Tavolo tematico “Turismo sostenibile”, Documento CGIL CISL UIL, Filcams Fisascat UIltucs

Azioni e proposte per un turismo sostenibile
Documento unitario
Segreterie Confederali CGIL, CISL, UIL
Segreterie Nazionali FILCAMS – CGIL, FISASCAT – CISL, UILTUCS – UIL
presentato alla riunione con il Ministero delle Attivita’ Produttive – Dire.Gen. per il Turismo del 17 settembre 2002
in preparazione della 1′ Conferenza del Turismo Italiano del 27/28 settembre 2002

La definizione di "turismo sostenibile" – analogamente a quella di sviluppo sostenibile – indica un aspetto fondamentale della vita comunitaria che si basa sul concetto di valore sociale delle attività economiche, di tutela dell’ambiente, di rispetto della biodiversità, di risposta alle istanze sociali, storiche e culturali delle diverse comunità, e che si orienta su una diversa cultura dello scambio fra produzione e riproduzione.

In questo contesto il turismo sostenibile non rappresenta, quindi, solo l’ennesima frontiera dell’ecologismo ma un’opportunità per valorizzare le vocazioni locali del nostro Paese; l’integrazione funzionale tra il patrimonio storico e culturale italiano, i parchi naturali, i siti agrari, le attività economiche industriali e artigianali di eccellenza.

Non a caso questa tematica è stata oggetto di attenzione dello stesso Parlamento europeo che con un documento del febbraio 2002 ha riproposto l’azione dell’UE per migliorare le misure a favore del "turismo sostenibile" attraverso l’elaborazione del progetto "agenda 21".

Il "turismo sostenibile" dovrebbe pertanto costituire – più che una branca specifica all’interno del settore turistico – una cultura che permea l’evoluzione dell’intero comparto; che caratterizza le modalità di fruizione del prodotto turistico stesso e che collega la tipicità dei prodotti e dei servizi offerti (prodotto – mare, servizi con elevato contenuto ecologico, culturale e sociale) allo sviluppo dei sistemi produttivi locali, alla qualità e alla efficienza della P.A. e degli Enti locali, al grado di innovazione delle infrastrutture e dei servizi presenti nel territorio.

Ma il turismo sostenibile deve anche rappresentare l’occasione per differenziare i servizi turistici in base ad un modello di sviluppo policentrico che consenta di indirizzare la competitività e l’attrattività degli insediamenti turistici sulla qualità, sull’innovazione tecnologica e sulla professionalità del lavoro piuttosto che sulla concorrenza derivante dall’abbattimento dei costi di produzione mediante i tagli al costo del lavoro e all’occupazione.

L’arte, il mare, le città del vino o del formaggio non sono più, da soli, in grado di garantire un accettabile competitività nello scenario turistico internazionale, sia per il processo di unificazione monetaria, che ha vanificato i vantaggi comparati derivanti dal differente rapporto di cambio delle monete, sia per l’affermazione competitiva di altri Paesi particolarmente validi sul versante della politica tariffaria (Paesi del Mediterraneo e Paesi candidati all’allargamento dell’UE).

Sempre di più, nell’opinione pubblica, emerge la consapevolezza e l’esigenza di costruire un modello di sviluppo globale rispettoso della vita sociale e dell’ambiente; cresce analogamente la sensibilità verso il rispetto del valore comunitario del lavoro, contro lo sfruttamento derivante dall’iniqua distribuzione della ricchezza a livello planetario

Anche il turismo, come altri settori, avverte tutta l’incertezza legata al processo di allargamento comunitario.

Ma gli aspetti deteriori della globalizzazione non possono essere arrestati mediante sterili chiusure protezionistiche, peraltro improponibili, viste le caratteristiche economiche del settore.

Occorre tuttavia promuovere, almeno a livello europeo, un quadro regolamentare più efficace in materia di turismo sostenibile, che includa le clausole sociali, combattendo l’economia sommersa, il lavoro precario, la fuga dal contratto di riferimento, e rendendo certi ed esigibili i diritti dei lavoratori.

Questi contenuti possono favorire la costruzione di una "marca europea", basata sulla responsabilità sociale delle imprese e su un livello accettabile di sostenibilità economica e ambientale dei sistemi produttivi e dei servizi.

Per qualificare la "marca Italia" il Governo deve invece negoziare con le Regioni i criteri fondamentali delle politiche generali per ricomporre la dimensione unitaria del settore e per realizzare un livello soddisfacente di servizio su tutto il territorio nazionale, oltre le gelosie e gli steccati funzionali delle competenze, attribuite al sistema delle Autonomie Regionali e Locali dal rinnovato Titolo V della Costituzione della Repubblica italiana.

Alle Regioni spetta infine programmare, attraverso la potestà legislativa esclusiva, politiche di sviluppo policentrico la cui attuazione specifica viene delegata alle comunità locali, secondo il diverso grado culturale, storico, paesaggistico, economico.

In tale contesto un appuntamento importante è senz’altro costituito dalla redazione della "carta dei diritti del turista", coinvolgendo, oltre alle Parti economiche e sociali, anche le ONG e Associazioni che si occupano, nello specifico, delle questioni relative alla sostenibilità ambientale e sociale.

La Carta può rappresentare un formidabile veicolo per promuovere una "marca Italia" competitiva, sostenibile ed innovativa, utilizzando anche i canali del commercio elettronico e l’e – government.

La cultura della sostenibilità richiede soprattutto un adeguato livello di diffusione dell’informazione, condizione essenziale per assicurare il pieno coinvolgimento delle popolazioni locali che manifestano, attraverso la partecipazione alla vita sociale, il proprio diritto di cittadinanza attiva.

E’ altrettanto evidente che l’applicazione dei principi di sostenibilità sociale, ambientale ed economica in tutte le fasi del ciclo di produzione del "bene – servizio turismo" richiede un livello adeguato di preparazione formativa degli addetti del settore.

A questo scopo possono essere utilizzati gli enti bilaterali del turismo, all’interno di un sistema a rete integrato che valorizza le diverse competenze e funzioni delle P.A., degli enti locali, delle associazioni e delle imprese del settore, secondo i canoni di sussidiarietà verticale ed orizzontale .

Ma il "turismo sostenibile" è anche quello che consente l’accesso e la fruizione del bene vacanza ad ampi strati della popolazione.

In questo senso il turismo sostenibile si connota anche come turismo sociale che include
grande parte del mondo dell’associazionismo, i giovani, i pensionati e i lavoratori in forma associata.

Si accorcia il tempo dedicato alla prestazione lavorativa in un luogo fisico predefinito mentre si confondono sempre di più gli ambiti tradizionali della formazione professionale, dell’aggiornamento continuo, dell’istruzione e della cultura.

La domanda di tempo libero si concentra nei settori che esaltano e valorizzano le attività e i servizi ricreativi, culturali, ambientali.

La sostenibilità della domanda turistica dipende anche dal grado di stagionalizzazione dei flussi, e dalla possibilità di localizzare e promuovere l’offerta nelle aree meno conosciute o ancora non pienamente valorizzate.

Gli enti pubblici non possono costringere gli alberghi, o gli altri servizi turistici, a localizzarsi nelle aree svantaggiate o imporre metodi organizzativi e gestionali alle imprese turistiche, ma possono agevolare il dialogo sociale e la conclusione di accordi economici, facendo emergere disponibilità e convenienze altrimenti destinate a rimanere sommerse.

A questo scopo va evidenziato allora il valore della concertazione regionale e sub – regionale che può fornire risposte importanti, oltre che alle esigenze di riqualificazione territoriale, anche ai bisogni di evoluzione sociale e del lavoro, mediante una diversa articolazione e organizzazione sul territorio delle attività produttive, della mobilità, del tempo lavorato, del tempo fruito, del tempo di festa, del tempo dedicato alla cura della persona, secondo le esigenze dell’intera comunità locale, all’interno della quale vanno considerate le istanze e i bisogni delle lavoratrici e dei lavoratori.

In particolare la concertazione regionale e sub – regionale può contribuire alla costruzione dello specifico "progetto di comunità regionale e locale", qualificando la politica degli acquisti e dei consumi sostenibili, anche mediante lo sviluppo dei sistemi di certificazione di qualità e di sostenibilità ambientale; attuando politiche integrate, ecologicamente e socialmente compatibili, delle reti energetiche, dei sistemi di mobilità, delle attività sociali e del tempo libero; infine, favorendo i comportamenti virtuosi degli operatori privati (vanno, a tale scopo, utilizzate meglio le risorse messe a disposizione dalla Comunità Europea).

Si tratta anche di dare respiro ad alcune esperienze già diffuse in altri Paesi europei, come i sistemi "buoni vacanze" – la cui definizione va peraltro lasciata alla negoziazione spontanea dei protagonisti sociali, soprattutto delle categorie del settore.

Il sindacato confederale può svolgere un ruolo importante in questo campo grazie alla sua capacità di orientamento che può coinvolgere attivamente, attraverso i CRAL e le strutture e gli enti associativi, le lavoratrici, i lavoratori, i giovani, le donne, gli anziani.

Vanno però preliminarmente superati alcuni ostacoli definitori, presenti nella legge 135/2001, e va costruito un sistema di agevolazioni fiscali e contributive che renda conveniente il sistema anche mediante un deciso sostegno al risparmio turistico promosso dalla contrattazione collettiva integrativa.

Roma, 16 settembre 2002