Tasse, sugli onesti pressione al 50%

14/06/2007
    giovedì 14 giugno 2007

    Pagina 13 – Primo Piano

    Tasse, sugli onesti pressione al 50%

      Dal 1980 a oggi il sommerso è cresciuto in manieraesponenziale

        PAOLO BARONI

          ROMA
          La pressione fiscale in Italia viaggia attorno al 42% del prodotto interno lordo. Ma questa è solo una media: perché in realtà, per colpa degli evasori, gli italiani onesti pagano molto di più. Secondo i calcoli dell’Agenzia delle entrate sui dati del 2004, a fronte di un prelievo «apparente» del 41,42% i cittadini onesti hanno pagato quasi 10 punti percentuali in più: il 50,74%. La ricchezza sottratta al Fisco negli ultimi 27 annim, dal 1980 ad oggi, è cresciuta infatti in maniera esponenziale, passando da 43,9 miliardi di euro ai 270,1 miliardi di euro del 2004. Che corrisponde ad una quota pari al 19,12% del Prodotto interno lordo.

            La ricerca rivela che è addirittura dal 1989 che la pressione reale viaggia sopra il 50%, con un picco del 55% nell’anno dell’Eurotassa, il 1997. Le stime del 2004, l’ultimo anno per il quale sono disponibili tutte le variabili, parlano di una base imponibile effettiva di 818.403 miliardi e di tasse pagate solamente su 548.301 miliardi di euro.

              L’anno di massimo assoluto dell’evasione è stato il 1990: negli anni a seguire questo odiosissimo fenomeno comincia il suo graduale rientro fino ad arrivare al minimo del 1999 con un decremento di quasi 10 punti in 10 anni. Negli anni più recenti «si osserva, invece, una pericolosa fase ascendente dell’evasione negli anni 2003 e 2004».

                La ricerca, appena sfornata, conferma la volontà del Fisco di conoscere la reale portata del «fenomeno evasione» proprio in un momento in cui l’argomento è diventato di strettissima attualità, in vista della spartizione del cosiddetto «tesoretto» e della messa a punto del nuovo Dpef (Documento di programmazione economica). Nei giorni scorsi è stato lo stesso ministro dell’Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, ad affermare che in Italia il peso delle tasse è altissimo e che la riduzione delle aliquote è strettamente legata al recupero d’evasione fiscale.

                  Le nuove stime partono dai versamenti Iva che vengono incrociati con i dati Istat relativi alla contabilità nazionale. L’imposta sul valore aggiunto, infatti, secondo gli esperti, «è un tributo cardine del comportamento fiscale tout-court perché la gran parte delle fattispecie di comportamento evasivo generano un abbattimento di imponibile Iva». Che negli ultimi anni è stato pesantissimo: solo nel 2004 sarebbero stati sottratti al Fisco 43,2 miliardi di euro di Iva, ben il 31% in più rispetto a 5 anni prima, a fronte di versamenti per 77,9 miliardi di euro. In pratica ogni 100 euro di Iva pagata ce ne sono 55 che vengono puntualmente evasi.

                    La vera novità dell’analisi condotta dall’Agenzia delle entrate riguarda però la possibilità di calcolare la pressione fiscale effettiva, un dato che consente di verificare se la riduzione della pressione sia imputabile a una riduzione del carico fiscale determinato dalle leggi o se sia il risultato di un aumento dell’evasione. Nel 2002, ad esempio, si è assistito a una riduzione del carico fiscale legale, non colto tramite la pressione fiscale apparente rimasta stazionaria, poiché associato a un recupero di evasione (si riduce il carico fiscale di chi paga le tasse, perché si amplia la base di quelli che le pagano). Nel 2003, è invece accaduto l’inverso: e il carico fiscale sugli «onesti» è aumentato di più di quello apparente. Nel 2004, la pressione fiscale apparente è invece scesa di più di quella reale: questo significa che una parte della riduzione del peso fiscale era il prodotto di una nuova impennata dell’evasione. La pressione fiscale è cresciuta fino al 1997 per poi calare leggermente e stabilizzarsi: intorno al 42-43% quella apparente, mentre quella effettiva oscilla sul 51-52%. E questo, come segnalano da tempo molti osservatori, dalla Confindustria alla Banca d’Italia, è la vera anomalia italiana.

                      «A causa del peso dell’evasione – denunciava il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, nelle sue ultime Considerazioni finali, lo scorso 31 maggio – la differenza tra l’Italia e resto dei paesi d’Europa è maggiore se si guarda la prelievo sui contribuenti fiscalmente onesti». La forbice tra pressione fiscale «apparente» e «reale» viaggia infatti attorno ai 9-10 punti percentuali del Prodotto interno lordo: ecco l’importo del vero «tesoretto» che bisognerebbe cercare di incassare.