Tavolo tematico “Lavoro-Impresa-Occupazione”, Documento Filcams Fisascat UIltucs

Documento Filcams-CGIL, Fisascat-Cisl, Uiltucs-UIL
presentato alla riunione con il Ministero delle Attivita’ Produttive – Dir.Gen.per il Turismo del 10 settembre 2002
in preparazione della 1′ Conferenza del Turismo Italiano del 27/28 settembre 2002

È ormai generalmente nota l’importanza che il turismo assume nello sviluppo economico, sociale e culturale del nostro paese. A tale importanza non ha corrisposto (e non corrisponde) un adeguato peso di questo settore nell’ambito delle politiche del governo. Emblematiche a questo proposito sono le non scelte seguite ai gravissimi avvenimenti dell’11 settembre e il ritardo nell’applicazione della L.135/01.
In particolare non basta sottolineare che questo settore crea occupazione. Occupazione caratterizzata dalla forte intensità delle relazioni interpersonali, e perciò mette al centro il valore del fattore umano e della qualità.
Tutta la letteratura, anche a livello europeo, insiste che nel settore occorre innanzitutto trattenere ed attirare lavoratori, nonché aumentare la loro competenza. Ciò deriva dall’evidenza dell’accelerato turn over in tutte le classi di imprese. Una delle cause riconosciute è indicata nelle condizioni di lavoro a partire dalla loro precarietà. Una delle cure indicata è, appunto, la formazione a tutti i livelli. Soluzione da condividere, ma rischia di trasformarsi nel classico cane che si morde la coda: infatti perché spendere per formare giovani che probabilmente andranno altrove?

E’ per noi evidente che occorra agire contemporaneamente su un’ampia tastiera di strumenti:

·Ridurre la precarietà e migliorare le condizioni di lavoro. La flessibilità necessaria al settore va perseguita mettendo a punto modelli organizzativi innovativi, anche incentivando (incentivi fiscali, contributivi, ecc.) le PMI che si organizzano in coerenza con gli obiettivi indicati;
·Esclusione di politiche di dumping sociale. Combattendo la piaga del lavoro nero. Rendendo certi ed esigibili i diritti del lavoratori, a partire dai CCNL. Sottolineiamo che la formula corretta, a nostro avviso è: “..delle condizioni normative e salariali stabilite dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative nella categoria” ;
·Appalti. Rappresentano un significativo punto relativo alle regole che il mercato deve rispettare per garantire trasparenza e qualità del servizio agli utenti oltre alla stabilità occupazionale per i lavoratori che operano nel settore. Analoga attenzione e trasparenza va tenuta nei confronti di fenomeni come la terziarizzazione ed il Franchising;
·Welfare. Garantire ai lavoratori del settore, compresi i precari, la previdenza obbligatoria, il sostegno al reddito e gli ammortizzatori sociali;
·Formazione. Per orientare le scelte dei giovani che si affacciano sul mercato del lavoro del turismo è necessario stabilire un efficace raccordo scuola-lavoro, attivando strumenti di orientamento e dinamiche formative permanenti con un’attenzione particolare alla qualificazione e all’aggiornamento professionale. Occorre porre la necessità di processi formativi che assumano un carattere permanente. Un forte potenziamento dell’azione formativa e di ricerca permetterebbe anche una reale modernizzazione del settore rafforzando le competenze relazionali e tecnico-operativo nel campo dello sviluppo sostenibile del turismo.

Un esempio per spiegare come una tastiera di strumenti può operare: la stagionalità ed i lavoratori stagionali sono un fenomeno tipico del turismo. L’UE, nel documento citato, sostiene, correttamente, “…. occorre abbattere la barriera della stagionalità del turismo, che rappresenta un serio ostacolo ad un pieno sviluppo del settore…”. Lo stesso documento propone “… la creazione di nuovi prodotti fruibili tutto l’anno (turismo scolastico, terza età, culturale, turismo sportivo, vacanze attive, ecc.) e la diversificazione dell’offerta. Ciò consentirà di alleviare lo stress delle località turistiche nei periodi di punta, di rendere più stabile l’occupazione e l’attività delle imprese…” Certo, e sono utili altre proposte con lo stesso fine – ad es. lo scaglionamento delle ferie , magari collegato ad un utilizzo di buoni vacanze per i lavoratori -, ma ciò è difficile se questi comportamenti non sono incentivati ed al contempo non si privilegiano i periodi di bassa stagione per riqualificare e professionalizzare i lavoratori, non si incentiva la mobilità territoriale dei lavoratori stessi, anche dotandoli degli strumenti previdenziali oggi precari etc….

    Roma, 10 Settembre 2002