Tasse alla tedesca per le imprese italiane

06/09/2007
    giovedì 6 settembre 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Tasse alla tedesca
    per le imprese italiane

    Ma Bersani frena sulle proposte di Montezemolo: «Certi cambiamenti producono effetti perversi»

      di Bianca Di Giovanni/ROMA

        Fisco e imprese. Sul taglio dell’Ires si procede lungo la strada che porta al modello tedesco: basi imponibili più ampie, aliquote legali più basse. Quanto allo scambio tasse-incentivi chiesti da Luca Cordero di Montezemolo, al ministero guidato da Pier Luigi Bersani vogliono prima vederci chiaro. Il leader degli industriali non è andato oltre gli slogan: ora si tratta di vagliare le varie forme di aiuto e decidere quanle tagliare: «A dirla così, davanti a una platea magari in diretta Tv, sembra facile facile – spiegano fonti vicine al ministro – Poi quando passi dalle parole alla realtà ti accorgi degli effetti perversi che quello scambio può procurare». Per esempio? Per esempio il fatto che circa la metà degli interventi «a pioggia» (cioè proprio quelli presi di mira) va a sud, mentre gran parte degli sgravi andrebbero a nord. Insomma, alla fine a pagare lo scambio sarebbero le aree più svantaggiate e lo svantaggio paradossalmente aumenterebbe, visto che il nord a quel punto avrebbe anche il vantaggio del fisco più snello. A questo punto è chiaro che nella scelta dei tagli si andrà avanti con i piedi di piombo. L’altro effetto della proposta Montezemolo è che in certa misura si avvantaggerebbero le grandi. Il governo, infatti, non è intenzionato ad eliminare gli aiuti per ricerca e innovazione, che vanno in gran parte ai gandi gruppi. Anche in questo caso si creerebbe una distorsione: meno tasse e più incentivi da una parte, mentre dall’altra, cioè sul fronte dei piccoli, ci sarebbe solo il taglio Ires.

          Il contropartita per i piccoli sta tutta nel cosidetto «forfettone», cioè il modello allo studio alle Finanze per semplificare il versamento alle imprese marginali (sotto i 30mila euro): un solo versamento che riunisca tutte le tasse (Irpef, Ires, Irap e Iva). Una semplificazione che farebbe risparmiare tempo e anche le spese per il commercialista. Quanto al taglio dell’Ires, ci si concentrerà soprattutto con le conclusioni della commissione guidata da Salvatore Biasco. Il modello tedesco (e non solo) prevede l’allargamento delle basi imponibili. «Eliminando la deducibilità degli interessi passivi al 50% – spiega Biasco – si recupererebbero dai 2,5 ai 3 miliardi, cioè 3 punti di Ires. A questi si potrebbe aggiungere una quota di incentivi. ma non dovrebbe mancare anche una parte di vera detassazione. Anche le imprese vogliono sentire che i risultati della lotta all’evazione vanno agli onesti». Lo sgravio puro non dovrebbe superare un miliardo. In ogni caso il taglio dell’aliquota (anche con il recupero del gettito con le basi imponibili) va fatto per stare dietro alla corsa innescata da un po’ tutti i Paesi europei. «È un fenomeno solo europeo – continua Biasco – altrove non ècosì. Sta di fatto che la Germania si attesta al 30%, l’Austria al 25%, per non parlare dei nuovi entrati. L’Ungheria sta studiando addirittura il 10%». Ma ad essere leggere sono solo le aliquote, non il gettito. «In effetti con questo sistema si ottiene una illusione ottica, che però può avere effetti sull’attrazione dei capitali. – spiega Biasco con una battuta – Se c’è cascato anche Montezemolo che continua a parlare del taglio di 8 punti in Germania, allora vuol dire che funziona». In ogni caso questo «giochetto» sulle basi imponibili interessa molto le multinazionali, che decidono di traferire le voci nei Paesi dove conviene. L’ideale sarebbe fare profitti in Gran Bretagna (6% di imposizione) e costi in Italia (interamenti dedotti).