«Tassare le rendite e i patrimoni»

08/07/2004



8 Luglio 2004

«Tassare le rendite e i patrimoni»

Epifani: se c’è la crisi elezioni anticipate piuttosto che un governo istituzionale

Marco Tedeschi


MILANO Meglio le elezioni anticipate piuttosto che ipotesi pasticciate di governi istituzionali. Il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani alla riunione del comitato direttivo dell’organizzazione di ieri ha detto chiaramente che la crisi che si prospetta attorno all’affare Tremonti, potrà essere risolta solo «col ricorso democratico al popolo e al voto».

Ha definito «abnorme» e «inaccettabile» la concentrazione dei poteri nella persona del premier dopo l’assunzione dell’interim del ministero dell’Economia e ha chiesto una verifica della crisi in Parlamento. «Non tocca a noi – ha aggiunto – essere coloro che propongono una via d’uscita. Ma è evidente che, per quello che ci riguarda come rappresentanza sociale, non possiamo che chiedere un andamento ed una verifica della crisi fatte sul fronte della rappresentanza dei poteri del Parlamento, un’assunzione comunque di responsabilità di chi ha avuto il mandato democratico e di chi potrà, se lo otterrà, ricevere il mandato parlamentare. Ma è evidente, per quello che ci riguarda, che se questo non dovesse consumarsi, sia da preferire a pasticci di governi istituzionali o di altro segno, il ricorso democratico al popolo e al voto».


Epifani ripete quello che per tante volte, in assoluta solitudine, il sindacato ha detto in questi anni: i problemi del Paese si sono aggravati e adesso «molti commentatori scoprono che la finanza è allo sfascio». La cosiddetta «finanza creativa» di Tremonti ha solo rimandato i problemi e adesso «siamo arrivati alla resa dei conti, aggravata dal peso degli obblighi internazionali e dall’assenza di una politica che sia insieme di rigore e di sviluppo». Per uscire dalle difficoltà finanziarie occorre mettere in campo anche i «patrimoni finanziari e abitativi che rappresentano la ricchezza del nostro paese» perchè «se ci limitiamo unicamente a toccare i fattori che compongono il reddito, finiamo immediatamente per incidere o sull’occupazione, o sullo sviluppo o sull’impresa o sullo stato sociale».


Epifani rivendica la giustezza delle «priorità di valutazioni e di proposta e di iniziativa» indicate nella piattaforma unitaria dell’Eur che, dice, «secondo me conserva, anzi, accentua, alla luce di queste contraddizioni, il proprio carattere anche di programma e di politica rivendicativa di altro segno rispetto alle scelte che il governo ha fatto e probabilmente fara». Ma, sottolinea, «penso che dovremo aggiungere a questo una riflessione più compiuta sulle proposte di carattere fiscale.


E in modo particolare penso che non si possa uscire nè con questo governo, nè domani con un altro governo, da questa difficoltà finanziaria se non mettiamo in campo qualcosa che va oltre il reddito che si genera anno dopo anno, cioè se non mettiamo in campo anche il valore di quelle otto volte del nostro reddito nazionale che è rappresentato da patrimoni finanziari e abitativi».


Il vero fallimento dell’azione di governo, secondo Epifani, sta «nell’avere sprecato e bruciato la possibilità di continuare su una politica virtuosa di risanamento finanziario» e «nell’avere immaginato una fase nella quale le risorse nuove avrebbero garantito questo proseguo del risanamento. Siamo ritornati -aggiunge- con una riduzione dell’attivo del nostro bilancio pubblico che probabilmente ci riporta a sette o otto anni fa e se dovesse ripartire – come ho detto- la spesa per interessi, il risultato combinato fa ripiombare esattamente nel punto più delicato e più di emergenza che la finanza pubblica ha dovuto affrontare dieci anni fa».


Per questo, sostiene il leader della Cgil, «non mi stupisco del fatto che le grandi organizzazioni degli interessi del settore dell’impresa abbiano ripetutamente negli ultimi tempi, negli ultimi anni fino alle ultime settimane così visibilmente preso le distanze da quello che non andava di questa politica».