“Teatr’Italia” Fazio la voce che manca (M.Deaglio)

02/11/2005
    sabato 29 ottobre 2005

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      PALCOSCENICO ITALIA

        Fazio
        la voce
        che manca

          Mario Deaglio

            LA legge finanziaria presentata dal ministro Siniscalco il 29 settembre è stata radicalmente modificata con la «correzione» di sei miliardi di euro approvata ieri dal consiglio dei Ministri su proposta del ministro Tremonti che si aggiunge alla «correzione» di 2 miliardi decisa il 14 ottobre. Questo susseguirsi di correzioni, per di più in un quadro di incertezza contabile, rende difficile credere all’affermazione di Tremonti secondo cui «tutto è assolutamente sotto controllo». Si ha invece l’impressione di trovarsi su un terreno instabile, per cui non si può escludere che improvvisamente si aprano altri «buchi», oltre a quello derivante dalla mancata vendita degli immobili pubblici.

            Di fronte a simili instabilità, il ministro dell’Economia si muove in maniera analoga a quella delle sue Finanziarie del 2003 e del 2004.

            Tremonti è convinto che i conti pubblici possano essere risanati, esclusivamente o quasi, per via «finanziaria» ossia mediante operazioni cosmetiche e giri contabili (incasso dei dividendi Eni ed Enel mediante la Cassa Depositi e Prestiti, riduzione dei trasferimenti dallo Stato ad altre entità pubbliche come l’Anas e le Ferrovie). La sua azione appare inoltre dominata dall’imperativo politico, divenuto quasi ossessivo negli ultimi tempi, di evitare di «mettere le mani in tasca agli italiani», pur se questo comporta il pericolo di un forte scadimento di servizi e prestazioni pubbliche.

            Al di là della struttura dei conti, questo susseguirsi di correzioni rafforza l’impressione della mancanza di una strategia economica veramente condivisa all’interno della maggioranza, come dimostrano i continui contrasti che oppongono il ministro dell’economia ai «ministri della spesa» e agli enti locali, i quali resistono con molta tenacia alla prospettiva di tagli molto duri ai loro bilanci.

            L’incertezza si estende alle imprese – dal momento che le innovazioni in materia di ammortamenti si tradurranno comunque in un aggravio di imposte – chiamate a credere in un miglioramento congiunturale, del quale si intravede qualche pallido segno ma che sta avvenendo soprattutto grazie alla, sia pur modestissima, evoluzione positiva del quadro congiunturale europeo. Va aggiunto che i riflussi delle avventure estive degli immobiliaristi, potrebbero causare qualche instabilità finanziaria. Occorre infine sottolineare che dall’opposizione non è venuta alcuna vera proposta organicamente strutturata.

            Tutto questo, in realtà, non deve stupire più di tanto. Sono decenni che le leggi finanziarie si cambiano in corso d’opera, che sui dati delle finanze pubbliche si registrano zone d’ombra, che le opposizioni polemizzano su singoli punti, che gli enti locali dissotterrano l’ascia di guerra contro i tagli di Roma. La novità di oggi è data dall’assenza di una voce che, in situazioni come questa, aveva goduto del rispetto generale, dato al sistema economico italiano un indirizzo non contestato, definito i termini entro cui potevano muoversi le politiche economiche e le leggi finanziarie.

            La voce oggi muta è quella della Banca d’Italia che aggiungeva, alle sue funzioni tecniche di «prestatore di ultima istanza», quelle informali di «arbitro di ultima istanza» nelle questioni di politica economica; al suo giudizio su ciò che era economicamente possibile o impossibile, oltre che statisticamente valido, tutti si rimettevano. Il significato etimologico di «governatore» è «timoniere», e il Governatore della Banca d’Italia dava appropriati ed efficaci colpi di timone quando la navicella del sistema economico si avvicinava troppo alle rocce.

            Non è il caso di ripercorrere le recenti, penose, vicende di questa istituzione, ora quasi imbalsamata per quanto riguarda le grandi scelte del Paese; occorre però riflettere sul danno che al paese ne sta venendo. La perdita di quell’autorevolezza, l’assenza di quella voce, di quella sottile e condivisa azione di indirizzo è più importante dei deficit nei conti pubblici e rende la confusione che circonda la messa a punto di questa legge finanziaria più difficile da superare, più sgradevole, più disperante.

              mario.deaglio@unito.it