Tavolo a novembre sui contratti

19/07/2004

SABATO 17 LUGLIO 2004 – ECONOMIA
Pagina 10 – Economia

    Tavolo a novembre sui contratti
    Rutelli: via a quelli territoriali. Fassino teme lo scontro

      Pezzotta propone di rinviare di qualche mese la discussione tra sindacati e Confindustria sulla riforma. Imprese disponibili, ma la Cgil insiste: non fissiamo date, serve prima una proposta unitaria a tre

        ROBERTO MANIA

        ROMA – Trattativa sui contratti verso il rinvio. Confindustria e sindacati potrebbero accantonare temporaneamente la questione che ha provocato lo strappo della Cgil di Guglielmo Epifani, per affrontarla a novembre. Nel frattempo potrebbero insieme concordare gli obiettivi prioritari per il rilancio dell´economia da sottoporre all´attenzione del governo; e, tra i sindacati, provare a definire una soluzione unitaria per la riforma del modello di contrattazione. E´ questa la strada che suggerisce il segretario generale della Cisl, Savino Pezzotta e che viene guardata con attenzione dalle imprese, oltre che dalla Uil. «Da qui a novembre – dice Pezzotta – ragioniamo tra noi sindacati e poi, a novembre, apriamo il negoziato con la Confindustria». Un ulteriore passo in avanti rispetto alla prima proposta di mediazione del leader cislino che indicava come mese di partenza quello di ottobre.

        Resta il fatto che la Cgil continua a non condividere questa impostazione. «Il problema – ripetevano ieri i collaboratori di Epifani – non è la data. Dobbiamo definire prima una proposta unitaria di Cgil, Cisl e Uil e solo dopo avviare la trattativa con le controparti. Le date non c´entrano nulla». La linea della Cgil verrà discussa lunedì prossimo in una riunione tra tutti i segretari generali delle categorie e delle strutture territoriali. Ma è chiaro che se si vorrà uscire dall´impasse qualche segnale dovrà arrivare anche da Corso d´Italia.

        E per cercare di capire le ragioni di questa crisi nelle relazioni industriali, il segretario dei Ds, Piero Fassino, ha telefonato ieri ai tre leader sindacali, Epifani, Pezzotta e Angeletti, dopo aver sentito nei giorni scorsi anche il presidente della Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo. Fassino non ha nascosto la sua grande preoccupazione per il rischio di una nuova stagione di incomprensioni, da una parte, tra le tre confederazioni sindacali e, dall´altra, tra la Cgil e la Confindustria. Lo strappo di Epifani lo ha colto di sorpresa, anche se nei giorni scorsi, prima della rottura, diversi esponenti diessini, tra i quali il responsabile dell´Economia, Pierluigi Bersani, avevano parlato con il leader della Cgil per avere rassicurazioni su un sviluppo sereno del confronto con gli industriali. Pare che Montezemolo – evidentemente preoccupato – abbia chiesto ai Ds di intervenire. Nelle conversazioni a Corso d´Italia, Epifani ha smentito queste circostanze, ma in molti lo hanno sentito concludere: «In ogni caso la Cgil ragiona con la sua testa». Certo è – pensano al Botteghino – che se di nuovo la Cgil dovesse vedersi appiccicata l´etichetta del sindacato massimalista, incapace di andare oltre il no, questo si rifletterebbe automaticamente sull´immagine del maggiore partito della sinistra. «Non è proprio il massimo – si ragionava due giorni fa alla direzione diessina – mentre il governo è in crisi e si è lavorato mesi per rilanciare la concertazione tra le parti sociali». Per questa via si ripropone, inevitabilmente, anche per i Ds, il caso della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil. Nell´ultimo congresso straordinario hanno dichiarato morta e sepolta la stagione della concertazione e della politica dei redditi, che per la Quercia al contrario, deve restare al centro di una efficace azione di politica economica.

        La questione sociale torna così nel dibattito del centrosinistra. Ieri il presidente della Margherita, Francesco Rutelli, ha detto che la missione dei protocollo Ciampi si sta esaurendo e, poi, ha rilanciato la sua proposta, vicina al modello della Cisl: riforma degli assetti contrattuali dando più spazio agli accordi territoriali e aziendali, nei quali distribuire la produttività. Al contratto nazionale sarà attribuito il compito di garantire i minimi salariali. Rutelli ha detto che, pur difendendo l´autonomia delle parti sociali, intende presentare una proposta di legge in questo senso.