“Telecom” Ressa di pretendenti

22/09/2006
    venerd� 22 settembre 2006

    Pagina 5 – politica&societ�

      Ressa di pretendenti
      intorno al capezzale

        Berlusconi smentisce ogni interessamento per Telecom (�troppi debiti…�). Mentre si parla di fondi esteri, rappresentati da Mario Resca. Sullo sfondo compare anche il Carlyle Group di Bush padre e James Baker, guidato in Italia da Marco De Benedetti, ex a.d. di Tim

          Francesco Piccioni

            La smentita di Berlusconi arriva in tarda serata: �Telecom? Che bell’affare, con 40 miliardi di debiti…�. Nel pomeriggio aveva gi� provveduto �Fidel� Confalonieri, con un incredibile �nessuno dei vertici Mediaset ha mai detto o espresso la volont� di entrare in Telecom�. E visto che tutti gli ricordavano le sue stesse dichiarazioni di due giorni prima (�sarebbe auspicabile una cordata italiana per i telefonini�) o quelle di Giuliano Andreani, a. d. di Mediaset (�guardiamo con grande attenzione a quanto sta succedendo in Telecom�), ha provato acavarsela accusando i giornalisti o il governo di �aver un po’ forzato� il discorso del suo collega. Fino a rovesciare l’accusa: �tutto questo polverone (sull’interesse di Mediaset per Telecom, ndr)pu� fare gli interessi di qualcuno perch� Berlusconi torni a fare l’imprenditore e non il politico�.

              Il nome del Cavaliere come possibile partner o padrone per l’ex compagnia dei telefoni di stato � salito in pole position dopo che Mario Resca, in un’intervista a l’Unit�, aveva ammesso di essere stato incaricato da un pool di fondi stranieri di studiare una possibile offerta per acquistare Telecom. Resca � presidente della McDonald Italia, consigliere di amministrazione di Mondadori e dell’Eni (su incarico del precedente governo), presidente dell’American Chamber of Commerce in Italia; un intimo di Berlusconi al punto da esser stato candidato alla presidenza della Rai prima della nomina di Lucia Annunziata.

                Si fanno anche un po’ di conti, naturalmente, perch� si tratta di un’azienda grossa, piena di dipendenti e di debiti, ma con una catena di controllo cos� complicata da permettere di acquisirla anche senza attaccare il nodo centrale. Il 25% di Telecom costa – sul mercato azionario di ieri – una decina di miliardi di euro. Molto meno di quanto costa la sola Tim (35-40), che pure ne � controllata. Il 25%, tra l’altro, permetterebbe di superare la quota di controllo di Olimpia (Tronchetti Provera), senza incorrere nell’obbligo di lanciare un’opa (quando si arriva al 30%). Ma chi � he in Italia ha 10 miliardi cash?

                  Berlusconi � uno dei pochissimi, se non l’unico. Ma anche i Benetton – gi� presenti in Telecom – starebbero muovendo cauti passi nella stessa direzione (se l’affare della vendita di Autostrade ad Abertis andr� in porto potrebbero disporre di una liquidit� forse sufficiente). E sulla rampa di lancio viene indicato anche Marco De Benedetti, che tutti istintivamente associano alle imprese del padre (Cir, L’espresso, Repubblica, ecc), ma che invece � l’amministratore delegato per l’Italia del gruppo Carlyle, quello noto al mondo per avere nel board mondiale gente come Bush padre, James Baker III, Frank Carlucci (ex direttore della Cia), John Major. Senza dimenticare una partecipazione – cessata dopo l’11 settembre – del Bin Laden Group. Mentre i dirigenti della Cassa depositi e prestiti, indicata dallo studio di Rovati come possibile �rilevatore� della rete fissa Telecom hanno fatto notare che �la somma di 10 miliardi � fuori dai nostri parametri�. Anche perch� possono agire solo su input del governo, ovviamente.

                    Gli avvoltoi cominciano insomma ad aggirarsi intorno al vecchio elefante che barcolla. La borsa, ieri, ha premiato il titolo proprio grazie ai numerosi �interessamenti� giunti nelle ultime ore. Ha provato a dare un segno di vitalit� Jean-Paul Fitoussi, consigliere �indipendente� in Telecom come garante dei piccoli azionisti: �l’azienda � sana, i debiti non sono un problema ma un pretesto per attaccare la societ�. In verit� la voce che circolava in questi giorni ai piani alti di Telecom parlava anche della volont� delle banche coinvolte nel finanziamento del riacquisto di Tim due anni fa – per un totale di 12 miliardi di euro – di riavere indietro il denaro. Ma la prima tranche di quel debito (tre miliardi, con scadenza a dicembre 2005) � stata onorata. La prossima (6 miliardi) scadr� solo a dicembre 2007.

                      Un po’ di fiato per Guido Rossi, insomma. Che intanto ha smentito con decisione di aver intenzione di �far causa al governo�. Ma che si appresta a �studiare bene con l’Authority� il riassetto del gruppo, per poi procedere alla nomina degli advisor. S�, ma: tecnologici o finanziari?