Telecom, altri 4.500 esuberi entro il 2012

20/04/2010

MILANO – Telecom Italia quantifica i nuovi tagli di personale: 4.500 dipendenti usciranno del gruppo della telefonia da qui al 2012, così che ammonterà a 13mila persone il numero degli esuberi nella gestione dell´amministratore delegato Franco Bernabé.
I nuovi dettagli sono contenuti in una nota diramata ieri sera, al termine dell´incontro tra l´azienda e i suoi sindacati Cgil, Cisl e Uil. Le intenzioni di Telecom sono state comunicate ai rappresentanti dei lavoratori in una riunione di circa quattro ore, cui partecipava una delegazione dell´azienda guidata dal capo delle risorse umane, Antonio Migliardi. «L´azienda ha esplicitato come nel periodo 2010-2012 si cumulino, in Telecom Italia spa, le necessità di efficientamento residue già previste in piani precedenti (pari a 2.300 risorse) e ulteriori efficienze aggiuntive, quantificate in 4.522 risorse al 31 dicembre 2012». Sembra un po´ il linguaggio che il tagliatore di teste impersonato da George Clooney usa in Tra le nuvole. La sostanza è un nuovo salasso sui dipendenti del gruppo, che ai tempi dell´Opa di Roberto Colaninno contava oltre 100mila dipendenti, mentre ora ne ha poco più di 60mila. Le parti, sempre ieri, hanno inoltre previsto «un successivo momento di sintesi», previ «ulteriori approfondimenti sulle dinamiche di piano in materia di strategie di mercato e di opzioni tecnologiche ed investitorie».
«Si tratterebbe, se prendiamo in esame il quinquennio 2008-2012 – dice Emilio Miceli, segretario dello Slc-Cgil – di 13.000 esuberi complessivi. La scure di Bernabé si è abbattuta dunque sul 20% dei lavoratori dell´azienda in Italia». Con queste premesse, il sindacato oggi prenderà posizione in modo congiunto, e il 26 aprile è stato convocato il coordinamento nazionale unitario del gruppo, per valutare le eventuali forme di protesta. «La cosa più insopportabile – aggiunge Miceli – è che l´obiettivo è quello di poter giungere a un aumento del dividendo e alla riduzione del debito di 5 miliardi: nessun cliente in più, nessun piano di rilancio, nessun investimento per innovare. Un piano finanziario e non industriale, che va a colpire solo la parte più debole dell´azienda».
In effetti, quando settimana scorsa il manager di Vipiteno che guida il gruppo da oltre due anni ha presentato le strategie triennali agli investitori, si era capito che la riduzione di personale era una derivata di alcuni suoi assunti. Tipo l´estensione e incremento del piano di efficienze 2009-2012 sui costi per cassa pari a 2,7 miliardi di euro (contro due del precedente piano triennale) di cui circa un miliardo atteso nel 2010, e il completamento sostanziale del piano di riduzione organici per fine 2010.
Nelle stesse ore, per conto di un importante azionista di Telecom, il direttore generale di Intesa Sanpaolo Gaetano Micciché ha detto che il piano del gruppo «è stato recepito bene dai mercati». Ed è assolutamente vero, a guardare gli ultimi giorni di quotazione del titolo (in calo dell´1% a 1,1 euro ieri). Ma è impossibile dar torto ai lavoratori, che aspettano un rilancio concreto dei business dell´azienda, non dei correttivi di tipo manageriale che rischiano di trasferire la ricchezza, o almeno quella residua, del glorioso ex monopolio dalle tasche di chi lavora a quelle di manager e investitori.
Proprio settimana scorsa, in pubblicazione con il bilancio 2009 di Telecom Italia, è emerso che gli azionisti si sono equidivisi un monte cedole di un miliardo di euro, su un utile di 1.581 milioni (in calo di quasi 600 milioni rispetto al 2008). Nell´occasione è diventato pubblico anche il compenso dell´ad Bernabé, che nel 2009 ha raggiunto i 3,4 milioni di euro, con un miglioramento del 75%.