“Telecom” Prodi ora teme una vittoria di Pirro

18/09/2006
    domenica 17 settembre 2006

    Pagina 6 – Primo piano

    LA PARTITA DELLE TELECOMUNICAZIONI – IL CAPO DELL’OPPOSIZIONE IERI � STATO DURO CON IL PREMIER, MA SINGOLARMENTE CAUTO SULLA FIGURA DEL COMMISSARIO DELLA FEDERCALCIO

      E Prodi ora teme una vittoria di Pirro

        Nella competition interna c’� chi vede in Rossi un cavallo di Troia gradito ai dalemiani

          retroscena
          AUGUSTO MINZOLINI

            ROMA
            Nei Palazzi della Capitale ancora ci sono gli echi della telefonata di due giorni fa che ha visto Romano Prodi e il suo ministro degli Esteri fronteggiarsi con toni roventi sulla linea Italia-Cina. Un colloquio in cui Massimo D’Alema avrebbe chiesto le dimissioni di Angelo Rovati da ogni incarico a Palazzo Chigi per il piano artiginale sulla riorganizzazione di Telecom inviato a Marco Tronchetti Provera. L’uomo della Farnesina non � stato l� tanto ad arzigogolare ma si � limitato a farne una questione di galateo istituzionale. Del resto che quelle dimissioni fossero quasi un atto dovuto lo ha ammesso ieri anche Europa, il giornale della Margherita, che ha addirittura giudicato le dimissioni del presidente di Telecom pi� un rilancio che non una ritirata arrivando a chiedersi se il governo regger� questa �botta�. Quasi una sfida che si innesta su questa scommessa: �Vediamo – si legge sul giornale del partito di Francesco Rutelli – se regge l’unit� politica del centro-sinistra, gi� messa sotto sterzo (lo vogliamo dire? sotto silenzio) da quando � esploso il caso Rovati e si � avvertito palpabile l’imbarazzo riformista della coalizione�.

              E qui veniamo al punto della vera �sfida�: come si esce dalla crisi di Telecom? Con una ricetta come quella individuata da Rovati, magari con la benedizione dello stesso Romano Prodi, che � una riedizione della ricetta democristiana sul modello Iri che potrebbe andare bene anche alla sinistra massimalista? Oppure si tenter� la strada di un’operazione che tenga a salvaguardare le regole di mercato tenendo lontano ogni tipo di intervento statale?

                Dietro questo dilemma si nasconde la competizione per il primato nella coalizione tra le forze riformiste da una parte e l’alleanza tra Prodi e la sinistra massimalista che nei momenti importanti ha sempre deciso (basta guardare il dibattito sulla Finanziaria) l’indirizzo della maggioranza. Insomma, il �caso� Telecom fa riemergere la questione irrisolta di quale � il punto di equilibrio di questa edizione del centro-sinistra.

                  Argomento che si accompagna a una grande partita di potere che pu� movimentare lo scenario politico. Uno degli uomini ombra di Massimo D’Alema, che minaccia ogni tipo di ritorsione (anche fisica) se non sar� salvaguardato il suo anonimato, riassume cos� i termini della questione: �Non si tratta di uno scontro, o una competizione, tra Prodi e D’Alema, ma tra il presidente del Consiglio e la sua coalizione. Il problema vero � che il centro-sinistra non ha elaborato una sua linea di fronte alla profonda ristrutturazione che si sta verificando nel sistema bancario e industriale italiano. E a questa assenza di iniziativa si contrappone un eccessivo protagonismo di Prodi, il quale interpreta una linea, si potrebbe dire, neo-democristiana che non � condivisa dall’intera coalizione. Ecco perch� non credo che si possa considerare la decisione di Tronchetti di dimettersi per evitare una contrapposizione tra il maggior gruppo italiano e il governo, una ritirata. Tronchetti non deve essere considerato uno sconfitto perch� l’epilogo della vicenda sar� molto pi� complesso. E, comunque, su un problema di interesse nazionale come questo prima il centro-sinistra dovr� trovare una posizione comune e dopo dovr� confrontarsi con l’opposizione�.

                    Il ragionamento, anche se non pu� essere considerato uno �schema� che pu� portare nel breve periodo ad un superamento dell’attuale governo, sicuramente � invece la premessa di un ridimensionamento di �super-Prodi�, del suo protagonismo e dei suoi desideri di egemonia sul centro-sinistra. In effetti le dimissioni di Tronchetti e l’arrivo di Guido Rossi alla guida Telecom � il segnale che altri giocatori si sono seduti al tavolo della grande partita dalla quale uscir� fuori la nuova geografia del potere di questo paese. Tutto potrebbe finire nel grande calderone, non solo Telecom, ma anche banche e giornali (Rcs).

                      Tant’� che anche Silvio Berlusconi non vuole starsene con le mani in mano. Ieri il Cavaliere ha rivolto i suoi strali contro Prodi, contro la sua politica industriale ed � arrivato a benedire addirittura una commissione di inchiesta parlamentare sul caso Telecom. Invece, � stato molto cauto sulla nomina di Guido Rossi che pure, in passato, ha attaccato anche duramente (basta rileggersi le sue dichiarazioni contro il commissario della Fgci dopo la retrocessione del Milan). Motivo? �Secondo me – ha confidato ai suoi il Cavaliere – la scelta di Rossi � stata fatta di intesa con Tronchetti e in sintonia con D’Alema. Quindi � una scelta che pone pi� di un problema a Prodi e alla sua strategia�.

                        E, naturalmente, Berlusconi in questa partita intende giocare di sponda con il capo Ds. Del resto la partita sia sul piano politico sia su quello economico pu� offrirgli ampi spazi di manovra. Mette in risalto le contraddizioni del centro-sinistra e potrebbe anche avere delle conseguenze impensabili rivoluzionando gli attuali schemi e le attuali alleanze. Ad esempio, non sono molti i soggetti (si contano sulle dita di una mano) che potrebbero far parte di una cordata italiana per l’acquisto di Tim che offra a Telecom le risorse per tirarsi fuori dai guai. �So – racconta Fabrizio Cicchitto – che Marco De Benedetti, figlio dell’Ingegnere, si sta dando molto da fare sull’argomento anche con il Cavaliere�. Sar� solo �fanta-economia� ma quando si giocano partite di potere come questa pu� avvenire tutto. E dalla �fanta-economia� si arriva presto alla �fanta-politica�. Ecco perch� Prodi deve stare attento: le dimisssioni di Tronchetti potrebbero rivelarsi per lui la tipica vittoria di Pirro.