“Telecom” Rossi: «Basta ingerenze»

25/09/2006
    luned� 25 settembre 2006

    Pagina 11 Economia

      Il presidente di Telecom: l�azienda � sana e si salver�, debiti concentrati nelle societ� controllanti

        Rossi: �Basta ingerenze
        e niente nostalgie per la Sip�

          I mercati e Murdoch, quei dubbi con il piano Rovati

            FEDERICO RAMPINI

              MENTRE si preparava all�audizione che avr� oggi alla Consob, e in mezzo a un ciclone di scandali che vanno dalle intercettazioni illegali ai conti svizzeri targati Pirelli, durante il weekend il neopresidente della Telecom ha trovato il tempo per lavorare anche a un altro discorso. E� la sua relazione intitolata "Il diritto societario dalla Compagnia delle Indie alla legge Sarbanes-Oxley" che il 9 novembre a Venezia aprir� la conferenza sui cinquant�anni della Rivista delle Societ�. Sar� un grande evento internazionale, dove interverranno i pi� autorevoli giuristi europei e americani. L�affresco storico che Guido Rossi illustrer� a Venezia, dal XVIII secolo fino alle rigorose normative sulla trasparenza varate in America dopo lo scandalo Enron, sembra molto lontano dalla tempesta che infuria attorno a lui da quando ha accettato di succedere a Marco Tronchetti Provera al vertice della Telecom. In realt� il giurista milanese cerca di non separare gli impegni professionali dalla riflessione teorica sui problemi del capitalismo contemporaneo. In questo caso il nesso � stringente. "Per molto tempo – sar� la tesi svolta nella sua relazione – la riflessione nel diritto societario si � concentrata sulla protezione degli azionisti di minoranza, e sui limiti che � necessario fissare al potere del management. Dietro c�� l�idea che la societ� appartiene agli azionisti e riguarda essenzialmente loro. Ma nell�economia globale le scelte delle grandi aziende hanno conseguenze profonde sui mercati, sull�occupazione, sull�ambiente, sul Welfare, sulle relazioni fra Stati. Oltre ai manager e agli azionisti, diventa necessario rispondere agli "stakeholder", cio� a tutti coloro che sono influenzati dalle scelte aziendali e quindi rappresentano un interesse generale. Dalla corruzione all�inquinamento, � necessario riscoprire l�idea di una funzione pubblica della societ�, come ai tempi della Compagnia delle Indie".

              L�idea della "funzione pubblica" della grande azienda rischier� di prestarsi a svariate interpretazioni nei prossimi giorni, durante il tour de force istituzionale che attende il professor Rossi: dopo aver presentato i piani della Telecom alla Consob oggi, dopodomani sar� ascoltato in Parlamento 24 ore prima che intervenga il presidente del Consiglio sullo stesso argomento, poi toccher� parlare anche all�Antitrust. "Se ricevo altre convocazioni da Roma mi sembrer� quasi di essere tornato ai tempi in cui facevo il senatore" ironizza Guido Rossi ricordando una stagione legislativa in cui fu padre della stessa Consob e delle norme sulla concorrenza. La "funzione pubblica" per lui ha un significato preciso: l�impresa non pu� disinteressarsi dell�impatto che il suo operato ha sulla vita civile, sul rispetto delle regole, sulla crescita economica del paese. In questo senso gli scandali delle ultime ore, dalle intercettazioni ai conti svizzeri, rafforzano oggettivamente la posizione del presidente della Telecom: essendo vicende che riguardano il passato, ed eventualmente alcuni azionisti di riferimento, rendono il giurista milanese ancora pi� libero e determinato nel perseguire una missione super partes, che guardi all�interesse generale. Perci� ha giocato d�anticipo, per esempio portando alla Procura di Milano i verbali del suo consiglio d�amministrazione, per sottolineare la ricerca di un rapporto corretto con le istituzioni. A dieci giorni dalla sua nomina, � pi� che mai convinto che "Telecom si pu� salvare, � un�impresa sana, il problema dei debiti � prevalentemente concentrato al di sopra (cio� nelle societ� che la controllano, ndr), come tale non compromette la salute industriale di una delle pi� grandi imprese italiane ed europee". Nel coro di polemiche che circondano Telecom lo preoccupano "i segnali di recrudescenza di una vecchia malattia italiana, cio� una diffusa diffidenza che a volte si trasforma in disprezzo, verso la grande impresa". E� rimasto sconcertato dalle dichiarazioni del ministro della Giustizia Clemente Mastella secondo cui si stava meglio ai tempi della Sip e della Stet. "Li ricordo bene quei tempi, dovrebbero ricordarli tutti. Non c�era un mercato concorrenziale, l�azienda era monopolista assoluto. Per molti anni gli utenti e l�intera economia italiana hanno pagato un prezzo pesante, in termini di disservizi, arretratezza tecnologica, scarsit� di investimenti, e tariffe pi� elevate che nel resto d�Europa. Se poi capitava di avere i bilanci in rosso, era lo Stato a ripianare, cio� il contribuente italiano. Davvero c�� qualcuno che pu� nutrire nostalgia di quell�epoca?" Uscite come quella di Mastella lo preoccupano se c�� dietro qualcosa di pi� consistente, cio� se oltre il rigurgito di statalismo ideologico c�� qualche progetto concreto. Gli scandali rendono Rossi pi� forte in seno all�azienda, nel senso che delle sue scelte deve rendere conto soprattutto ai mercati e al paese; "a patto per� che non ci sia qualcuno che vuole davvero ricostituire l�Iri". Alla Consob oggi lui spiegher� il piano approvato dall�ultimo consiglio d�amministrazione (dell�11 settembre), quello che prevede la divisione delle attivit� in societ� distinte e che lui condivide, anche se ha fatto intendere che quel piano non gli lega le mani verso l�ipotesi di vendita della Tim. Ma le continue invasioni di campo hanno gi� provocato dei danni. Per esempio hanno fatto saltare la trattativa con Rupert Murdoch sull�alleanza fra Telecom e Sky. Il famoso piano di Angelo Rovati (l�ex consigliere di Palazzo Chigi che suggeriva lo scorporo della rete fissa Telecom e una ri-nazionalizzazione mascherata attraverso l�intervento della Cassa Depositi e Prestiti) arriv� anche alle orecchie di Murdoch; lo convinse che il valore della Telecom sarebbe crollato una volta sottratta la rete fissa; di conseguenza il magnate anglo-australiano pretese una valutazione esagerata delle azioni di Sky Italia per concludere l�alleanza. L�impatto provocato dal piano Rovati sulla trattativa con Murdoch, le nostalgie della Sip di Mastella: tutti questi segnali preoccupano il professore che ricorda che "la Fiat � stata ristrutturata e rilanciata con successo, anche perch� si � saputo creare attorno al management aziendale torinese un certo rispetto, una certa ritenuta, non c�� stato un continuo gioco al massacro politico-mediatico".

              Finora dal "suo" centro-sinistra – che ha sempre votato – Guido Rossi ha avuto delle delusioni. Gli sembra emblematica la vicenda della Federcalcio, dove lo hanno costretto a dimettersi dopo averlo chiamato sull�onda degli scandali per ridefinire le regole di un sistema profondamente malato. Teme che i mesi di lavoro compiuto insieme a Francesco Saverio Borrelli "vengano sprecati completamente, e che tutto ricominci come prima". Avverte che "la corruzione � sempre in agguato", constata che in quel mondo, ma anche nelle autorit� di governo responsabili del settore, "non sembra aver vinto una volont� di risanamento vero".

              Rossi si augura che nel caso della Telecom "essendo in gioco una grande realt� dell�economia nazionale, fatta di occupazione, di investimenti, di tecnologie, prevalga il senso di reponsabilit�". A chi nutre nostalgie del passato statalista e dirigista, lancia un ammonimento pi� severo: "Tra i tempi dell�Iri e il 2006 c�� una differenza di fondo. Oggi l�Italia fa parte di un mercato unico europeo che ha delle regole. Le abbiamo accettate, le abbiamo sottoscritte, ci siamo impegnati ad applicarle. Se dovessimo venire meno a quegli impegni, � la nostra appartenenza europea ad essere rimessa in discussione".