“Telecom” L’Italia degli affari spiata e pedinata

21/09/2006
    gioved� 21 settembre 2006

    Pagina 5 – Primo Piano

      LA SOCIET� DI CIPRIANI HA INTERCETTATO LE CONVERSAZIONI DEI PRINCIPALI ESPONENTI DELLO SPORT, DELLA FINANZA E DEL GIORNALISMO

        L’Italia degli affari
        per otto anni
        spiata e pedinata

          Raccolti dossier su tutti i protagonisti
          delle principali operazioni finanziarie

            le carte
            FRANCESCO SPINI
            GIOVANNA TRINCHELLA

              MILANO
              C’� una fetta della storia recente d’Italia e un estratto dell’Italia che conta negli sterminati elenchi degli spiati dalla Tavaroli & Co. I pi� interessanti forse li vedremo quando la Procura avr� terminato l’esame delle migliaia di file sequestrati nei mesi scorsi. Oppure non li vedremo mai, distrutti da un raro eccesso di prudenza della premiata ditta. Ma in quella miriade di pagine di persone da controllare, pedinare, spiare, trovano spazio nomi altisonanti, banchieri, finanzieri, immobiliaristi al centro di grandi manovre. Scrive il magistrato: �Oggi sappiamo che quell’archivio contiene una messe di notizie e informazioni acquisite con metodi illegali e che riguardano soggetti disparati ed appartenenti a vari settori, del mondo del lavoro, dell’economia, della politica, dello spettacolo e dello sport�. Molti nomi sono criptati. Altri sembrano rimandare a personaggi famosi anche se alcuni particolari come il nome o la data di nascita non corrispondono. Accanto ragazzi nati tra il ‘75 e l’82, da tenere a portata d’orecchio anche solo per aver presentato domanda d’assunzione in Telecom o in Pirelli. Perch� tenere sotto scacco tanta gente, senza cancellare i file dal computer? Il gip, Paola Belsito, si chiede: �Avrebbero potuto essere in futuro nuovamente oggetto di una richiesta da parte del cliente? O � la convinzione di non poter essere n� individuato n� perseguito? O � la necessit� o comunque l’utilit� di tenere in vita un archivio che avrebbe potuto tornargli utile in futuro, magari quale strumento di pressione, o di difesa, o addirittura di attacco?�.

                I nomi bruciati

                  L’�lite delle pagine gialle della premiata ditta finora scoperta � finita in un gran fal�, organizzato intorno al Natale del 2004. Uno degli arrestati racconta ai magistrati che gli scatoloni pieni di dossier riguardanti nomi che contano sono stati prima cosparsi di alcol, scaraventati in fondo a una buca scavata vicino alle piste di Malpensa e bruciati per bene. In fumo sono finite le pratiche, ad esempio, di Marco De Benedetti, figlio di quel Carlo che Marco Tronchetti Provera non considera certo amico suo, assolutamente da spiare. Gli indizi c’erano tutti: pochi mesi dopo l’allora numero uno di Tim, passato poi amministratore delegato della Telecom riunificata, avrebbe lasciato il gruppo, emarginato dal vertice. Ora guida in Italia il fondo internazionale Carlyle.

                    E’ in buona compagnia. Tra gli spiati eccellenti, col dossier finito in cenere, ecco Emilio �Chicco� Gnutti, ex ras della finanza d’assalto bresciana, esponente di spicco di quella �razza padana� che prima dell’arrivo di Marco Tronchetti Provera e della sua Pirelli era padrona, con Roberto Colaninno, di Telecom. Sarebbe poi diventato pure co-protagonista della stagione dei �furbetti� col fallito assalto all’Antonveneta. Gli uomini di Tavaroli, probabilmente, lo seppero per tempo. A finire nel calderone ci sono anche i Benetton, ora soci di Tronchetti col 20% di Olimpia, la cassaforte che controlla il gruppo telefonico; e i Della Valle, presumibilmente Diego e Andrea. Il primo noto come inventore delle Tod’s, salvatore della Fiorentina e componente di amb�ti salotti buoni come Rcs, l’editrice del Corriere, e le assicurazioni Generali. Andrea � il presidente della Fiorentina calcio. Insieme sono finiti nel tourbillon di Calciopoli. Come? Con le intercettazioni, �a va sans dire.

                      Dal latte ai telefoni

                        Sport, finanza, giornalismo. Tavaroli e i suoi per otto lunghi anni hanno radiografato l’Italia che conta. Senza escludere niente. Nei lunghi elenchi sopravvissuti, ci sono davvero tutti. C’� lui, il Cavalier Calisto Tanzi, finito a fare il nonno a tempo pieno dopo il crack da 14 miliardi di euro della sua Parmalat. E spiato � stato pure Enrico Bondi, che ha traghettato Collecchio in Borsa e verso il rilancio. Parmalat per� non c’entra. Allora Bondi, era il 2001, era stato chiamato da Tronchetti Provera come amministratore delegato del gruppo post-scalata. Su una macchina noleggiata dagli uffici Telecom per Bondi viene rinvenuta una cimice. A trovarla � la Polis, dell’amico di Tavaroli, Emanuele Cipriani. Scoppia lo scandalo, due manager Telecom vengono sollevati dall’incarico, tra cui l’allora responsabile della security, Piero Gallina. Tavaroli lo sostituisce. Ma il suo ruolo nel ritrovamento della cimice � palese: il congegno apparir� praticamente inservibile. E il fine della bonifica, si legge nell’ordinanza, �era quello di trovare un espediente per eliminare (…) la squadra che gestiva la sicurezza per il gruppo Telecom�.

                          Obiettivo Antonveneta

                            L’estate 2005 dei �furbetti�, con la tentata scalata ad Antonveneta, ad opera di Gianpiero Fiorani e dei suoi alleati irrompe nelle spiate di Tavaroli e dei suoi. Un nome, quasi sconosciuto ai pi�, significa molto per inquadrare i multiformi interessi del clan: si tratta di Jan Maarten De Jong, ex componente del comitato esecutivo di Abn Amro e che, gi� prima che Fiorani dissotterrasse l’ascia di guerra su Antonveneta, sedeva (e siede tuttora) in quota olandese nel consiglio di amministrazione della banca Padovana. Controllare, controlare tutto, era l’imperativo.

                              Capitalia spy

                                Ci sono le banche e ci sono i banchieri in quelle cartellette. Davanti a tutti c’� il presidente di Capitalia, Cesare Geronzi. La sua banca � particolarmente presa di mira. Nella lista c’� Alfio Marchini, costruttore romano, componente del patto di Capitalia e del consiglio della stessa. Alle maglie di Tavaroli & Co non sfuggiva nemmeno Vittorio Ripa di Meana, presidente del patto di sindacato del gruppo romano, ma anche avvocato del gruppo Espresso e, incidentalmente, pure legale di Stefano Ricucci quando si � trattato di salvare i cocci della sua Magiste. Finita qui? Non proprio. Nei faldoni figura un altro costruttore romano, Pierluigi Toti, presidente e amministratore delegato del gruppo Lamaro, nel Cda di Capitalia e recentemente entrato, con poco meno del 5%, nel capitale di Rcs.

                                  Calcio e politica

                                    Non risparmiavano nulla. Nemmeno il calcio. Sotto osservazione c’erano i Della Valle. Tra i nomi spunta perfino un Fabio Gianluca Capello: � l’allenatore del Real Madrid? Difficile dire. Come � difficile ravvisare in Demetrio (anzich� Massimo) De Santis l’arbitro al centro di �Calciopoli�, il cui nome era emerso nella prima tranche dell’inchiesta. Era la scorsa primavera quando si parl� anche di spionaggio ai danni di Christian Vieri. Di certo, nella lista, c’� l’ex presidente della Federcalcio, Franco Carraro. Un uomo a met� tra il pallone e la politica. Politica che ritorna con la presenza di dossier relativi a uomini del passato governo. Esponenti che per�, nella sua ordinanza, il gip non nomina.

                                      Alta borghesia

                                        Non mancano nemmeno nomi dell’alta borghesia milanese, come la famiglia Jucker, compreso Ruggero, noto alle cronache non certo per il suo ruolo nell’alta finanza, quanto per l’efferato delitto della fidanzata.