“Telecom” Rossi: «questo mercato è un suk»

05/04/2007
    giovedì 5 aprile 2007

      Prima Pagina (segue a pagina 3) – Economia

      IL RETROSCENA

        Lo sfogo del presidente: chi invoca le sue regole è in malafede, deciderò nell´interesse di tutti i soci. Per il gruppo la partita resta aperta

          "Forse lascio, questo mercato è un suk"

            Rossi: Tronchetti controlla Telecom con un capitale minimo e in debito

              GIOVANNI PONS

              «Sto riflettendo sulla possibilità di dimettermi, valuterò tutte le alternative tenendo presente l´interesse di tutti i soci e degli stakeholders. Evidentemente, così facendo, non si viene apprezzati dagli azionisti di riferimento». È un Guido Rossi amareggiato e con l´abito da avvocato di nuovo cucito addosso quello che si sfoga alla fine del comitato esecutivo di Mediobanca.

              Il bersaglio delle sue invettive è chiaramente Marco Tronchetti Provera, cioè colui che con un blitz solitario, martedì sera verso le 22,30, con un tratto di penna, ha cancellato il suo nome dalla lista dei 18 consiglieri che nel pomeriggio aveva fatto firmare a tutti gli altri componenti. «Si controlla una società grande come Telecom con un capitale minimo e soprattutto in debito. A dimostrazione che questo mercato non è un vero mercato ma è un suk e chi lo invoca è in malafede», è la constatazione del professore tornato giurista.

              Una mossa da "kamikaze", quella di Tronchetti Provera, che ha scatenato l´ira di tutti i soci di Mediobanca, da Alessandro Profumo a Cesare Geronzi fino a Salvatore Ligresti, i quali hanno reagito nell´arco di poche ore contestando l´inosservanza del patto di consultazione con Olimpia e convocando d´urgenza il patto di sindacato Pirelli. A nulla sono valsi i tentativi di mediazione degli uomini che nelle ultime settimane erano stati più vicini a Tronchetti Provera. «Non mi fido più di Guido Rossi», avrebbe risposto il presidente della Bicocca a chi gli consigliava di ripensarci, prefigurandogli una resa dei conti cruenta nel patto Pirelli. Ma non c´è stato niente da fare, Tronchetti è rimasto sulla decisione della sera precedente, quando con una telefonata al professore gli aveva comunicato il suo ripensamento, tentando tuttavia di assicurarsene la collaborazione come semplice consulente.

              Il mercoledì della scorsa settimana tutto pareva a posto. C´era stata una riunione del patto di consultazione Olimpia-Mediobanca in cui si erano decisi di comune accordo, alla presenza del notaio Carlo Marchetti, i nomi da inserire nella lista e la durata di un anno del consiglio. Poi addirittura un pranzo tra Guido Rossi e Tronchetti aveva suggellato il tutto. Silenzio fino alla telefonata di martedì notte, che ha fatto precipitare la situazione ma soprattutto i rapporti professionali tra due protagonisti del capitalismo italiano, oggi con visioni diametralmente opposte. Alla fine hanno avuto ragione coloro che il 15 settembre scorso, quando Tronchetti fece il passo indietro proponendo alla presidenza di Telecom Guido Rossi, avevano pronosticato mesi di fuochi d´artificio.

              Ora lo strappo si è verificato e sarà difficile ricucirlo. La convocazione del patto Pirelli suona come una resa dei conti richiesta dalle banche nei confronti dello stesso Tronchetti, azionista maggioritario di quel patto attraverso la Camfin, ma nello stesso tempo puntellato dalle banche sia a livello azionario sia attraverso generosi finanziamenti. «Non puoi aver bisogno di Mediobanca e poi quando non ti serve la scarichi come se nulla fosse», è il pensiero di uno dei soci di Piazzetta Cuccia che riassume lo stato d´animo e l´atmosfera vissuta ieri durante la riunione che si è tenuta nel tardo pomeriggio alla presenza di Guido Rossi.

              Certo, ora bisognerà vedere che cosa succederà in Pirelli. Mediobanca non molto tempo fa aveva proposto una scissione in due della società, separando le attività nelle tlc dal resto del gruppo per consentire a Tronchetti di concentrarsi sui business tradizionali. La proposta potrebbe tornare d´attualità, così come potrebbe essere chiesto lo scioglimento dello stesso patto di sindacato. Con una quota sindacata intorno al 20%, che pesa per il 42% all´interno del patto, Tronchetti con la Camfin è il maggior azionista, ma non ha alcun potere di veto. Ma le soluzioni allo studio sono molteplici. L´unico che potrebbe in qualche modo arrotondare gli spigoli è Giovanni Bazoli, il presidente di Intesa Sanpaolo che non è socio di Mediobanca ma anzi in qualche modo concorrente diretto della galassia che gravita intorno a Piazzetta Cuccia e alle Generali. Non a caso il messaggio che ieri sera filtrava dalle stanze di via Negri sottolineava la grande sintonia tra Tronchetti e Bazoli. E c´è anche chi, in queste ore caldissime, prefigura un ritorno alla spaccatura tra dalemiani e prodiani da consumarsi sulle spoglie di Telecom.

              Già, Telecom. In tutto questo forsennato gioco di potere, si è perso di vista il clamoroso impasse in cui la società di telecomunicazioni è precipitata da sei mesi a questa parte. L´assemblea del 16 aprile si svolgerà probabilmente senza un presidente, il consiglio che verrà eletto sarà di assoluta transizione, in attesa di vedere come evolvono le trattative esclusive che Pirelli ha avviato con gli americani di At&t e con i messicani di America Movìl. Ma il ribaltone che si preannuncia ai piani alti della Bicocca potrebbe rimettere tutto in discussione. Prima dello strappo c´era la volontà da parte delle banche di sedersi a un tavolo anche con gli americani e di trovare un accordo in grado di fornire una nuova linea strategica alla società. Ma da ieri sera si è ripiombati nel buio. E gli 84mila dipendenti Telecom ogni mattina sono costretti a leggere i giornali per sapere che cosa li aspetta il giorno successivo.