Tassa sui turisti, gli hotel pronti alla serrata

27/01/2011

ROMA – Caro turista, vattene. Non venire in Italia il 17 marzo di quest´anno: che tu sia straniero, o decida di festeggiare i 150 anni dell´unità nazionale con un bel fine settimana di vacanza, rischi di non trovare un letto per dormire. Le porte degli alberghi saranno chiuse, niente camere con vista, niente soffice e rassicurante brusio delle hall, niente prime colazioni a buffet .
Quel giovedì, per il turismo italiano sarò un giovedì nero: gli albergatori sciopereranno e non accetteranno prenotazioni. Chiaramente gli ospiti già presenti non saranno cacciati e come sempre saranno riveriti e coccolati, ma non ci saranno nuovi ingressi. I clienti che telefoneranno per riservare una stanza a partire da quel giorno, saranno gentilmente invitati a spostare di ventiquattro ore l´inizio del loro «ponte» festivo, uno dei pochissimi che il 2011 riserva, creato in via eccezionale per i 150 anni dell´Italia.
L´introduzione della tassa di soggiorno prevista dal federalismo ha creato il paradosso: gli albergatori che dicono «no grazie» al turista in arrivo. A tanto è arrivato il nervosismo del settore che non vuole applicare questa nuova tassa e che da anni chiede , semmai, di abbassare quelle che già ci sono. A partire dall´Iva, più alta in Italia che negli altri paesi europei.
Ora la tassa di soggiorno ha fatto esplodere la rabbia e il malcontento. Le tre associazioni di categoria del settore (Confindustria Hospitality, Federalberghi e Assoturismo) sono d´accordo: le imprese non possono fare la concorrenza gli altri paesi quando il carico fiscale a loro carico è del 31 per cento contro una media Ue del 24. Italica bellezza e città d´arte non bastano più. E dalla protesta, se la tassa di soggiorno non sarà ritirata dal decreto, si passerà ai fatti.
A lanciare l´idea dello sciopero è stata l´assemblea di Federalberghi-Confturismo, che inviterà i 34 mila hotel italiani a non accettare prenotazioni per il 17 marzo: se così fosse – considerato che per quel giorno si prevede un afflusso di due milioni di turisti – fra tassazione diretta e indiretta lo Stato, assicurano, potrebbe perdere circa 100 milioni di gettito. «La strada imboccata è un vicolo cieco – commenta il presidente Bernabò Bocca – consentirà ai comuni di fare cassa, ma potrebbe assestare il colpo finale ad un settore che nel 2010 ha già perso il 2,4 per cento dei posti di lavoro». Più soft la protesta degli alberghi di lusso e delle catene legate a Confindustria (circa 250 mila): il loro sarà uno sciopero bianco. «Con Federalberghi siamo uniti nella lotta – precisa la presidente Elena David – ma ognuno ha la sua storia: quel giorno metteremo una coccarda tricolore nei nostri hotel. Segno di appartenenza ad un paese che tuttavia non mostra di credere alla nostra attività».