“Telecom” Il Professore teme il rischio-logoramento

27/09/2006
    mercoled� 27 settembre 2006

    Pagina 9 – Interni

    DOMANI IL PREMIER ALLA CAMERA – NELLA MAGGIORANZA SI INVOCA PI� COLLEGIALIT�

      E il Professore teme
      il rischio-logoramento

        Dietro il caso-tlc un riequilibrio di poteri nell’Unione

          retroscena
          AUGUSTO MINZOLINI

            ROMA
            Scampoli del �caso Telecom� nel Palazzo. Dietro una colonna un esponente di primo piano del centro-destra, il mago dei numeri che nel tempo ha stretto un rapporto di simpatia con Massimo D’Alema, racconta cos� lo strano rapporto tra il �lider m�ximo� della Quercia e Romano Prodi: �Quest’estate D’Alema � partito sulla barca sapendo che doveva esserci la fusione tra il San Paolo e il Monte dei Paschi di Siena. Poi dai giornali ha saputo che il San Paolo ha scelto Intesa. Ha telefonato a Prodi per chiedergli lumi e lui da buon parroco di campagna gli ha risposto: “Non ne sapevo niente”. Tornato sulla barca D’Alema ha saputo dai giornali del piano che Palazzo Chigi aveva preparato per la Telecom. Nuova telefonata a Prodi e identica risposta da curato: “Non ne sapevo niente”. allora D’Alema ha preteso che questa affermazione il Professore la mettesse nero su bianco nel famoso comunicato di due pagine di Palazzo Chigi. Se un giorno si dimostrasse che il Premier ha mentito la sua sorte sarebbe segnata�.

              Fuori da Montecitorio Silvio Berlusconi ha poca voglia di parlare di Telecom. Sembra che l’argomento, chiss� perch�, gli provochi l’orticaria. �Di sicuro in quelle intercettazioni – confida – non troveranno niente di me. Sarebbe come scoprire una nuova macchia sulla luna. Io non credo a un coinvolgimento di Tronchetti in questa storia. Mentre trovo impressionanti i verbali del Cda di Telecom, quando Tronchetti comunica ai soci che Prodi ha gi� dato il suo assenso alla vendita di Tim�.

                Ed ancora. Mentre a Napoli Massimo D’Alema sulle �intercettazioni� d� una mano all’amico Tronchetti (�Le responsabilit� sono personali, non ho alcun dubbio sul fatto che non c’� una responsabilit� dell’azienda in quanto tale�) davanti all’ingresso dell’aula anche Gianfranco Fini difende a spada tratta il maggior azionista di Telecom. �Quando parla di “zona grigia” – osserva – si riferisce al solito “sottobosco” politico-istituzionale. Ma io non starei appresso alle intercettazioni, � una vicenda nota, che Tronchetti aveva denunciato a giugno ad alcuni di noi. E’ la solita “dietrologia” che permette agli uomini di Prodi di dire ai Ds: “Vi rendete conto chi difendete?”. La cosa importante, invece, sono i verbali del cda di Telecom, sono la prova provata che Prodi � un bugiardo. Com’� vero che i Ds se ne sono accorti e gli ha chiesto dove vuoi andare?�.

                  Pier Ferdinando Casini, invece, nel suo perpetuo pendolarismo tra Prodi e i suoi nemici, ne ha per tutti. Spiega il capo degli ex Dc del centro-destra in uno dei corridoi del Transatlantico: �Per me la “zona grigia” di Tronchetti � un “vorrei ma non posso”. Perch� non dice se si riferisce al governo? Ai servizi? Se no � solo una cortina di fumo. Per Prodi, invece, il caso Rovati � un gravissimo infortunio, se fosse successo a Berlusconi lo avrebbero gi� impalato�.

                    Vicende e schieramenti che si intrecciano. Scandali che si moltiplicano, fino a confondersi. Il caso Telecom, e le sue conseguenze, potrebbe offrire materiale per una tesi di laurea sulle guerre di potere in Italia. E’ sicuro che domani il dibattito in Parlamento sulla vicenda porter� ad un nulla di fatto. Come � sicuro che il �caso� ha innescato un processo di ridimensionamento – e di logoramento – del premier. �Pi� Tronchetti si sentir� agonizzante – racconta un uomo del Palazzo amico dell’ex-patron Telecom – e pi� far� rivelazioni per tirare in ballo Prodi che considera il responsabile della sua fine�. Sar� una persecuzione. E il duello � appena cominciato. Ieri Prodi ha regalato un commento ironico ai suoi collaboratori sui verbali del cda di Telecom: �Sarebbero una notizia se si prende per buona l’idea che quanto si dice in quelle riunioni � oro colato. Ma so che nei cda si raccontano un sacco di balle�.

                      Ma rester� deluso chi immagina ora uno scontro frontale dentro il centro-sinistra. �Sono stufo di passare sempre per l’eterno nemico di Prodi – si lamenta da giorni D’Alema -. Le questioni che sono sul tappeto riguardano tutti e non solo il sottoscritto�. Per cui il ministro degli Esteri non andr� oltre gli avvertimenti che ha gi� lanciato. Il suo consigliere economico, Nicola Rossi, enuncia una regola che potrebbe tranquillamente essere trascritta nell’�Arte della guerra� di Sun Tzu: �Spesso in questo paese le polemiche si esauriscono nel processo e non nel prodotto�. Tradotta da un dalemiano �eretico� per la sua franchezza come Giuseppe Caldarola la regola significa: �Prodi ha gi� capito che non pu� fare quello che vuole�.

                        Lo scontro si � gi� consumato, quindi, e il nuovo equilibro � in corso di costruzione. Oggi, domani o dopodomani per garantire la collegialit� potrebbe essere riesumato formalmente il classico organismo dei governi di coalizione: il consiglio di gabinetto. Anche perch� per restare a galla il Professore utilizza una tattica che nei comportamenti del Prodi versione 2006 � diventato quasi un automatismo: si appoggia su Rifondazione. �Il Piano Rovati – rimarca il sottosegretario Alfonso Gianni, rappresentante di Bertinotti – era ottimo come la Finanziaria di oggi che non � neppure lontana parente della prima bozza di un mese fa. Solo che Prodi e i suoi l’hanno gestito male: la fessa in mano alle creature�. Fino a quando gli altri partner di governo accetteranno questo gioco?

                          Per cui a ben vedere il �caso Telecom� ha gi� provocato i suoi guai. E altri ne provocher� nel tempo. Spiegava l’altro giorno Francesco Cossiga a Giulio Tremonti: �Non so cosa � successo in Telecom. So solo che ci sar� un’ondata di ricatti che durer� per anni�. Questa � la parte pi� raccapricciante dell’intera vicenda. Antonio Di Pietro ripete che le intercettazioni non vanno distrutte. L’azzurro Fabrizio Cicchitto, invece, si scaglia su Tronchetti: �E’ indifendibile. Hanno intercettato Vieri, Afef e Della Valle, chi aveva interesse a farlo se non lui?�. Insomma, anche nel Palazzo la confusione sulla parte pi� oscura della vicenda regna sovrana. Anche se qualcuno le sue idee ben chiare ce l’ha: �C’era un tariffario per ogni servizio di intercettazione – osserva Bruno Tabacci – e magari poi c’era qualcuno che suggeriva ad un procuratore di sentirsi qualche telefonata magari tra Fiorani o, chess�, Riccucci. E nessuno pu� alzarsi nella parte del Grande Accusatore. Neppure Berlusconi�.

                            E magari pagher� per tutti il capo del Sismi che sar� mandato in in pensione prima del tempo (La Stampa del 22 settembre, ndr). E in questo caos resta una domanda: �Tronchetti dice di aver letto 350 pagine di ordinanza – si chiede l’azzurro Maurizio Lupi -, ma come ha fatto se non � indagato?�.�Ci deve essere la garanzia assoluta che il materiale intercettate venga distrutto�. Il segretario dei Ds, Piero Fassino, ieri sera durante la trasmissione di RaiTre �Ballar� ha replicato cos� a Piercamillo Davigo: il magistrato aveva contestato il decreto varato dal governo sulle intercettazioni, nella parte in cui prevede la distruzione immediata di quelle illegali. �Bisogna non perdere di vista il tema – ha spiegato Fassino – cio� che migliaia di persone sono state intercettate illegalmente. Capisco che se c’� una notizia di reato non vengano distrutte�. Il segretario della Quercia ha ricordato, tornando alla vicenda Unipol, che in altri casi �materiale legale � stato utilizzato per danneggiare delle persone�. Sulla vicenda, il leader Ds ha parlato di �un attacco alla democrazia�, che esiste �quando un cittadino sa di essere libero e tutelato dalla legge�.