“Tasse e crescita 4″ E la Slovacchia diventò Montecarlo

06/04/2004

martedì 6 aprile 2004


Riforme e sviluppo
La questione fiscale
Tasse e crescita 4





L’ALLARGAMENTO DELL’UNIONE
E la Slovacchia diventò

la Montecarlo della Ue
      (d. ta.) Avreste scommesso sulla Slovacchia, dieci anni fa? Pochi lo hanno fatto, quando il piccolo Paese ex comunista si è staccato dalla più prestigiosa Repubblica Ceca. Ma quei pochi hanno avuto ragione. In marzo, la regione di Zilina è stata scelta dalla coreana Hyundai per costruirci un impianto di montaggio automobilistico da 700 milioni di euro: 2.400 dipendenti, 200 mila auto all’anno dal 2006. La Hyundai non è sola: molte industrie dell’auto, a cominciare dalla Volkswagen, hanno scelto Bratislava per i loro impianti, tanto che la Slovacchia si avvia a diventare uno dei primi produttori di auto in Europa. Le ragioni sono numerose ma, su tutte, regna il fatto che il Paese è diventato un vero paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. Dal 1° maggio prossimo, ad allargamento avvenuto, nel cuore della Ue. Dall’inizio del 2004, il sistema fiscale slovacco è una semplice tassa flat , una sola e per tutti: il 19% per i redditi delle persone fisiche, 19% per l’Iva, 19% per le tasse sulle società. Unica eccezione, la tassa di successione: abolita in concorrenza con l’Italia. Una «Montecarlo sul Danubio», hanno detto alcuni. In realtà, le ambizioni del ministro delle Finanze di Bratislava, il giovane Ivan Miklos, sono più per il modello irlandese: un Paese che fino a vent’anni fa era uno dei grandi malati della Ue e che oggi, anche grazie a una politica fiscale molto attraente, è l’economia forse più dinamica del Vecchio Continente.
      La scelta slovacca sarà un problema serio per le autorità di Bruxelles e per le cancellerie dei Paesi Ue che non hanno mai accettato la positività della «concorrenza fiscale». Il guaio è, per loro, che Bratislava non è sola (anche se è la più avanti) su questa strada. Anche le tre maggiori economie dei Dieci nuovi entranti – Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria – stanno riducendo le tasse. Nel 1994, i tre Paesi erano tutti sopra il 40% del Pil, come peso complessivo (l’Ungheria al 45%): oggi sono tra il 35 e il 38%. In particolare, hanno imposte sui redditi al 22-23% del Pil (l’Italia è al 34%). L’Ungheria, in più, ha un’aliquota societaria che, tra diversi meccanismi, è al 18%. La Polonia ha una legge che prevede la creazione di «zone economiche speciali» con sgravi delle imposte sui redditi delle nuove imprese che possono arrivare al 50% del totale per dieci anni. La Lituania e la Lettonia, invece, hanno abbassato le tasse sui redditi societari al 15 e al 22%.
      L’Unione europea sta ancora esaminando e studiando le legislazioni fiscali dei nuovi entranti. Per capire se ci siano contraddizioni con la normativa europea generale e per immaginare che impatto possano avere i nuovi Paesi sulle dinamiche fiscali della Ue. E’ evidente, infatti, che Paesi pienamente dell’Unione con regimi fiscali molto competitivi non vanno nella direzione dell’ortodossia di Bruxelles, che da anni predica la necessità dell’armonizzazione fiscale come passo necessario per il completamento del mercato unico europeo. L’ingresso della New Europe, a quanto pare pronta a tutto pur di crescere, potrebbe d’altra parte essere per il Vecchio Continente lo shock tanto atteso.


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