Tasse e burocrazia. Le riforme dei Piccoli

10/05/2010

Comincia oggi il cammino di Rete Imprese Italia, l’associazione che rappresenterà in modo unitario gli interessi di commercianti, artigiani e piccole imprese. Chi sono i protagonisti della svolta. Riforma fiscale, accesso al credito, semplificazione e pagamenti veloci i primi punti in agenda.
Alla fine gli orfanelli hanno trovato una vera famiglia. La piazza Capranica a Roma (il luogo dove è nata l’idea dell’aggregazione delle Pmi) era nota per essere la sede dell’orfanotrofio di S. Maria in Aquiro. È solo una casualità, ma Confartigianato, Confcommercio, Cna, Confesercenti, Casartigiani hanno scelto proprio quel luogo per dare inizio all’operazione. In fondo piccole imprese e artigiani un po’ orfani si sono sentiti per anni: orfani di una forte copertura politica (soprattutto dopo la fine della prima Repubblica), di potenti lobby parlamentari, di un potere contrattuale da far valere durante le trattative con il governo.
Nuovi equilibri
Oggi che nasce «Rete Imprese Italia » parte una nuova stagione, quella degli obiettivi, delle riforme, del nuovo ruolo da giocare in un sistema che non sarà più triangolare ( governo, Confindustria, sindacati) ma dovrà riconoscere un quarto interlocutore che rappresenterà più di due milioni di aziende del commercio e dell’artigianato.
La nuova rappresentanza delle Pmi e dell’impresa diffusa nasce per dare voce comune e una maggiore visibilità e capacità di rappresentanza al mondo delle imprese dell’artigianato, del commercio, dei servizi e del turismo. E nasce anche, superando le logiche di rito della concertazione, per riequilibrare e ricomporre la rappresentanza delle imprese. Un processo nel quale sono indispensabili alcuni principi e valori che dovranno essere alla base di buone politiche per le Pmi italiane: la tutela rigorosa della legalità e della sicurezza e l’efficienza della giustizia; il pluralismo imprenditoriale; l’apertura dei mercati e l’attenzione alle ragioni dei consumatori fondate su una concorrenza a parità di regole; l’impegno per lo sviluppo territoriale e per una maggiore competitività dell’intero sistema Paese.
L’agenda
Ma accanto alla necessità di politiche più attente alle esigenze delle Pmi, le cinque organizzazioni hanno già stilato un’agenda delle priorità, una lista di obiettivi che la loro base chiede da tempo. Tutto passa da riforme istituzionali ed economico-sociali. Passaggi ritenuti indispensabili non solo dalle Pmi ma dalla stessa Confindustria per un’Italia più ambiziosa, che voglia crescere meglio e più velocemente.
Primo punto di confronto sarà il federalismo: i «pattisti» lo immaginano come un’occasione di maggiore produttività degli enti locali e della spesa pubblica e di riduzione della pressione fiscale complessiva in parallelo al contrasto e recupero di evasione ed elusione. È evidente che il nuovo organismo cercherà di ottenere un taglio delle aliquote Irpef e una riduzione ( se non abolizione) dell’odiata Irap. Però tutti sanno che simili richieste andrebbero a schiantarsi ancora una volta contro il rifiuto del ministro Tremonti che obietterebbe che non ci sono entrate sufficiente per simili tagli fiscali. Ecco perché si chiede un allargamento della base imponibile con una forte azione di contrasto all’evasione fiscale.
Altro obiettivo in agenda è la semplificazione del sistema amministrativo e la riduzione degli oneri burocratici, due disfunzioni che rallentano, appesantiscono e costano tempo e denaro.
I ritardi
In questo pacchetto di richieste si trova anche la semplificazione legislativa, la lotta a Basilea 3 («perché rischia di essere peggio di Basilea 2») e il nodo del ritardo dei pagamenti. In particolare quest’ultimo punto è uno dei più sentiti dalla base, per questo i promotori del Capranica chiederanno subito al governo la via d’uscita da una situazione che sta penalizzando soprattutto le piccole imprese ( che subiscono anche i ritardi delle grandi aziende). Il peggioramento dei bilanci nel 2009, la difficoltà di accesso al credito, la ripresa lenta sono problemi a cui bisognerà dare risposte e la rappresentanza delle piccole imprese dovrà provare a fare il cane da guardia, fare lobby, spingere verso il completamento del circuito della flexicurity attraverso la riforma degli ammortizzatori sociali, gli incentivi fiscali per chi investe in ricerca e sviluppo (a tutti ormai è chiaro che l’innovazione rimane l’unica, vera risorsa per rimanere competitivi sul mercato).
Una piena integrazione tra politica industriale e politica per i servizi, costruita sulla centralità dell’innovazione e degli investimenti infrastrutturali. E poi bisognerà occuparsi della qualità dei processi di formazione continua, dalla valorizzazione del merito e del talento, nella scuola e nell’università come nel mercato del lavoro e magari anche della riduzione del costo dell’energia e delle nuove opportunità della green-economy.
Naturalmente la «conditio sine qua non» perché tutti questi obiettivi siano praticabili è la compattezza con cui il nuovo organismo di rappresentanza saprà perseguirli.

Tra i fondatori del Capranica c’è qualcuno a cui piace utilizzare un’immagine per descrivere il patto: d’ora in avanti si pedalerà insieme, cinque biciclette affiancate verso traguardi comuni. L’unico rischio (e i veri ciclisti lo sanno) è che viaggiando affiancati aumenta il pericolo di collisione tra i guidatori.