Tempi di vita e di lavoro I giovani si fanno sentire

19/10/2010

Oggi c’è una nuova giornata di mobilitazione, con cortei in tutta la Francia, contro la riforma delle pensioni. È la sesta giornata di protesta in un mese e mezzo. Ma giovedì la legge passerà al Senato, dopo essere già stata approvata dall’Assemblea. I sindacati si riuniranno giovedì per vedere il da farsi. Ma l’unità sindacale, che resiste ancora nei cortei di oggi, dà segni di fragilità. La Cgc, sindacato dei quadri, ha già fatto sapere che non parteciperà più a nessuna
manifestazione. I sindacati più riformisti ritengono che, una volta votata la legge, la mobilitazione non abbia più senso. La Cfdt è vicina a questa posizione, anche se i camionisti, categoria dove questo sindacato è maggioritario, sono entrati con forza nella lotta.
La direzione della Cgt è in difficoltà, schiacciata tra la volontà di non rompere l’unità con la Cfdt e una base che si radicalizza. I liceali continuano la protesta e la violenza cresce. Sarebbe «molto pretenzioso» fare delle previsioni su quello che succederà dopo questa settimana decisiva, afferma il sociologo Robert Castel, specialista del mondo del lavoro. Come legge gli avvenimenti di questo mese e mezzo? C’è un paradosso, una mobilitazione abbastanza forte, con la gente molto determinata a battersi, e questo è un dato importante. Manell’immediato il governo e Sarkozy non cederanno. Non possono cedere, perché per loro sarebbe una sconfitta. La legge passerà. In un primo tempo gli effetti sul fronte sindacale potrebbero anche essere negativi. C’è un conflitto tra chi vuole continuare, per ottenere dei risultati, anche se è irrealista, e la posizione delle principali organizzazioni, Cfdt e Cgt, che vogliono evitare di partire all’avventura. La direzione della Cgt, in particolare, è in una posizione molto delicata e scomoda, perché dietro la posta in gioco è l’evoluzione del sindacalismo: per la Cgt, non solo più di contestazione, ma anche di trattativa. Il problema del sindacalismo francese è la sua debolezza quantitativa, con meno del 10% di lavoratori iscritti, maanche la dispersione in molte organizzazioni. Finora l’unione Cgt- Cfdt ha prodotto cose importanti, come la vittoria contro il Cpe (Contratto di primo impiego) per esempio. L’unione dà dei risultati, ma l’effetto della situazione attuale, con uno scontro tra radicali e riformisti, potrebbe portare all’indebolimento del movimento sindacale. I sindacati potrebbero vedersi rimproverare di essere responsabili della sconfitta, cioè dell’approvazione della legge.
L’irruzione dei liceali cosa significa e cosa ha cambiato? È un indizio di uno scontento generalizzato, del discredito della classe politica in generale e del governo in carica. I giovani manifestano soprattutto la paura verso il precariato, per l’incertezza del domani. I più coscienti tra loro sentono che avranno posizioni sociali inferiori a quelle dei loro genitori. La gente comincia a capire che il problema non è solo la disoccupazione, un lavoro che non assicura condizioni minime di indipendenza economica e sociale è altrettanto importante. La disoccupazione può attenuarsi, ma con il moltiplicarsi di attività degradate, con salari mediocri, minori protezioni e garanzie. È una minaccia che si delinea da un po’ di tempo, e oggi i giovani cominciano ad esserne coscienti. Sarà una vittoria di Pirro per Sarkozy?
C’è un grande discredito della classe politica e il governo è fortemente impopolare. La riforma arriva dopo una serie di scandali, ed è stata imposta con la forza, mentre avrebbero potuto fare qualche sforzo per coinvolgere le parti sociali. Questo crea risentimento. Ma che conseguenze può avere? Se si votasse oggi per le presidenziali, i socialisti vincerebbero. Ma non c’è nessuna certezza che il Ps abbia davvero una politica alternativa, ivi compreso sulle pensioni. Quando dicono che vogliono tornare alla pensione a 60 anni per tutti, non sono credibili. Ci vorrebbe una riforma del sistema pensionistico, per conservare il sistema di ripartizione che è una grande conquista sociale e un diritto sociale fondamentale. Bisognerebbe però chiedersi cosa vuol dire lavorare oggi. C’è stata un’evoluzione straordinaria del mondo del lavoro, del salariato, di cui né la destra né la sinistra hanno tenuto sufficientemente conto. Quando il diritto alla pensione è stato istituito, il salariato era essenzialmente operaio, c’era un’omogeneità tra chi lavorava, quindi poteva venire definita un’età legale alla pensione. Oggi il salariato è esploso, non c’è più quasi nullain comune tra qualcuno che inizia a lavorare da giovane, e che svolge un lavoro usurante e un lavoro di funzionario, di quadro. Una strada potrebbe essere di non stabilire un’età pensionabile uniforme per tutti, ma decidere che certe categorie di lavori usuranti possono avere la pensione a 50 anni, mentre altre categorie, che hanno avuto soddisfazioni dal lavoro, possono lavorare fino a 70 anni, per esempio. Questo comporterebbe una giustizia sociale, sarebbe nello spirito mutualista delle pensioni: chi ha approfittato di più del proprio lavoro pagherebbe i contributi più a lungo per permettere ad altri, che hanno lavorato in condizioni penose, di andare prima in pensione.