“Telecom” Prodi: «Troppi debiti, pagano gli utenti»

29/09/2006
    venerd� 29 settembre 2006

    Pagina 12- Interni

    IL RIASSETTO

      Il premier: per privatizzare servono capitali adeguati

        Prodi attacca Telecom in aula
        "Troppi debiti, pagano gli utenti"

          WALTER GALBIATI

            MILANO – �La debolezza di Telecom deriva dal suo debito. E non, come qualcuno sostiene, dalla severit� dell�attivit� del regolatore�. A parlare � il premier Romano Prodi e quel �qualcuno� � Marco Tronchetti Provera, l�azionista di riferimento di Telecom Italia. Per Prodi la pi� grande societ� italiana di tlc � in grave difficolt� di fronte alle sfide tecnologiche e di mercato, perch� � oberata di debiti. E chi l�ha guidata, come � avvenuto anche in altre privatizzazioni, ha pensato troppo alla finanza. E poco all�industria. Ora quell�ingente massa di debiti � il dazio che devono pagare gli utenti finali. Con il caro-bolletta.

            �A limitare la capacit� di investire – sostiene Prodi – e quindi di competere sul mercato � stato l�ingente indebitamento finanziario del gruppo Telecom�, debito che � cresciuto per effetto della fusione Olivetti-Telecom e per il successivo acquisto delle quote di minoranza di Tim. Una serie di manovre finanziarie rivelatesi sbagliate sulle quali �non c�� nemmeno bisogno di dare giudizi, perch� li ha gi� espressi il mercato�. Il titolo Telecom ha dimezzato il suo valore dai tempi dell�acquisizione da parte di Pirelli e il debito netto, nonostante la svendita di tutte le partecipate estere, � ancora intorno ai 41 miliardi di euro. E Prodi affonda il colpo quando ricorda che �il debito elevato delle societ� sottoposte a regolamentazione � spesso uno strumento per spingere il regolatore a concedere all�azienda tariffe pi� elevate; ed � questo l�ulteriore motivo per cui le privatizzazioni devono essere sostenute da capitali appropriati, in modo da evitare che il peso del debito possa in parte ricadere sugli utenti finali�.

            Un atto di accusa ai capitalisti senza capitali, che per acquistare le aziende sono costretti a ricorrere a operazioni di leverage, un meccanismo finanziario che consente di comprare le societ� con forte generazione di cassa, come per esempio Telecom e Autostrade, ricorrendo in gran parte non a mezzi a propri, ma ai soldi di banche "amiche". Contro questi capitani d�industria ieri Prodi ha invocato una riforma del capitalismo italiano, che parta anche dal rinnovamento delle catene di controllo dei grandi gruppi. �Occorrono assetti di governo delle imprese pi� stabili e pi� trasparenti�.

              Giudizi espressi senza voler interferire nelle politiche delle singole aziende, ha tenuto a precisare Prodi, specificando come sul futuro della Rete fissa di Telecom Italia saranno la stessa societ� insieme con il regolatore a pronunciarsi. �Non avremo uno Stato proprietario della rete� e dirigista, ma piuttosto uno Stato che ne garantisce l�accesso a condizioni eque e non discriminatorie.