Tasse, mutui, assicurazioni e la gratifica natalizia sparisce

13/12/2004

    sabato 11 dicembre 2004

      Pagina 11 – Economia

      LE TREDICESIME

        L´80% se ne va in spese obbligate, poco per regali
        Tasse, mutui, assicurazioni e la gratifica natalizia sparisce

          Trenta miliardi di euro verranno consegnati a lavoratori dipendenti e pensionati a partire dalla prossima settimana
          Per un metalmeccanico 1.372 euro in media. I commercianti stimano 100 milioni di euro in meno per i consumi di fine anno
          È nata grazie a un accordo tra Confindustra e sindacati il 27 ottobre 1946, ed è stata poi estesa a tutti nel 1960
          Confcommercio e Confesercenti invitano i propri associati ad abbassare i prezzi per venire incontro ai consumatori

            RICCARDO DE GENNARO

              ROMA – La tredicesima non servirà per dare una spinta ai consumi, ma per pagare tasse, rate dei mutui, l´assicurazione auto. Saranno pochi i lavoratori e i pensionati che quest´anno potranno «viverla» veramente come gratifica natalizia e spendersela in viaggi e regali. Ci sono spese più urgenti che premono. Nata grazie a un accordo sindacati-Confindustria il 27 ottobre 1946 (accordo diventato valido erga omnes con un decreto del presidente della repubblica del 28 luglio 1960), la tredicesima ha perso tutto o quasi il suo spirito originario e oggi deve tamponare la perdita di potere d´acquisto dei lavoratori.

              Quest´anno le tredicesime, che cominceranno ad essere consegnate ai lavoratori a partire da mercoledì prossimo, equivalgono a poco più di 30 miliardi di euro. L´Adusbef (consumatori) stima che quest´anno il 22-23 per cento servono a lavoratori e pensionati per pagare le bollette, il 18 per cento per fare fronte all´Ici, il 14-15 per cento l´Rc auto, il 12 per cento la rata del mutuo casa. Poi ci sono il canone Rai e il bollo auto.

              Insomma, l´83 per cento va a finire in spese obbligate, che non permettono di godersi questa fetta di stipendio aggiuntivo. Soltanto il 17 per cento, infatti, sarà utilizzato per altre spese, regali ed eventuali risparmi, poco più di cinque miliardi di euro complessivi.

              Non più di una piccola boccata d´ossigeno, dunque. Come sottolinea l´Ires, 10 milioni di italiani guadagnano meno di 1.350 euro netti al mese, 6,5 milioni meno di mille euro. La soglia di povertà si è alzata, aumenta – come sottolinea Banca d´Italia – il popolo delle rate e delle cambiali. «Il lavoratore che prende la tredicesima è sfiduciato – dice il presidente dell´Ires, Agostino Megale – e, dopo le spese di fine anno, deve anche fare i conti con un´altra brutta realtà: il suo 2005 sarà peggio del 2004. L´unico modo per ridargli fiducia sarebbe la restituzione del fiscal drag».

              L´Ires stima che, nonostante il rallentamento dell´inflazione di questi ultimi mesi, nel triennio 2002-2004 un lavoratore con una retribuzione lorda annua di 22.500 euro ha perso potere d´acquisto per 1.221 euro: 705 euro in termini di perdita secca e 516 euro per il mancato recupero del fiscal drag. Come dire che la tredicesima se n´è andata in fumo prima ancora di poter fare fronte alle spese che ricorda l´Adusbef: la tredicesima netta di un lavoratore metalmeccanico è pari, infatti, a 1.372 euro, rileva ancora l´Ires, quella di un lavoratore tessile di poco superiore ai mille euro, quella di un dipendente comunale di 1.129 euro.

              I commercianti sono disperati. La Confcommercio stima che quest´anno i consumi nel mese di dicembre saranno inferiori a quelli del dicembre dell´anno scorso per una cifra pari a circa 100 milioni di euro, una diminuzione peraltro in linea alla flessione dei consumi registrata nell´intero arco dell´anno 2004. È per questo che, mentre le associazioni dei consumatori chiedono di anticipare la data dei saldi, Confcommercio e Confesercenti invitano i propri associati ad abbassare i prezzi. E l´Adusbef incalza: «Dopo un anno durissimo di rincari e aumenti che hanno falcidiato i redditi delle famiglie, costrette a indebitarsi per sopravvivere, resterà poco per festeggiare». Una cifra per tutte: l´associazione dei consumatori stima che nel 2004 i rincari sono stati pari a oltre mille euro per famiglia. Il presidente dell´Adusbef, Elio Lannutti, vede nero quanto e più di Megale: «Non ci sono all´orizzonte segnali di ripresa, nel 2005 sconteremo una crisi più profonda legata alle minori disponibilità delle famiglie, che dovranno indebitarsi anche per comprare il pane e la pasta».