Tassa su pc e telefonini, soldi alla Siae l´hi-tech rischia un´ondata di aumenti

15/01/2010

ROMA – Cellulari che fanno ascoltare canzoni. Pennette per computer che trasportano video. Decoder che registrano partite e film. Sono i "giocattoli" tecnologici che riproducono le opere artistiche. Sempre più diffusi e potenti. Su queste meraviglie della tecnologia, un decreto del governo impone una "tassa". Impone cioè un contributo per ogni giocattolo costruito. A pagare saranno le aziende che producono questi supporti. A incassare i soldi sarà la Siae, società che tutela artisti, autori, editori.
La "tassa", in realtà, esisteva già. Ma colpiva al massimo i videoregistratori o i Cd vergini, sui cui masterizzare le canzoni. Ora il ministero per i Beni Culturali – che decide sulla materia – allarga i confini del provvedimento. Al suo interno finiscono strumenti tecnologici avanzati: tutti i computer, i pen drive, i telefonini multimediali, i decoder che permettono di registrare una partita o un film (come quelli di Sky).
La spesa ricadrà sulle aziende che producono questi supporti tecnologici. Pagano loro, insomma. Non a caso, da dicembre, si è fatta sentire – con toni accesi di protesta – la Asstel, cioè l´associazione confindustriale che raccoglie tutte le imprese del settore. Ma la novità avrà un impatto a cascata – forse – anche sulle famiglie, sui giovani? La possibilità esiste. Saremo noi tutti a pagare la "tassa" se i produttori delle tecnologie decideranno di scaricarla sul consumatore finale, su chi va a comprare un telefonino o un computer.
Nella relazione tecnica che accompagna il decreto, il governo giura di aver tenuto presente questo rischio. Gli importi della "tassa", dunque, sarebbero in linea con quelli esistenti in tutti i Paesi europei. E´ davvero così? In alcuni casi, le somme sono simboliche. Che cosa saranno mai i 10 centesimi che i produttori pagheranno su una "pennetta" che contiene dati fino a quattro Giga? In altri casi, il contributo è ben più consistente. I lettori Mp3 più potenti sono gravati, ad esempio, per 9,66 euro; mentre i decoder vanno da un minimo di 6,44 euro ad un massimo di 29.
In questo clima, il governo deve registrare una mobilitazione contro un altro suo provvedimento. E´ il decreto legislativo di Natale famoso perché taglia la pubblicità su Sky, la aumenta alle reti gratuite (come Mediaset), mentre impone nuovi vincoli ai siti Internet sul fronte dei diritti d´autore. Il decreto riduce anche i contributi ai produttori indipendenti di film e fiction.
Contro il provvedimento si sono mossi ieri Gentiloni e Vita del Pd, Rao dell´Udc, Donadi dell´Italia dei Valori, e Giulietti (Articolo 21). Chiedono che il decreto sia ritirato o quantomeno corretto, mentre Sassoli (Pd) presenta una interrogazione al Parlamento Europeo. Intanto Miceli (Cgil) chiama allo sciopero i lavoratori del settore cine-audiovisivo per martedì 19. Si mobilitano – a difesa dell´industria del film e della fiction – anche "100autori", poi l´Associazione Autori Cinematografici, l´Apt di Fabiano Fabiani, l´Associazione Registi Tv, la Sact (Scrittori Associati di Cinema e Televisione). Il viceministro Romani, padre del decreto, si difende: «Recepiamo le norme europee» sul settore. Poi una timida apertura ai produttori di film e fiction: «Miglioreremo le regole che li riguardano».