«Tasse giù, ma prima sui redditi bassi»

11/01/2010

La Cgil: aliquote da ripensare. Alemanno: meglio aiutare le famiglie
La proposta delle due aliquote secche al 23% e al 33% fatta dal premier Silvio Berlusconi, pur con tutta la cautela legata alla stabilità dei conti mostrata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, sembra raccogliere le prime adesioni dentro la compagine di governo mentre si muove anche la Cgil che rilancia l’idea di una patrimoniale. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ritiene sia da «condividere» essendo in questa fase dell’economia «giusta e in grado di far ripartire l’economia». Il collega alla Funzione Pubblica Renato Brunetta ha auspicato che entro la legislatura si possa arrivare a un sistema fiscale di sole due soglie «compatibilmente con la sostenibilità dei conti pubblici». Il ministro-economista ha anche suggerito che «questo risultato dovrebbe accompagnarsi ad una tassazione maggiore dei consumi».
Ma nella maggioranza emergono anche i primi distinguo. Come quello esternato dal sindaco di Roma, ex responsabile economico dell’ex An Gianni Alemanno che, in veste di presidente della Fondazione Nuova Italia, ha chiesto «al premier Berlusconi di fare una riflessione sulla riforma fiscale per anteporre alla riduzione delle aliquote il quoziente familiare». E ha anticipato che la Fondazione organizzerà un convegno proprio sul quoziente familiare «dopo il quale potrà avvenire la riduzione delle aliquote». Una precisazione non di poco conto che rivela un film già visto: quando, nella delega del 2002 emerse la prima proposta delle due aliquote secche, An si mise di traverso e alla fine non se ne fece nulla.
L’annuncio da parte del premier di voler avviare una profonda riforma del sistema tributario, ha suscitato reazioni anche dall’opposizione e dal sindacato. La Cgil conferma che oggi presenterà a Berlusconi un documento contenente le sue proposte dentro le quali, oltre alla riduzione di imposte per 100 euro netti al mese per i redditi bassi e i pensionati già anticipata l’altro giorno, ci sono novità. Come quello di ottenere un bonus da 500 euro a persona per sostenere i consumi, seguito da un taglio dal 23% al 20% della prima aliquota fiscale a vantaggio delle fasce più deboli. Nel dossier preparato dal segretario confederale Agostino Megale c’è anche la proposta di una patrimoniale sopra le ricchezze di 800 mila euro e l’armonizzazione delle rendite al 20% esclusi i titoli di Stato.
Se il responsabile economico di Pd Stefano Fassina boccia le proposte di Berlusconi e Tremonti in quanto «non credibili, promettono dal 1994 senza fare mai nulla», il senatore Enrico Morando è più propositivo. E approfitta, nel suo ruolo di responsabile del forum finanza pubblica del Pd, di introdurre alcuni spunti per sostenere l’economia. «Se il governo rimette al centro il tema fiscale — precisa — noi siamo pronti ad interloquire». E suggerisce di alleggerire del 30% la tassazione dei redditi delle donne, di eliminare il costo del lavoro dall’Irap per aziende fino a 50 dipendenti, di unificare al 20% le rendite e di aumentare l’Iva su alcuni consumi come hanno fatto Gran Bretagna e Germania