Tasse, Irpef zero per un italiano su quattro

17/02/2010

Più della metà delle tasse sulle persone fisiche, esattamente il 52%, è pagata dal 12% dei contribuenti, quelli che hanno redditi oltre i 35 mila euro. E sono quasi tutti lavoratori dipendenti e pensionati, visto che queste due categorie producono in totale il 78% dei redditi, contro il 4,2% dei lavoratori autonomi. In attesa di elaborare le dichiarazioni fiscali del 2008, i cui dati arriveranno a marzo, il ministero delle Finanze offre il quadro definitivo dei redditi e delle tasse pagate nel 2007 dagli italiani. Facendo di nuovo arrabbiare i sindacati, che reclamano con sempre maggior insistenza (la Cgil con lo sciopero generale del 12 marzo) una riforma radicale del sistema fiscale.
Con l’ultima modifica delle aliquote Irpef varata proprio nel 2007 dal governo Prodi, del resto, non è cambiato un granché. È aumentata la progressività dell’imposta, c’è stato un effetto di redistribuzione più ampio, ma tutto si è risolto con un aumento dell’aliquota media. Secondo il ministero dell’Economia, l’aumento del numero delle aliquote, la trasformazione delle deduzioni in detrazioni decrescenti con l’aumentare del reddito, e la modifica della "no tax area" hanno fatto risparmiare un po’ di tasse ai contribuenti medi, ma la nuova Irpef si è rivelata più dura non solo per chi ha redditi superiori ai 50 mila euro, ma anche per quelli che non guadagnano più di 8 mila euro l’anno.
Nel 2007, dunque, lo Stato ha incassato 142,4 miliardi di tasse sui redditi delle persone fisiche, ma a pagarle sono stati solo 30,5 milioni di cittadini, rispetto ai 41 milioni di contribuenti conosciuti al fisco, il 27% dei quali dichiara un’imposta netta pari a zero. Del resto, la metà degli italiani, secondo i dati del Dipartimento delle Finanze di via XX Settembre, non supera i 15mila euro di reddito annuo, e ben il 91% sta nella fascia sotto ai 35 mila euro.
I superricchi, quelli che dichiarano più di 200 mila euro lordi annui, nel 2007, sono stati appena 75.689: poco più di 43 mila lavoratori dipendenti e ben 18.800 pensionati d’oro. Un numero più o meno equivalente a quello dei lavoratori autonomi che denunciano un reddito di oltre 200 mila euro, e che sono appena 20 mila.
Fanno riflettere anche i dati del governo relativi alle dichiarazioni dei redditi delle società. Metà delle quali, come tradizione, non paga tasse perché denuncia perdite di bilancio (per la bellezza di 53,1 miliardi di euro). Le società con un’imposta netta positiva sono, infatti, appena 526 mila, pari al 52,6% del totale (era il 52,4% l’anno prima).
«I dati del Tesoro sull’Irpef confermano le ragioni della nostra protesta» ha detto il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, secondo il quale «l’Italia è un paese dove una parte dei lavoratori paga anche per l’altra». La Cisl dice no alle richieste della Cgil, ritenendole parziali. «È come andare con l’ombrello sotto le cascate del Niagara. Ci siamo stufati di piccole restituzioni, noi vogliamo una grande riforma organica. I lavoratori sono diventati il bancomat dello Stato e delle Regioni, spostiamo il carico fiscale sui consumi» dice il segretario, Raffaele Bonanni. Anche la Uil chiede la riforma: «Bisogna diminuire subito le tasse a chi le paga» sostiene il segretario confederale Domenico Proietti.