fini della formazione e dell’ammissione all’esame di Stato saranno riconosciuti con regolamento del ministero dell’Istruzione, di concerto con la Giustizia. Tuttavia, va rilevato che, probabilmente, i criteri e gli standard per i corsi potrebbero essere stabiliti non nei regolamenti per il riconoscimento dei titoli, ma direttamente negli ordinamenti professionali. Non verranno toccati – nonostante le critiche avanzate in passato dall’Autorità garante per la concorrenza e il mercato – i numeri chiusi fissati dall’attuale legislazione. Insomma, notai e farmacisti titolari di "sede" continueranno a derogare al principio generale per cui l’esercizio della professione è libero. Una consolazione, per i praticanti, potrebbe però arrivare dal riconoscimento, per legge, del diritto a un «equo compenso» commisurato al loro «effettivo apporto».
              MARIA CARLA DE CESARI