Tasse, duello tra Montezemolo e Billè

05/11/2004


             
             
            Numero 265, pag. 3
            del 5/11/2004
            Tasse, duello tra Montezemolo e Billè
             
            Il mondo produttivo alza il tono dello scontro, mentre la Cdl non trova l’accordo sulle aliquote.
            Confindustria: giù l’Irap. Confcommercio: sgravare le famiglie
            Giampiero Di Santo
            Vanno alla guerra delle tasse Confindustria e Confcommercio. Come se non bastassero le divergenze nella maggioranza di centro-destra sull’operazione di accorpamento delle aliquote Ire voluta dal presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, ieri a turbare la già non quieta vita del ministro dell’economia, Domenico Siniscalco, è stato il duello a distanza tra i due presidenti, Luca Cordero di Montezemolo e Sergio Billè. Impegnati il primo a chiedere al governo di ridurre subito l’Irap e di destinare tutte le risorse disponibili per il rilancio della competitività e dello sviluppo e il secondo a replicare che la riduzione delle imposte dovrà cominciare dalle famiglie.

            È stato il numero uno di viale dell’Astronomia, a Torino per partecipare ai lavori dell’Italy-Japan business group, ad aprire le ostilità nei confronti della manovra disegnata da Siniscalco. ´Taglio dell’Irap significa competitività del sistema delle imprese e sviluppo e se parliamo di promesse è dal 2001 che se ne fanno’, ha detto il numero uno degli industriali e della Fiat. ´Le imprese italiane hanno sentito parlare molto in queste settimane di promesse da mantenere, di un collegato dopo una finanziaria fortemente restrittiva per restare nei parametri. Se le promesse riguardano l’Irpef, le aziende non sono d’accordo. Agire così, infatti, in un momento come questo, con un debito pubblico così alto, significherebbe trovare risorse per l’Irpef a scapito del futuro del paese, cioè di competitività, export, innovazione’. Una presa di posizione netta, così come netta è stata la replica di Billè. ´La riforma fiscale dovrà favorire un generalizzato rafforzamento del potere di acquisto delle famiglie, premessa più che indispensabile per un vero rilancio dei consumi, e nei limiti in cui ciò sarà possibile, ridurre la pressione fiscale per le imprese dei servizi, le uniche oggi ancora in grado di produrre valore aggiunto e nuova occupazione’, ha detto il numero uno della confederazione di piazza Belli. Billè ha aggiunto che la Confcommercio si opporrà a qualsiasi tentativo di dirottare verso altre esigenze le risorse stanziate per ridurre le aliquote Ire. Ma prima che lo scontro tra Confindustria e Confcommercio cominciasse, Siniscalco aveva cercato di rassicurare Montezemolo, ´La riduzione dell’Irap si inserisce nel quadro dei discorsi sulla competitività e la riforma degli incentivi per le imprese’, aveva detto il responsabile del dicastero di via XX Settembre. ´Su questo tema, comunque, la posizione di Confindustria è nota e io stesso ne ho parlato con Montezemolo’. Mentre il viceministro delle attività produttive con delega per il commercio estero, Adolfo Urso, ha salomonicamente concluso che entrambe le promesse vanno mantenute. ´Compatibilmente con le risorse disponibili, la riforma dell’Ire dovrà privilegiare le famiglie, mentre l’abbattimento dell’Irap dovrà cominciare dalla piena deducibilità delle spese per innovazione, formazione e ricerca e dall’alleggerimento del costo del lavoro dall’imponibile’. Una dichiarazione accolta con scetticismo dal responsabile economico della Margherita, Enrico Letta, che ha parlato di ´una politica di annunci e nulla più’. Mentre il relatore della Finanziaria alla camera, Guido Crosetto, nel giorno dell’esordio in aula della manovra, ha invitato il governo e la maggioranza a migliorare il testo che ha ottenuto il via libera della commissione bilancio. ´Auspico un’ampia disponibilità a migliorare il testo della commissione, che già reca alcuni limitati progressi’, ha detto il deputato di Forza Italia. ´È comunque indubbio che sulla Finanziaria si è scaricato un carico eccessivo di decisioni e quindi di tensioni per la ricerca di soluzioni accettabili e condivise’. Tra le tensioni, è esplosa definitivamente quella con gli enti locali, dopo la notizia che i comuni dovranno rinunciare a 600 milioni di euro a causa del blocco delle addizionali nel 2005 e 2006. L’Anci, ieri, ha fatto sapere che le amministrazioni locali più colpite saranno quelle di Roma e del Lazio (si veda altro servizio a pag. 41). La regione avrà dallo stato, a titolo di trasferimenti, 1,25 miliardi di euro, il 15,8% in meno rispetto al 2003. E anche la capitale guiderà l’anno prossimo la classifica dei centri più bersagliati dai tagli, seguita da Palermo e Bologna. (riproduzione riservata)