Tempi difficili per il Bingo

26/11/2002

ItaliaOggi (Aziende e Affari)
Numero
280, pag. 13 del 26/11/2002

Andrea Barbieri Carones



A poco più di un anno dall’apertura della prima sala, il punto sul mercato.

Tempi difficili per il Bingo

Sovrastimati gli incassi e i posti di lavoro previsti

Ormai è più che una semplice preoccupazione: è l’avvisaglia di una crisi che potrebbe travolgere molte delle sale Bingo, che nel 2002 sono sorte un po’ dappertutto in Italia. A poco più di un anno dall’apertura della prima sala, il 10 novembre 2001 a Treviso, i problemi che si sono manifestati per quelle già attive hanno indotto molti a ritardare ancora l’ingresso in un mercato che stenta a decollare e non si dimostra dinamico e remunerativo. Le cause? Sono molte, sicuramente, e il recente decreto legge che ha modificato le modalità di accantonamento e ridistribuzione dell’ammontare delle giocate, facilitando le vincite, ha solo attutito parzialmente i problemi. Che sono soprattutto di natura economica: le giocate (che sono quelle che alimentano il montepremi) sono molto inferiori rispetto a quelle che si prevedeva e i margini di guadagno del giocatore in caso di vincita sono troppo esigui, condizionati come sono dall’attuale ripartizione delle percentuali tra stato, monopòli e gestori. ´Attualmente’, dice un imprenditore, titolare o gestore di alcune sale Bingo, ´in media una sala ricava 3 milioni di euro all’anno, perdendone circa 800 mila. Stando così le cose, pochi concessionari in graduatoria per una sala decideranno di entrare nel mercato. Ma non è tutto: le 200 sale attualmente presenti sul territorio italiano avranno difficoltà a sopravvivere’. E dei 42 mila posti di lavoro che erano stati previsti al momento di istituire queste sale, alla fine se ne copriranno circa 6 mila, per i quali resta comunque il pericolo di tagli. Da questo stato di cose sta perdendo anche lo stato: a fronte di una previsione di 840 milioni di incassi, oggi siamo a poco più di 120 milioni, con un buco che crea problemi per i gestori, che stanno chiedendo di rivedere il regolamento.

Eugenio Sangregorio, imprenditore italoargentino che gestisce alcune sale a Roma e in altre città, ha già presentato una proposta che trova d’accordo la maggior parte degli aderenti all’Ascob, l’associazione che raggruppa i gestori delle sale Bingo: aumentare la percentuale destina ai premi, che salirebbe dal 58 al 65%. La metà del montepremi dovrebbe andare a chi fa Bingo (la ´tombola’, ndr), l’8% alla cinquina, il 2% sarebbe accumulato e i 3% alimenterebbe il super Bingo. Ma la principale novità sarebbe quella riservata al Bingo simultaneo: per il 50% riservato al Bingo, ci sarebbe un 8% da stornare agli enti locali. Questo piano, che è già stato trasmesso al ministro Tremonti, dovrebbe facilitare le vincite e conseguentemente incentivare a giocare. Allo studio c’è anche un Bingo simultaneo, che consiste nell’effettuare partite speciali in contemporanea in tutte le sale italiane, con il montepremi complessivo costituito dalle somme dei montepremi di tutta Italia, livellando le differenze di incassi tra grandi e piccole sale.