“Telecom” L’ira di Mediobanca

05/04/2007
    giovedì 5 aprile 2007

      Pagina 3 – Primo Piano

      TELEFONI ROVENTI
      LA BATTAGLIA FINANZIARIA

        L’ira di Mediobanca
        Dopo lo schiaffo
        c’è aria di battaglia

          Retroscena
          Le contromosse e i contatti con gli industriali

          ARMANDO ZENI

          MILANO
          Di nuovo lì, nel palazzotto dietro la Scala, cuore della finanza. Di nuovo in Mediobanca a discutere cosa fare, come reagire allo schiaffo di Marco Tronchetti Provera a Guido Rossi, il presidente di Telecom Italia che l’azionista Olimpia ha deciso di non ricandidare. Arriva dieci minuti dopo le cinque del pomeriggio Rossi, chiuso nell’auto grigia dai vetri fumè. Da giorni, per le sei, è convocato il comitato esecutivo di Mediobanca. Una riunione che sulla carta non c’entra nulla con l’estromissione del presidente di Telecom dal futuro consiglio. Ma è chiaro che la tempistica conta perchè lo schiaffo a Rossi, comunque lo si interpreti, è un uppercut che colpisce anche Mediobanca e chi, con Mediobanca, sta cercando di stoppare i piani di cessione agli americani di At&t e di America Movil della maggioranza di Telecom. Dicono che all’incontro in piazzetta Cuccia, Rossi sia arrivato dopo una mattinata di lunghe telefonate. Calmo, tranquillo. Tutto l’opposto della furia della notte prima quando, alle prime avvisaglie del siluramento e al tentativo di far passare l’idea che era stato lui a dimettersi, aveva reagito ruggendo: «Voglio vedere se ha la forza e il coraggio di non mettermi nel cda». Aggiungendo che lui mai e poi mai si sarebbe dimesso e che, anzi, il suo progetto era chiaro e preciso: «Andare in assemblea da presidente di Telecom». Sottinteso: a combattere. Non c’è l’argomento Telecom, sulla carta, all’ordine del giorno del comitato esecutivo di Mediobanca. Ma Rossi c’è. E al suo fianco per una mezz’ora c’è anche Carlo Buora, il suo vice in Telecom che in Mediobanca è membro dell’esecutivo. Dentro l’aspettano in tanti. Cesare Geronzi, il presidente di Capitalia, molto attivo in queste ore proprio sul dossier Telecom, Gabriele Galateri, il padrone di casa, Vincent Bollorè. Sul tavolo, in evidenza, quella frase di Tronchetti sul Sole 24 ore: «Volevamo farmi fare la fine di Montedison e Rizzoli», che anche se non fa nomi e cognomi è troppo facile interpretare come rivolta contro chi ha lavorato per traghettare fuori dalla crisi Rizzoli e Montedison, il sistema Mediobanca appunto, e Guido Rossi, il garante delle banche e della procura di Milano negli anni difficili del dopo Tantegentopoli in Montedison. Mai uno scontro era stato tanto intenso e tanto diretto, come quello in corso. Banche e politica decise a chiudere il cerchio. Con quella minaccia lasciata filtrare di una resa dei conti spettacolare proprio in assemblea Telecom. Come? Rastrellando azioni, mettere insieme nuovi e vecchi pacchetti, cercare alleati anche tra gli imprenditori, Roberto Colaninno per esempio, la De Agostini, Caltagirone, tutti contattati di nuovo dagli uomini di piazzetta Cuccia con l’idea di creare una sorta di nucleo forte, in parte in mano al sistema bancario, Capitalia, Intesa, alcune Fondazioni, in parte in mano a partner industriali italiani ma anche europei, gruppi come Deutsche Telekom o come Telefonica, per far fronte al 18% di Olimpia governato a maggioranza da Pirelli. Rossi, si dice, è un po’ il garante di questa soluzione di sistema, benvista dalla politica come dalla finanza. Ecco perchè la sua esclusione da parte di Olimpia, in una lista dove la presa di Pirelli si rafforza, è schiaffo difficile da incassare senza colpo ferire.

            Per qualche ora circola addirittura l’idea che si voglia formare una lista alternativa a Olimpia, firmata dalle banche, da Mediobanca, con Rossi in testa ovviamente. E’ idea che nessuno sa esattamente se e quanto sia stata realmente discussa nelle tre ore di faccia a faccia di ieri pomeriggio in Mediobanca. Alla fine di nuove liste non ne è emersa nessuna. Anche se il comunicato stampa emesso a fine giornata, firmato Mediobanca e Generali, promette comunque battaglia. Ma tant’è, la guerra alle interpretazioni è aperta: da una parte chi assicura che una settimana fa l’accordo era stato raggiunto, che c’era l’intesa per arrivare a una lista “di continuità e di sintonia con il presidente” e che conclude, adesso, che quell’accordo è saltato visto che nel nuovo cda proposto non c’è molta continuità e soprattutto non c’è Rossi, dall’altra chi nega che la lista dovesse essere concordata. Muro contro muro. Che rimanda a battaglie prossime in assemblea. Ma anche a guerre di posizione più ampie, fin dentro la roccaforte Pirelli dove la Camfin di Tronchetti divide il controllo con Generali, Mediobanca, Capitalia, Intesa. «Assicurazioni Generali e Mediobanca hanno richiesto l’imnmediata convocazione della direzione del patto di sindacato di blocco delle azioni Pirelli & C», si legge nelle ultime due righe del comunicato emesso ieri. L’ultimo atto, forse, per trovare un accordo in extremis prima che la guerra divampi.