Telemarket: dall’acquisto alla consegna a domicilio

06/02/2001

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Martedì 6 Febbraio 2001
media e comunicazione
—pag—19

Giorgio Corbelli illustra le attività del gruppo: dall’acquisto alla consegna a domicilio degli oggetti Telemarket, affari con l’arte.
Nel 2000 il fatturato a quota 340 miliardi – «In Borsa entro il 2002 per investire nell’antiquariato»

BRESCIA «Abbiamo in magazzino 27 miliardi e 412 milioni di merce da distribuire. E oltre 150mila clienti codificati nel computer». Giorgio Corbelli, proprietario di Telemarket Brescia, Telemarket Bari, Casa d’aste Semenzato, Napoli Calcio, snocciola questi dati per dare l’idea della dimensione di Telemarket.

Ciò che ha distinto Telemarket da altre tv caratterizzate dalla vendite a distanze, è l’acquisto diretto dei prodotti. «Al nostro interno vi è una serie di persone che si dedicano all’acquisto e il primo buyer sono io — precisa Corbelli. Compriamo in tutto il mondo, aste comprese». L’acquisto seleziona i prodotti poi offerti in televisione ai clienti, che esercitano un’opzione unilaterale. Sulla tv va in onda anche il Tg dell’Arte, una delle tre edizioni quotidiane, oltre alla striscia «Sgarbi clandestini». Dopo l’opzione, la pratica passa all’ufficio di spedizioni, «che invia il prodotto — continua Corbelli — nelle case dei clienti tramite i nostri agenti. Non utilizziamo corrieri perché la nostra rete logistica ha il compito di rifinire la vendita: non si limita a consegnare, prendere l’assegno e andarsene». I costi di consegna non sono proibitivi e arrivano al 3% del fatturato, «perché il nostro ordine medio è piuttosto alto» precisa il proprietario di Telemarket, «pari a circa tre milioni a oggetto».

Intorno alla rete commerciale messa in piedi da Corbelli ruota una "galassia" di imprese e artigiani. Sono 45 i laboratori di restauro, ad esempio, che lavorano per il gruppo, occupandosi dei mobili e della tappezzeria tra Brescia, Verona e «Firenze, per i mobili del Cinquecento e del Seicento». Vi è un flusso di «circa 3mila cornici da far realizzare ogni mese. Siamo i maggiori distributori italiani di argenteria moderna: il nostro fornitore ha 50 dipendenti che lavorano per noi».

L’arte contemporanea, una scommessa di Corbelli, costituisce il segmento leader a livello di fatturato. «Diciotto anni fa, quando siamo partiti, oltre il 50% degli introiti veniva dai tappeti. Ma i clienti li comprano come isolante: rispetto all’Arte non vi è la cultura della collezione, dell’investimento. Dovevamo individuare i settori con i maggiori margini di miglioramento: l’arte contemporanea ha dato ottimi frutti».

I prezzi? «Ci manteniamo in linea con il mercato — dice Corbelli —. In alcuni casi, data la quantità dei pezzi, siamo estremamente competitivi; in altri meno, ma offriamo un servizio unico: possibilità di scelta, beneficio di gradimento, possibile sostituzione in futuro del bene comprato, forme di pagamento uniche al mondo. Chi permette di pagare in 48 mesi con bollettini postali?».

Telemarket, ha lanciato anche una catena di show room, dove i clienti scelgono dal vivo i prodotti: sono nove, più due gioiellerie a Roma e Cortina. Gli show room hanno fatturato 33 miliardi nell’esercizio 2000 sui 204 di Telemarket Brescia. Lo show room di Brescia, da solo, fattura 12 miliardi, compresivi di chi ritira il prodotto direttamente, perché «ha alle spalle il magazzino della società (cioè 300 miliardi di merce) mentre Roma ha a disposizione solo ciò che i clienti possono vedere».

Telemarket Bari, poi, fattura 52 miliardi l’anno, cui aggiungere gli oltre 85 miliardi della Semenzato, acquistata dopo il tentativo di conquistare Finarte. «La Casa d’arte, cinque anni fa, era a quota 10 miliardi» precisa Corbelli, cui fa capo un gruppo da 341 miliardi di fatturato, con utili «superiori ai 20 miliardi».

Il futuro? «Il digitale terrestre è troppo lontano nel tempo — spiega Corbelli —. Con il satellite stiamo allargando la nostra attività all’Europa. Non credo, invece, che Internet possa incidere in tempi brevi sul nostro fatturato: ci siamo, ma senza illusioni. Hot Italia? Venderà prodotti di largo consumo a un target molto più basso e molto più ampio del nostro». Quale sarà il segmento a maggior crescita tra quelli trattati da Telemarket? «Gli orologi — risponde Corbelli — dovrebbero passare dal tre al trenta per cento. Ma in valore assoluto resteranno ben al di sotto di altri segmenti. In futuro investiremo nell’antiquariato che richiede forti investimenti per avere un assortimento adeguato, indispensabile per fare fatturato sull’antichità. Servono capitali che il gruppo, adesso, non ha». Sorpresa finale: Telemarket sta preparandosi a entrare in Borsa alla fine del 2002. Anche se, «io so gestire aziende, non speculare sui titoli» conclude il patron di Telemarket.

—firma—Marco Mele