“Telecom” Quei fili tra Telekom Serbia e la banda Tavaroli

13/10/2006
    venerd� 13 ottobre 2006

    Pagina 2 – Politica

      Quei fili tra Telekom Serbia
      e la banda Tavaroli

        Gli uomini e le �agenzie investigative� che si mossero allora, tornano nel caso Telecom

          di Susanna Ripamonti/ Milano

          PRODI SPIATO La scoperta che il premier Romano Prodi, nel settembre 2001, fosse spiato dalla banda Tavaroli, potrebbe aprire ai magistrati la pista maestra per capire qualcosa di pi� sui committenti di queste schedature. L’ex numero uno della security di Telecom e il suo socio Emanuele Cipriani certamente non agivano per curiosit� personale e un attivit� di dossieraggio nei confronti di Prodi, necessariamente doveva essere destinata a clienti che fanno parte dell’universo politico o economico. All’interno di Telecom, il premier era considerato un nemico dei nuovi padroni, capitanati da Tronchetti Provera, che pochi mesi prima aveva scalato l’azienda telefonica. Ma Prodi all’epoca aveva molti nemici: non dimentichiamo che era in corso il processo per la vicenda Sme, principale imputato Silvio Berlusconi, primo nemico da battere per i suoi difensori, Romano Prodi. E nello stesso periodo si stava tramando per mettere in atto l’altra campagna diffamatoria nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio, quella legata alla vicenda Telekom Serbia. L’inchiesta condotta dalla magistratura torinese nel 2003 ha messo sotto accusa per calunnia un’altra banda di spioni, quella pilotata da Igor Marini, il procacciatore d’affari, arrestato per truffa internazionale, che accusava Prodi, Piero Fassino, Lamberto Dini,Francesco Rutelli, Clemente Mastella e Walter Veltroni, di aver preso tangenti per la transazione che nel 1997 consent� l’acquisizione di una quota di Telekom Serbia da parte di Telecom Italia. Ora gli atti dell’inchiesta torinese, 40 faldoni caricati su camion, � finita a Roma. Il trasferimento � stato deciso dalla Cassazione, proprio mentre i magistrati torinesi stavano cercando di individuare i burattinai che si erano preoccupati di indottrinare Igor Marini, trovando personaggi in grado di supportare la fiction di questo fantasioso cacciaballe, a colpi di falsi dossier. Tra questi c’era Antonio Volpe, professionista del depistaggio, appena uscito dal carcere. Proprio lui aveva bussato alla porta di palazzo San Macuto, per consegnare alla commissione parlamentare Telekom Serbia un voluminoso dossier di carte false, che avrebbero dovuto dimostrare l’autenticit� delle balle raccontate da Marini. Prima di andare in commissione Volpe aveva preso contatti con l’onorevole Vito, parlamentare forzista e il giallo che restava da chiarire era proprio questo: chi era la mente politica dell’operazione? Torino stava lavorando su questo, ma la Cassazione ha accolto la richiesta di trasferimento dell’inchiesta, stabilendo che la competenza � a Roma, in quello che un tempo era il Porto delle nebbie.

          Adesso anche Milano sta individuando piste che si intrecciano. Ad esempio, nel lungo elenco delle agenzie investigative utilizzate da Tavaroli e pagate da Telecom, ci sono 007 privati che apparivano anche nell’inchiesta TeleKom Serbia.

          L’omonima commissione parlamentare di inchiesta, presieduta da Enzo Trantino (An) aveva preso per oro colato le menzogne di questo squattrinato cacciaballe. Parallelamente, registi occulti avevano organizzato un’attivit� di dossieraggio, usando personaggi altrettanto squalificati per rimpolpare le accuse di Marini. La regia � sempre la stessa?